FOCUS: in Piemonte ripresa produzione, ma pesano i rincari energetici (Confindustria)
08/10/2026 20:07
FOCUS: in Piemonte ripresa produzione, ma pesano i rincari energetici (Confindustria)
MILANO (MF-NW)--Dall'indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, che raccoglie le risposte arrivate da circa 1.200 imprese nel mese di settembre, arrivano attese in miglioramento per occupazione (saldo ottimisti/pessimisti pari a +10,7%, +4,4 punti), produzione (+6,7%, +4,4 punti) e ordini totali (+5,5%, +3,9 punti). Restano negativi, ma in recupero, i saldi di export(-1,5%) e redditività (-6,1%). Come già in passato, il traino arriva dal terziario (produzione +16,0%, ordini +15,7%), ma l'industria torna in terreno positivo sulla produzione (+2,3%, dopo il -1,5% del terzo trimestre) pur continuando a soffrire sul fronte dei margini (-10,7%). Sale lievemente la propensione a investire, che interessa il 74,8% delle rispondenti (+1,2 punti. Il tasso di utilizzo di impianti e risorse resta stabile al 77,6%, mentre scende leggermente il ricorso alla CIG, attivata dal 7,5% dei partecipanti all'indagine (-0,5 punti) e dal 10,0% delle imprese manifatturiere. Torna a crescere in modo marcato la preoccupazione per i costi. Il 77% delle imprese prevede aumenti significativi dei prezzi dell'energia, il dato sale di 20 punti rispetto al trimestre precedente, con una quota che sale all'80% nell'industria. In aumento anche le attese di rincari per materie prime (64%, +7,9 punti) e logistica e trasporti (74,7%, +10,8 punti). "L'analisi dei dati di questa indagine congiunturale deve essere positiva nella contingenza ma non possiamo negare come i dati tendenziali contengano vari elementi di allarme, a cominciare dal costo dell'energia e dei carburanti. Noi imprenditori stiamo conservando produzione e occupazione in uno scenario che però non fornisce alcuna garanzia. Perché se da un lato le forniture di materie prime sono più stabili, dall'altro il costo per riceverle è salito e si riverbera su margini e costi di produzione. Nella manovra di bilancio sarà prioritario quindi garantire piena agibilità e stabilità alle soluzioni che verranno introdotte sui prezzi di energia e carburanti, così da non fermare gli investimenti e il credito delle imprese, garantendo la competitività e lo sviluppo della nostra industria", dichiara Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte. Nelle risposte delle imprese all'indagine, si conferma lo scostamento tra le attese delle aziende di grandi dimensioni (con oltre 50 dipendenti) che esprimono attese sulla produzione più favorevoli (saldo +9,1%), rispetto a quelle più piccole, che si rivelano più caute (saldo pari a +5,6%). Passando all'analisi settoriale, il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione delle imprese che hanno risposto all'indagine, torna in territorio positivo (saldo sulla produzione +2,3%, dal -1,5% dello scorso trimestre). Va tuttavia notato che il recupero è trainato da pochi comparti, mentre i settori a più alta intensità energetica continuano a scontare gli effetti dei rincari legati alla crisi in Medio Oriente. La metalmeccanica, il principale aggregato dell'industria regionale, torna a un saldo positivo per la prima volta dopo 12 trimestri. Al suo interno il quadro è eterogeneo: positive le attese dell'industria elettrica (+20,8%, con un balzo di oltre 17 punti), che beneficia degli investimenti in elettrificazione e reti; migliorano i macchinari e apparecchi (+8,8%, +6 punti), su cui incidono presumibilmente gli incentivi all'investimento. Rimangono in territorio negativo automotive (-3,0%), metallurgia (-11,9%) e i prodotti in metallo (-4,3%), comparti particolarmente esposti al costo dell'energia. Tra gli altri comparti manifatturieri spiccano le performance dell'alimentare, che segna il saldo più elevato (+21,7%, dal +5,6% dello scorso trimestre), sostenuto anche dalla consueta stagionalità di fine anno e del cartario-grafico (+16,7%, dal +3,8%). Attese positive per gomma-plastica (+2,2%) e edilizia e impiantisti (+4,6%), mentre segnali di ripresa arrivano dal tessile-abbigliamento, che torna positivo (+4,9%, dal -9,4%). Il caro-energia pesa sulla chimica, che scende in territorio negativo (-8,1%, dal pareggio del terzo trimestre), così come le manifatturiere varie (-5,1%). Nel terziario il miglioramento è diffuso. L'ICT registra il saldo più alto (+19,4%, in crescita di 6,3 punti), seguito dai servizi alle imprese (+16,3% in aumento di 3,5 punti) e dagli altri servizi (+17,8% +6,1 punti rispetto allo scorso trimestre), dalle utility (+15,8%, dal +11,1% della scorsa rilevazione). Il recupero più marcato riguarda commercio e turismo, che passa dal +1,6% al +10,8%, sostenuto dalla stagione delle festività, anche se l'inflazione in risalita e il rialzo dei tassi potrebbero frenare i consumi delle famiglie nei prossimi mesi. Bene anche i trasporti, che si confermano positivi (+12,5%) nonostante il rialzo dei costi di carburante e logistica. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
Istat: in Trentino-Alto Adige le famiglie spendono oltre il 70% in più di quelle in Puglia
08/10/2026 19:34
Istat: in Trentino-Alto Adige le famiglie spendono oltre il 70% in più di quelle in Puglia
ROMA (MF-NW)--Nel 2025 la regione con la spesa media mensile più elevata si conferma il Trentino-Alto Adige (3.444 euro), seguita da Umbria (3.257 euro), Valle d'Aosta (3.191 euro) ed Emilia-Romagna (3.159 euro), mentre Calabria e Puglia sono quelle con la spesa più contenuta, rispettivamente 2.042 e 1.975 euro mensili. Le regioni che mostrano, rispetto al 2024, un significativo aumento della spesa per consumi sono le Marche (+25,2%), dove si passa da 2.463 a 3.084 euro mensili, e la Sardegna (+10,7%), dove l'esborso mensile sale da 2.195 a 2.431 euro. In termini di composizione, spiega l'Istat, in Trentino-Alto Adige si registrano le quote più elevate di spesa totale destinate a Servizi di ristorazione e di alloggio (8,7%, a fronte del 5,9% osservato a livello nazionale) e per Ricreazione, sport e cultura (4,8% contro il 3,8% a livello Italia). In questa regione si osserva anche il peso più contenuto della spesa per Prodotti alimentari e bevande analcoliche (16,1%), quota che raggiunge il massimo in Calabria (28,9%). Anche nel 2025, come nei due anni precedenti, le famiglie che spendono di più si confermano essere quelle residenti nei comuni centro di aree metropolitane (2.991 euro mensili), seguono le famiglie nei comuni periferici delle aree metropolitane e nei comuni con almeno 50 mila abitanti (2.804 euro). I livelli di spesa più contenuti (2.704 euro) si osservano nei comuni più piccoli (fino a 50mila abitanti), dove si spende circa il 9,6% in meno rispetto alle aree metropolitane (era il 12% in meno nel 2024). vs fine MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)