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Mercati: i dati macro italiani ed esteri di domani (Mps)
09/09/2026 21:10
Mercati: i dati macro italiani ed esteri di domani (Mps)
MILANO (MF-NW)--Il calendario dei dati macroeconomici di domani, sulla base delle indicazioni degli strategist di Mps: GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE 09:00 SPAGNA Produzione industriale luglio 10:00 ITALIA Produzione industriale luglio 13:00 TURCHIA Meeting banca centrale 14:15 BCE Decisione sui tassi 14:30 USA Prezzi alla produzione agosto 14:30 USA Sussidi di disoccupazione 14:45 BCE Conferenza stampa Lagarde 16:00 USA Vendite case esistenti agosto 16:30 USA Scorte settimanali di gas naturale 18:00 USA Dati Eia su scorte e produzione di greggio 19:00 USA Asta Treasury 30 anni (22 mld usd) #Per ulteriori dettagli il calendario è consultabile al seguente link: https://www.mps.it/mpscs/it/analisi-finanziaria/market-movers/index.html alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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FOCUS: scorte di gas in Europa a minimi storici, per Algebris servono 11,6 mld
09/09/2026 19:04
FOCUS: scorte di gas in Europa a minimi storici, per Algebris servono 11,6 mld
MILANO (MF-NW)--L'Europa non era mai entrata nel mese di settembre con livelli di stoccaggio del gas così contenuti. Il Regolamento europeo sugli stoccaggi fissa un obiettivo di riempimento del 90% per l'intera Unione, da raggiungere tra il 1° ottobre e il 1° dicembre. Sono ammessi scostamenti fino a 10 punti percentuali, con un'ulteriore flessibilità di 5 punti in caso di condizioni di mercato sfavorevoli. Questo porta la soglia operativa vincolante all'80% in condizioni normali e al 75% nei casi più estremi. SCORTE UE AL 65,9%: MINIMO STORICO Al 2 settembre gli stoccaggi Ue erano pieni al 65,9%, il valore più basso mai registrato in questa data dall'inizio della serie storica, nel 2011. Per un confronto, sottolinea Silvia Merler, head of Responsible Investment & Policy Research di Algebris, nello stesso periodo del 2025 il livello era al 78,3%, mentre la mediana del periodo 2015-2024 si attestava all'88%. Il dato attuale è inferiore persino a quello di inizio settembre 2021 (67,9%) quando la Russia non aveva ancora invaso l'Ucraina e il gas non era ancora diventato una priorità geopolitica per Bruxelles. Come si spiega? "Il dato aggregato Ue è determinato in gran parte dalla carenza di stoccaggi in Germania. Il Paese gestisce il più grande sistema di stoccaggio d'Europa, con una capacità di 246,5 TWh pari al 22% del totale Ue. A fine agosto il livello di riempimento era solo al 51%, contro il 69% dello stesso periodo dell'anno precedente", osserva Silvia Merler. In parte, chiarisce l'esperta, il problema deriva dal fatto che la Germania è entrata nella stagione di iniezione 2026 con stoccaggi già vicini al 20% dopo un inverno rigido. Ma è probabile che i fattori regolamentari abbiano avuto un peso ancora maggiore. Il governo tedesco ha infatti eliminato due meccanismi che dal 2022 avevano contribuito a riempire gli stoccaggi nazionali. L'obiettivo per novembre è stato abbassato dal 90% al 70%, e da gennaio 2026 è stato eliminato il prelievo che finanziava gli acquisti sostenuti dallo Stato. Ad agosto il ministero dell'Economia tedesco ha dichiarato che un riempimento tra il 60% e il 70% a inizio inverno sarebbe sufficiente, e che spetta agli operatori di mercato riempire gli stoccaggi nazionali. "Il mercato, tuttavia, non è intervenuto. Il motivo è semplice: non è conveniente farlo. La curva forward del gas è piatta per tutto l'inverno, quindi acquistare oggi per rivendere a gennaio", sostiene Silvia Merler, "significherebbe accettare una perdita certa". I CAPRICCI DEL METEO Nel frattempo Eurostat sta monitorando i cosiddetti "gradi giorno di riscaldamento" (HDD), un indicatore che misura quanto e per quanto a lungo le temperature scendono sotto la soglia che fa scattare il bisogno di riscaldamento, calcolato per l'Ue ponderando i dati dei singoli Paesi in base alla popolazione. Ebbene i dati mostrano che, a livello europeo, gli ultimi tre inverni sono stati tra i più caldi degli ultimi 45 anni. Se questa tendenza dovesse confermarsi anche nel 2026, un livello di stoccaggio del 70-75% permetterebbe all'Europa di chiudere marzo con gli stoccaggi in area 20-25%, alleggerendo così la pressione sul successivo riempimento. "Il meteo resta, però, molto incerto e un inverno più freddo del previsto potrebbe far scendere gli stoccaggi sotto il 10% a fine stagione, a meno che non intervenga una compressione della domanda", avverte l'esperta di di Algebris. L'80% ENTRO NOVEMBRE? NECESSARIE INIEZIONI SENZA PRECEDENTI Detto questo, le iniezioni nel 2026 procedono con un ritardo del 16% rispetto allo scorso anno in termini assoluti, e centrare l'obiettivo europeo partendo dal livello attuale del 66% richiederebbe iniezioni per 14,2 punti percentuali nei 60 giorni che separano il 9 settembre dal 1* novembre. Per un confronto, la maggior iniezione mai registrata in una finestra temporale equivalente fu di 13,9 punti percentuali nella corsa al riempimento dell'autunno 2022. Quest'operazione dovrebbe, inoltre, avvenire in un contesto di offerta più tesa, con i conflitti in corso che continuano a pesare sui prezzi dell'energia: il gas europeo tratta ora sopra 78 euro a MWh, il livello più alto dal 2023. ALGEBRIS: INVERNO PIÙ COSTOSO, SERVONO 11,6 MILIARDI Le iniezioni hanno accelerato nell'ultima settimana, superando i 3.200 GWh al giorno. Questo migliora il quadro nel breve termine, "ma potrebbe non bastare a centrare l'obiettivo aggregato Ue, dato che lo storico stagionale mostra come il ritmo delle iniezioni tenda a rallentare nel corso di ottobre", avverte Silvia Merler. L'Europa ha già speso 4,5 miliardi di euro in più rispetto alla stessa data dello scorso anno per riempire gli stoccaggi, pari al 26% di spesa in più per il 15% di gas in meno. Guardando alla curva forward, l'inverno 2026/2027 è attualmente prezzato piatto, da 72,44 euro/MWh a ottobre a 71,36 euro/MWh a gennaio. "Valorizzando le iniezioni necessarie a raggiungere l'obiettivo dell'80% sulla base della curva forward, con ottobre a 72,44 euro/MWh, il costo implicito sarebbe di 11,6 miliardi di euro, circa il doppio di quanto l'Ue ha pagato lo scorso anno per lo stesso volume di gas", calcola Merler. Guardando al 2027, i prezzi di mercato riflettono l'aspettativa che gli attuali conflitti restino congelati in una fase di stallo, senza una risoluzione ma anche senza una nuova escalation. I contratti forward per l'estate e l'inverno 2027 trattano infatti in un range di 42-48 euro/MWh, un livello che indica come il mercato si attenda una normalizzazione e non stia scontando un premio strutturale di scarsità per il prossimo anno. Quest'ipotesi, conclude Merler, dipende in larga misura dagli sviluppi in Ucraina e in Medio Oriente: una riapertura dello Stretto di Hormuz eliminerebbe probabilmente in tempi rapidi gran parte del premio attualmente presente nei prezzi, mentre nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche spingerebbero i prezzi ben oltre i livelli attuali. Gli ultimi cinque anni hanno dimostrato che la geopolitica può essere più imprevedibile del meteo e per l'Europa, che non ha ancora raggiunto l'indipendenza energetica, lo stesso vale anche per la bolletta del gas. fra (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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WALL STREET: commento di metà seduta
09/09/2026 18:48
WALL STREET: commento di metà seduta
MILANO (MF-NW)--I listini azionari Usa proseguono la seduta in territorio negativo, appesantiti dagli aumenti del prezzo del petrolio e dei rendimenti dei Treasury. Nel dettaglio, il Dow Jones scende dello 0,8%, l'S&P 500 dello 0,55% e il Nasdaq Composite dello 0,8%. "L'escalation in Medio Oriente riporta il Brent sopra i 100 dollari al barile e alimenta i timori di un'ulteriore interruzione del traffico ad Hormuz. Sono infatti proseguiti gli attacchi reciproci Iran-Usa sulle petroliere e infrastrutture energetiche e questo rischia di mantenere i prezzi elevati ancora per molto tempo con conseguenze sull'economia" affermano gli strategist di B.Mps. Secondo Deutsche Bank, i mercati sembrano procedere a rilento questa settimana, poiché l'aumento dei prezzi dell'energia smorza la propensione al rischio. "Con le pressioni inflazionistiche in continuo aumento, anche altre classi di attività hanno continuato a esercitare pressione", aggiunge. L'inflazione è attualmente al centro dell'attenzione perché venerdì è prevista la pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo di agosto. Quanto alla politica monetaria, secondo la Cnbc, la decisione sui tassi d'interesse della Fed della prossima settimana potrebbe dipendere da pochi centesimi di punto percentuale e, in ultima analisi, da dati sull'inflazione che i funzionari non avranno a disposizione fino a dopo la votazione. Mentre i mercati oscillano tra le diverse ipotesi sulle scelte politiche dei responsabili, tutti gli occhi saranno puntati sui dati relativi ai prezzi alla produzione e al consumo di agosto, che saranno pubblicati rispettivamente domani e venerdì. Qualora i dati dovessero rivelarsi molto positivi, ciò giustificherebbe un aumento dei tassi. Al contrario, se l'inflazione, almeno su base mensile, dovesse apparire in calo, i membri del Federal Open Market Committee potrebbero essere propensi a mantenere i tassi invariati, a giudicare dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da funzionari chiave. La differenza tra le due posizioni sarà probabilmente minima, e spetterà al presidente Kevin Warsh prendere posizione e convincere i suoi colleghi. Dall'agenda macro, il mercato dei mutui negli Stati Uniti ha mostrato segni di rallentamento. Secondo il Mortgage Bankers Association (Mba), l'indice che misura il volume delle richieste di mutui è sceso del 2,7% nella settimana terminata il 4 settembre, dopo un incremento dello 0,8% dell'attività complessiva registrato nella settimana conclusasi il 28 agosto. Nel dettaglio, le domande di rifinanziamento sono scese del 6,2%, toccando i minimi dal maggio 2025, mentre le richieste per nuovi acquisti sono calate dello 0,2% (dato destagionalizzato), evidenziando uno spostamento verso i mutui a tasso variabile. Il tasso di interesse contrattuale medio per i mutui a tasso fisso a 30 anni, relativi a importi fino a 832.750 dollari, è salito al 6,85% dal 6,79% della settimana precedente - spinto dai timori legati all'inflazione e al crescente deficit di bilancio - raggiungendo il livello più alto dal giugno 2025. Inoltre, le vendite comparabili negli Stati Uniti, misurate dal Redbook, sono cresciute dell'8,3% su base annua nella settimana terminata il 5 settembre, dopo un incremento del 9,6% nell'ottava precedente. Sul fronte societario: - Alphabet segna un calo del 2,5% dopo che Google ha stanziato un investimento di almeno 13 miliardi di euro nei prossimi due anni nelle infrastrutture digitali della Finlandia. Si tratta del più grande investimento singolo della controllata di Alphabet in Europa e "una testimonianza della leadership della Finlandia nella costruzione responsabile di infrastrutture per l'intelligenza artificiale", secondo quanto afferma la società in un comunicato nel proprio blog. - Uber cede il 2,17% dopo aver avviato la sua prima emissione obbligazionaria in euro, strutturata in cinque tranche e con scadenze che vanno dai tre ai 20 anni. - Apple cede lo 0,88% in attesa dell'evento di stasera nel quale dovrebbero essere annunciati i nuovi Iphone, tra cui il modello pieghevole. - Casey's General Stores crolla del 14,75% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, avvenuta ieri a mercati chiusi. La nota catena americana di minimarket ha superato le aspettative in termini di utili e fatturato nel primo trimestre, ma le vendite a parità di negozi sono cresciute più lentamente rispetto all'anno precedente. edl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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COMMENTO ENERGY: shock energetico, l'Europa si mostra più resiliente rispetto al 2022 (Neuberge)
09/09/2026 18:28
COMMENTO ENERGY: shock energetico, l'Europa si mostra più resiliente rispetto al 2022 (Neuberge)
MILANO(MF-NW)--Il petrolio continua a salire, con il Brent cha guadagna il 3,17% a 101,11 dollari e il Wti il 3,24% sopra quota 96 usd. Anche il gas europeo non arresta la sua corsa e mette a segno un rialzo del 5,38% a quota 79,89 euro per megawattora. "L'attuale shock energetico non è paragonabile a quello del 2022", afferma Patrick Barbe, head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberge. L'Eurozona dipende meno dal petrolio - e in particolare dalle forniture che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz - a differenza dell'Asia. Nel secondo trimestre, l'attività economica e gli utili societari nell'Eurozona hanno mostrato resilienza nonostante le tensioni legate all'energia. Secondo l'analista, i timori del mercato riguardo a una potenziale interruzione delle forniture di gas sono esagerati: non vi sono problemi di consegna, poiché i contratti a lungo termine non vengono rescissi - a differenza di quanto accaduto con la Russia nel 2022. "L'inverno vedrà l'arrivo di nuove forniture di Gnl dagli Stati Uniti, dal Canada, dall'Australia e dal Messico. I ritardi nel rifornimento annuale delle riserve strategiche di gas interessano principalmente la Germania e i Paesi Bassi, mentre l'Italia ha quasi raggiunto il proprio obiettivo grazie all'aumento delle forniture di gas dall'Algeria" sostiene l'esperto. Inoltre, la produzione di energia nucleare dovrebbe contribuire all'approvvigionamento elettrico, a differenza di quanto accaduto nel 2022. "Prevediamo un effetto limitato sull'inflazione core e consideriamo l'aumento dei prezzi dell'energia come una tassa sull'attività economica, soprattutto alla luce del fatto che i rendimenti obbligazionari - ai livelli più alti degli ultimi due decenni - stanno gravando pesantemente sull'attività economica interna" conclude. edl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: Bce verso rialzo tassi, inflazione energetica resta principale rischio per Eurozona
09/09/2026 18:01
TOP NEWS ESTERO: Bce verso rialzo tassi, inflazione energetica resta principale rischio per Eurozona
MILANO (MF-NW)--La Banca centrale europea (Bce) dovrebbe procedere ad un rialzo di 25 punti base del tasso sui depositi, portandolo al 2,50% nella riunione di domani. La decisione di questa settimana è in larga misura già scontata dai mercati, così come è ampiamente previsto che Christine Lagarde confermi l'approccio basato su decisioni riunione per riunione, dipendenza dai dati e monitoraggio degli effetti di secondo livello sull'inflazione. A rafforzare le aspettative sono stati i dati sull'inflazione di agosto, commenta Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia. Nell'Eurozona il tasso è salito al 3,3%, mentre in Germania ha raggiunto il 2,9%. Per la Bce, tuttavia, la sfida non è soltanto decidere sui tassi, ma calibrare la risposta a uno shock che resta principalmente di natura energetica. L'inflazione di fondo è infatti scesa al 2,4% e quella dei servizi al 3%, a indicare che le pressioni sui prezzi non si stanno ancora propagando in modo generalizzato. RISCHIO STAGFLAZIONE METTE SOTTO PRESSIONE LA BCE Secondo Saverio Berlinzani, analista di ActivTrades, con il petrolio sopra i 100 dollari e l'inflazione al 3,3%, il rischio principale è che lo shock energetico alimenti i cosiddetti "effetti di secondo livello" (salari e prezzi alla produzione), costringendo la Bce a un ciclo di ulteriore restrizione monetaria o a mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto, configurando uno scenario di stagflazione, dovuto evidentemente anche all'inevitabile rallentamento economico che l'aumento dei prezzi delle materie prime causerebbe nei paesi dell'Unione. I rendimenti dei titoli di Stato a breve scadenza (2 anni), maggiormente sensibili alle decisioni di politica monetaria della Bce, salirebbero rapidamente per riflettere i nuovi rialzi dei tassi. La curva potrebbe invertirsi ulteriormente, poiché i mercati prezzerebbero una forte frenata economica futura causata dalla stretta monetaria. Il che potrebbe generare un allargamento degli spread con i paesi ad alto debito dell'Eurozona (come i Btp italiani rispetto ai Bund tedeschi) che potrebbero subire una impennata. Il venir meno del supporto della banca centrale e il rincaro del costo del debito farebbero aumentare il premio al rischio richiesto dagli investitori. GLI EFFETTI SULL'AZIONARIO Sui mercati azionari, il rallentamento economico inevitabile, unito al rialzo dei tassi, significherebbe, per le aziende, maggiori costi di finanziamento, con conseguente riduzione dei margini. Specie per i titoli growth ad alto rendimento. L'aumento dei costi energetici e dei mutui riduce il reddito disponibile dei consumatori e i margini storici delle imprese, impattando negativamente il settore automobilistico, il retail e i beni di consumo discrezionali. Gli unici settori a sovraperformare sarebbero l'Energy (grazie ai margini legati al petrolio alto) e parzialmente il settore Value o difensivo. L'INCOGNITA È SULLE PROSSIME MOSSE Secondo gli analisti di Swisscanto, "la vera incognita riguarda le prossime mosse e la tenuta delle azioni europee". A differenza della Federal Reserve, afferma l'esperto Roger Rüegg "la Bce non ha un doppio mandato, ma si concentra esclusivamente sulla stabilità dei prezzi: un obiettivo che al momento non è stato raggiunto, considerando il tasso di inflazione al 3,3%". In questo contesto, secondo Ruegg, è molto probabile che la Bce attui un ulteriore rialzo dei tassi di riferimento il 10 settembre. si tratta tuttavia di una mossa già scontata dal mercato, che difficilmente coglierà gli investitori di sorpresa. "Le prospettive future risultano invece più interessanti, poiché riteniamo eccessivamente ambiziosi i due ulteriori rialzi attualmente previsti dal mercato", osserva l'analista. Questo scenario, combinato con i dati economici sorprendentemente positivi provenienti dall'Eurozona, dovrebbe sostenere temporaneamente l'euro. Rüegg rimane tuttavia cauto sulle azioni europee, a causa di una crescita degli utili relativamente contenuta. edl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)