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PUNTO DEL MATTINO AMERICANO: 2 MARZO 2026
02/03/2026 12:46
PUNTO DEL MATTINO AMERICANO: 2 MARZO 2026
MILANO (MF-NW)--I futures sui principali indici azionari statunitensi trattano in calo, dopo che gli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele, seguiti dalle ritorsioni iraniane, hanno accresciuto il rischio di un conflitto su larga scala in Medio Oriente, innescando un forte rialzo dei prezzi del petrolio. Nel dettaglio, quello sul Dow Jones lascia sul terreno l'1,07% e quello sull'S&P 500 lo 0,98%. "Il mercato apre con una tipica dinamica risk-off in occasione degli shock geopolitici: indici azionari in ribasso, dollaro forte e petrolio e preziosi in rialzo. L'entità della reazione è condizionata dalla memoria del mercato sui precedenti esiti di questo tipo di shock", commentano gli strategist di Mps. "Tipicamente, la fase di downside è limitata e di breve durata. Chiaramente, questo è vero ex-post, ma ex-ante, in occasione di ogni episodio, gli interrogativi sono molteplici ed esiste sempre la possibilità che le cose vadano in una direzione fortemente negativa", continuano gli esperti. In questo contesto, prezzi del greggio statunitense sono saliti del 7,4%, poiché gli investitori temono che lo scontro possa degenerare in una guerra più ampia che interrompa le forniture dallo Stretto di Hormuz. "Anche se siamo ancora nelle prime fasi e la situazione si sta sviluppando rapidamente, non sembra che questa azione militare sarà breve e di rapida conclusione", avverte Warren Patterson di Ing. "Il Brent potrebbe arrivare subito nella fascia di 80-90 dollari al barile, con il rischio di ulteriori aumenti verso 100 dollari al barile e, nel peggiore dei casi, fino a 140 dollari al barile, se dovessimo assistere a interruzioni significative e prolungate dell'offerta di petrolio", puntualizza l'esperto. DATI 15:45 USA Pmi manifatturiero finale febbraio 16:00 USA Ism manifatturiero febbraio AZIONI Berkshire ha chiuso il quarto trimestre del 2025 - l'ultimo sotto la guida di Warren Buffett come ceo - con un calo dell'utile operativo dovuto principalmente a una debole performance del suo business assicurativo. Nel periodo, l'utile operativo si è attestato a 10,2 miliardi di dollari, in calo di oltre il 29% rispetto ai 14,56 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. A pesare sul risultato è stata una flessione degli utili derivanti dalla sottoscrizione assicurativa, in discesa del 54% rispetto allo scorso anno da 3,41 a 1,56 miliardi di dollari. Nel frattempo, i guadagni derivanti dagli investimenti assicurativi sono scesi di quasi il 25% a 3,1 miliardi di dollari. VALUTE Il dollaro ha registrato un forte apprezzamento. L'indice del biglietto verde è risalito sopra la soglia di 98, allontanandosi ulteriormente dal minimo di fine gennaio a 95,551, mentre il prezzo del Brent è balzato fino a un massimo di 82,37 dollari nella notte. "È probabile che gli operatori di mercato continuino a incorporare un premio per il rischio geopolitico nel prezzo del petrolio nel prossimo futuro. Come abbiamo già evidenziato, un rialzo più ampio e duraturo dei prezzi dell'energia comporta rischi al rialzo rispetto al nostro scenario di un dollaro Usa più debole", commenta Lee Hardman, Senior Currency Analyst di Mufg Bank. "Le economie asiatiche ed europee saranno colpite più duramente dallo shock negativo sui termini di scambio derivante dall'aumento dei prezzi energetici rispetto all'economia statunitense, e prezzi dell'energia più elevati ridurranno probabilmente il margine della Fed per ulteriori tagli dei tassi quest'anno", prosegue l'esperto. Questi fattori positivi dovrebbero compensare l'impatto negativo causato da un aumento dell'incertezza della politica statunitense. "La nostra previsione di un dollaro più debole si basava sull'ipotesi che la Fed avrebbe ridotto i tassi di altri 50-75 punti base quest'anno, ma ciò sarà più difficile da giustificare se l'inflazione negli Stati Uniti dovesse rimanere più alta più a lungo", spiega Hardman. "L'ultima volta che si è verificato uno shock significativo dei prezzi energetici è stato all'inizio del conflitto in Ucraina, nei primi mesi del 2022, e in quell'occasione l'indice del dollaro si è rafforzato bruscamente di quasi il 20% tra febbraio 2022 e settembre 2022", commenta l'esperto. "Pur non aspettandoci questa volta un movimento rialzista di entità analoga per il dollaro, ciò rappresenta un chiaro esempio del potenziale di apprezzamento della valuta statunitense", conclude Hardman. OBBLIGAZIONI I rendimenti dei Treasury trattano in rialzo. Il costo di finanziamento del biennale è al 3,42%, quello del decennale è al 3,972% e quello del trentennale al 4,637%. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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ANNULLA..MARKET DRIVER: rischi pressione al rialzo su inflazione Usa (Man Group)
02/03/2026 12:41
ANNULLA..MARKET DRIVER: rischi pressione al rialzo su inflazione Usa (Man Group)
(CORREZIONE DALLA FONTE: si prega di annullare il market driver delle 10h37) alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 2 MARZO 2026
02/03/2026 12:40
PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 2 MARZO 2026
MILANO (MF-NW)--Le Borse europee trattano in calo mentre gli effetti degli attacchi di Stati Uniti e Israele all'Iran si ripercuotono sull'economia globale. L'Euro Stoxx 50 lascia sul terreno il 2%, con ribassi per compagnie aeree, banche, assicurazioni e settori sensibili ai consumi, mentre le azioni della difesa trattano perlopiù in rialzo. Gli analisti di Citi osservano poi che le aziende produttrici di sistemi di difesa aerea potrebbero attirare l'interesse degli investitori. Il conflitto si è esteso includendo Hezbollah in Libano, ma Hong Leong Investment Bank prevede che lo scontro sarà di breve durata, stimando che l'aumento dei prezzi del petrolio sarà temporaneo e tornerà nella fascia 60-70 dollari al barile. Tuttavia, i retailer europei potrebbero risentirne, secondo Rbc Capital Markets, poiché l'aumento di petrolio ed energia potrebbe ridurre la spesa dei consumatori. Anche il settore del lusso subirà pressioni, con le azioni in calo nella seduta odierna, sottolineano da Vontobel. "Il prezzo del Brent ha finora reagito in modo relativamente moderato alla guerra in Medio Oriente e alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Se il conflitto durasse solo poche settimane, l'economia tedesca e quella dell'Eurozona non ne risentirebbero in modo significativo. Se invece la guerra dovesse protrarsi per diversi mesi, l'inflazione nell'Eurozona probabilmente aumenterebbe di almeno un punto percentuale e la crescita economica sarebbe di qualche decimo di punto percentuale più bassa, con conseguenze dolorose. Si presume, tuttavia, che la guerra sarà di breve durata", affermano gli economisti di Commerzbank. Sul fronte macroeconomico, intanto, il settore manifatturiero dell'Eurozona ha registrato a febbraio la prestazione più forte da quasi quattro anni, con un nuovo aumento dei nuovi ordini che ha favorito una vigorosa espansione della produzione industriale. Anche le aspettative sulla produzione per il prossimo anno si sono rafforzate, con le aziende manifatturiere che hanno riportato il livello di ottimismo maggiore riguardo alle prospettive di crescita dal febbraio del 2022. Detto questo, ci sono stati ulteriori segnali di maggiori pressioni sui prezzi, poiché l'inflazione dei costi dei beni è accelerata per il terzo mese consecutivo, raggiungendo il valore massimo da oltre tre anni. I prezzi di vendita delle aziende manifatturiere, di conseguenza, sono aumentati e in una misura che non si osservava da marzo del 2023. Tirando le somme, il Pmi manifatturiero dell'Eurozona è salito dai 49,5 punti di gennaio ai 50,8 di febbraio, con l'indice principale che ha segnalato l'espansione maggiore delle condizioni operative delle aziende manifatturiere dell'area euro dal giugno del 2022. Sei degli otto Paesi monitorati hanno infatti registrato a febbraio valori del Pmi manifatturiero in salita, il massimo dal novembre scorso. Tale dato include la Germania, che ha riportato il miglioramento più netto delle condizioni operative delle aziende manifatturiere da quasi quattro anni. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Borsa Mumbai: Sensex chiude a -1,29% a 80.238,85 punti
02/03/2026 12:38
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MARKET DRIVER: M.O., ecco l'impatto sulle utility
02/03/2026 12:35
MARKET DRIVER: M.O., ecco l'impatto sulle utility
MILANO (MF-NW)--Focus di Equita Sim sulle utility con l'inasprirsi della situazione in Medio Oriente. "Il blocco dello Stretto di Hormuz", commentano gli analisti, "ha un impatto rilevante sui mercati gas internazionali. Nello Stretto passa infatti circa il 20% dei flussi Lng globali in particolare dal Qatar e in misura minore dagli UAE. Circa l'80-85% dei flussi dallo Stretto ha come destinazione i mercati asiatici e il 15% circa ha come destinazione l'Europa con potenziali ripercussioni quindi sulle principali piazze (TTF/PSV) prevalentemente sulle quotazioni di import Lng (30% del totale in Italia di cui il 40-45% dal Qatar). Un incremento di 10 euro/MWh sul prezzo TTF/PSV (circa 30%) ha un potenziale impatto di circa 20 euro/MWh sul prezzo dell'energia elettrica, che ovviamente dipende anche dalla durata dei blocchi navali e dell'escalation in Iran. I più esposti nel breve all'aumento dei prezzi dell'elettricità sono le società Res (idroelettrico, geotermico, wind e solar), con una sensitivity Ebitda (senza coperture) a 10 euro/MWh di prezzo energia, pari al 3% per Erg, all'1,5% per A2A, all'1% per Iren e allo 0,5% per Enel (sui business Italia). Da segnalare tuttavia che negli anni passati l'effetto positivo per le Res è stato sterilizzato dall'intervento governativo, attraverso l'imposizione di un price cap alle produzioni non coperte da incentivi durante le fasi di emergenza. Potenzialmente problematica invece l'esposizione dei produttori termoelettrici (Enel, A2A, Eni, Edison) in caso di mancanza flussi di approvvigionamento a servizio delle vendite fwd già chiuse (di cui una parte significativa viene approvvigionata sui contratti Lng)". pl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)