Pil: Ue abbassa stima a +0,5% in 2026, +0,6% in 2027
21/05/2026 11:53
Pil: Ue abbassa stima a +0,5% in 2026, +0,6% in 2027
ROMA (MF-NW)--La Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil italiano: le previsioni di primavera diffuse oggi indicano un +0,5% per l'anno in corso, seguito da un +0,6% nel 2027. Le previsioni pubblicate lo scorso autunno indicavano un Pil in crescita dello 0,8% sia nel 2026 che nel 2027. Il conflitto in Medio Oriente, spiega Bruxelles, avrà un impatto su tutte le componenti della domanda. I consumi privati sono previsti in rallentamento, a causa di una riduzione dei redditi reali disponibili e nonostante un leggero calo nel tasso di risparmio. La crescita degli investimenti avrà un rallentamento rispetto al 2025, con un leggero calo nell'edilizia abitativa. Il Dispositivo per la ripresa e la resilienza continuerà a supportare gli investimenti in infrastrutture e macchinari, anche se per questi ultimi è previsto un rallentamento a causa delle tensioni geopolitiche e del rialzo dei tassi di interesse. L'impatto dei dazi Usa e le difficoltà su alcuni mercati di esportazione a causa del conflitto in Medio Oriente dovrebbero avere un ulteriore impatto sull'export di beni, e allo stesso tempo ridurranno le importazioni. Le esportaizoni nette avranno quindi un impatto negativo sulla crescita del Pil, anche se minore rispetto al 2025. Nel 2027, la crescita del Pil avrà una leggera accelerazione al +0,6%, con l'alleggerimento dello shock inflazionistico e l'aumento dei flussi commerciali. I consumi privati dovrebbero rimanere deboli, mentre gli investimenti saranno colpiti da un rallentamento nell'attività delle costruzioni e negli acquisti di macchinari, in seguito alla scadenza del Rrf. Le esportazioni nette dovrebbero contribuire positivamente alla crescita del Pil, dal momento che è previsto un aumento in linea con la domanda estera e le importazioni dovrebbero decelerare. rov (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
Ue: Commissione vede rallentamento crescita, shock energetico spinge inflazione
21/05/2026 11:46
Ue: Commissione vede rallentamento crescita, shock energetico spinge inflazione
MILANO (MF-NW)--Le previsioni economiche di primavera della Commissione europea indicano un rallentamento dell'attività economica, dovuto al conflitto in Medio Oriente, che ha innescato un nuovo shock energetico alimentando nuovamente l'inflazione e minando la fiducia di famiglie e imprese. Le previsioni primaverili, nel dettaglio, indicano che dopo aver raggiunto l'1,5% nel 2025, la crescita del Pil nell'Ue è ora prevista rallentare all'1,1% nel 2026, una revisione al ribasso di 0,3 punti percentuali rispetto alle previsioni economiche dell'autunno 2025 (1,4%). La crescita del Pil dovrebbe poi risalire all'1,4% nel 2027. Anche le previsioni di crescita per l'area euro sono state riviste al ribasso, allo 0,9% nel 2026 e all'1,2% nel 2027, rispetto all'1,2% e all'1,4% precedentemente previsti. L'inflazione nell'Ue dovrebbe raggiungere il 3,1% nel 2026 — un punto percentuale pieno in più rispetto alle precedenti previsioni — per poi ridiscendere al 2,4% nel 2027. Nell'area euro, l'inflazione è stata anch'essa rivista al rialzo al 3,0% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, rispetto alle proiezioni autunnali rispettivamente dell'1,9% e del 2,0%. ECONOMIA UE CONTINUERÀ A CRESCERE, MA A UN RITMO PIÙ LENTO L'Unione Europea è particolarmente vulnerabile allo shock energetico causato dal conflitto in Medio Oriente. L'impennata dei prezzi dell'energia comporta bollette più elevate per le famiglie e un aumento dei costi per le imprese, riducendo i profitti in molti settori e trasferendo di fatto reddito fuori dall'economia dell'UE verso i Paesi esportatori di energia. Con l'inizio del conflitto, la fiducia dei consumatori è scesa ai minimi degli ultimi 40 mesi, a causa dei crescenti timori di un'impennata dell'inflazione e di perdite di posti di lavoro. Tuttavia, si prevede che i consumi rimangano il principale motore della crescita. Anche gli investimenti delle imprese dovrebbero essere frenati da condizioni di finanziamento più restrittive, minori profitti e maggiore incertezza. Anche la domanda esterna più debole pesa sulla crescita delle esportazioni. Gli investimenti dell'Ue nella resilienza energetica, soprattutto dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia, stanno dando risultati. La spinta verso la diversificazione delle forniture, la decarbonizzazione e la riduzione dei consumi energetici ha reso l'economia dell'UE meglio preparata ad assorbire l'attuale shock. INFLAZIONE IN AUMENTO, TRAINATA DAI PREZZI DELL'ENERGIA Le prospettive inflazionistiche a breve termine sono peggiorate rispetto alle previsioni dell'autunno 2025, con i dati di marzo e aprile che mostrano già una forte accelerazione guidata dai prezzi energetici. L'inflazione complessiva dovrebbe ora raggiungere il picco nel 2026 per poi diminuire nel 2027, poiché si prevede che i prezzi delle materie prime energetiche calino gradualmente, pur restando circa il 20% sopra i livelli precedenti alla guerra. FINE DEL CALO DI LUNGO PERIODO DEL TASSO DI DISOCCUPAZIONE Nel 2025, l'occupazione è cresciuta dello 0,5%, aggiungendo oltre 1 milione di posti di lavoro all'economia dell'Ue. Nel 2026, la crescita dell'occupazione dovrebbe rallentare allo 0,3%, per poi risalire allo 0,4% nel 2027. Il lungo calo del tasso di disoccupazione dovrebbe interrompersi, stabilizzandosi intorno al 6% nel 2027. La crescita nominale dei salari dovrebbe restare sostenuta, poiché gli stipendi si adeguano all'aumento dell'inflazione. LO SHOCK ENERGETICO AGGRAVA LA PRESSIONE SUI CONTI PUBBLICI Bruxelles prevede che il deficit pubblico generale nell'Ue dovrebbe aumentare dal 3,1% del Pil nel 2025 al 3,6% entro il 2027, riflettendo la debole attività economica, la maggiore spesa per interessi, le misure per attenuare l'impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia su famiglie e imprese vulnerabili e l'aumento della spesa per la difesa. Gli investimenti pubblici nell'Ue dovrebbero stabilizzarsi su livelli elevati nel 2027, nonostante la fine delle erogazioni del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Anche il rapporto debito/Pil dell'Ue è previsto in aumento, dall'82,8% nel 2025 all'84,2% nel 2026 e all'85,3% nel 2027. Nell'area euro il rapporto dovrebbe salire dall'88,7% nel 2025 al 90,2% e al 91,2% rispettivamente nel 2026 e nel 2027. Ciò riflette deficit primari più elevati e un differenziale interesse-crescita sempre più sfavorevole. Entro il 2027, si prevede che quattro Stati membri avranno un rapporto debito/PIL superiore al 100%. IL CONTESTO GLOBALE SFIDANTE CONTINUA A PESARE SULLE PROSPETTIVE Guardando avanti, il principale rischio che grava sulle previsioni riguarda la durata del conflitto in Medio Oriente e le sue implicazioni per i mercati energetici globali. Considerato l'elevato livello di incertezza e la riduzione della finestra temporale per una rapida normalizzazione delle condizioni di offerta, lo scenario di base è accompagnato da uno scenario alternativo che ipotizza interruzioni più prolungate. In questo scenario, si presume che i prezzi delle materie prime energetiche salgano significativamente al di sopra delle curve futures di base, raggiungendo il picco alla fine del 2026 prima di riallinearsi gradualmente entro la fine del 2027. In tale scenario, l'inflazione non diminuirebbe e l'attività economica non riuscirebbe a riprendersi nel 2027 come previsto nello scenario di base. Inoltre, prezzi più elevati potrebbero spingere famiglie e imprese a ridurre più drasticamente consumi e investimenti. Inoltre, carenze effettive di offerta per alcune materie prime e input specifici, ad esempio alcuni prodotti petroliferi raffinati, elio e fertilizzanti, potrebbero intensificarsi con effetti a catena sulle catene produttive globali e sull'accessibilità economica dei prodotti alimentari. L'attuale rallentamento della domanda di lavoro — evidenziato dalla diminuzione delle offerte di lavoro e dei tassi di assunzione — potrebbe segnalare un impatto più negativo sulla crescita dell'occupazione nei prossimi mesi. La persistente incertezza riguardo alle politiche commerciali globali e la continua riconfigurazione delle relazioni geopolitiche e commerciali potrebbero inoltre pesare ulteriormente sulla fiducia e sull'attività economica. Un'attuazione più rapida delle riforme strutturali volte ad affrontare i persistenti ostacoli alla crescita dell'Ue rimane un importante fattore di rischio positivo per le prospettive. Forti investimenti pubblici in settori come la difesa e la transizione energetica potrebbero compensare parte della debolezza prevista nel settore privato. L'intelligenza artificiale rappresenta sia un'opportunità sia un rischio: i guadagni di produttività potrebbero sostenere gli investimenti nell'Ue, mentre le perturbazioni del mercato del lavoro potrebbero pesare sulla domanda. cba (segue) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)