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Fed: ex presidenti difendono Powell, Trump usa attacchi giudiziari per minare indipendenza
12/01/2026 17:24
Fed: ex presidenti difendono Powell, Trump usa attacchi giudiziari per minare indipendenza
MILANO (MF-NW)--Un coro di ex presidenti della Federal Reserve, segretari del Tesoro e economisti di rilievo si è unito per difendere Jerome Powell, dopo che il Dipartimento di Giustizia ha avviato un'indagine penale a suo carico in merito alla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Fed a Washington. "L'indagine penale riportata sul presidente della Federal Reserve, Jay Powell, rappresenta un tentativo senza precedenti di utilizzare attacchi giudiziari per minare l'indipendenza della banca centrale", si legge nella dichiarazione, firmata congiuntamente dagli ex presidenti della Fed Ben Bernanke, Janet Yellen e Alan Greenspan, insieme agli ex segretari del Tesoro Henry Paulson, Timothy Geithner, Robert Rubin e Jacob Lew. Hanno sottoscritto il comunicato anche economisti come Glenn Hubbard, Kenneth Rogoff e Jared Bernstein. "È così che viene gestita la politica monetaria nei mercati emergenti con istituzioni deboli, con conseguenze altamente negative sull'inflazione e sul funzionamento delle loro economie in generale", prosegue il comunicato. "Non ha alcun posto negli Stati Uniti, la cui più grande forza è lo stato di diritto, alla base del nostro successo economico". "L'indipendenza della Federal Reserve e la percezione pubblica di tale indipendenza sono fondamentali per la performance economica, compreso il raggiungimento degli obiettivi che il Congresso ha fissato per la Fed: prezzi stabili, massima occupazione e tassi d'interesse a lungo termine moderati", conclude la dichiarazione. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Anima H., Equita Sim conferma hold
12/01/2026 17:10
MARKET DRIVER: Anima H., Equita Sim conferma hold
MILANO (MF-NW)--Equita Sim conferma la raccomandazione hold e il prezzo obiettivo a 7 euro su Anima H. dopo i dati sulla raccolta netta di dicembre "positiva e sopra le attese", con un "mix abbastanza equilibrato". pl paola.longo@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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FOCUS: Usa, pressione politica su Fed è motivo principale per abbassamento rating (Scope Ratings)
12/01/2026 17:09
FOCUS: Usa, pressione politica su Fed è motivo principale per abbassamento rating (Scope Ratings)
MILANO (MF-NW)-- L'escalation delle ingerenze politiche dell'amministrazione Trump sulla Federal Reserve, dopo l'avvio di un'indagine penale sul presidente Jerome Powell da parte del Dipartimento di Giustizia, evidenzia l'approccio sempre meno convenzionale della Casa Bianca, che sta esercitando crescenti pressioni sui tradizionali meccanismi di divisione dei poteri del governo statunitense. "Questo rappresenta uno dei principali fattori negativi alla base del declassamento del rating sovrano Usa a AA- nell'ottobre dello scorso anno", commenta Eiko Sievert, Executive Director, Sovereign and Public Sector di Scope Ratings. SCRUTINIO POLITICO AUMENTA RISCHIO CHE FED NON RAGGIUNGA TARGET 2% In risposta all'azione legale, Powell ha affermato che le accuse sono "una conseguenza del fatto che la Federal Reserve ha fissato i tassi di interesse in base alla sua migliore valutazione di ciò che è utile al pubblico, piuttosto che in base alle preferenze del presidente Trump". Il crescente scrutinio politico, evidente anche nel caso del tentativo di licenziamento della governatrice Lisa Cook, rappresenterà una sfida significativa per il prossimo presidente della Fed. Inoltre, il generale indebolimento degli standard di governance negli Stati Uniti aumenta il rischio di errori di politica, anche da parte della banca centrale. "Con il doppio mandato della Fed, la pressione politica continua dell'amministrazione per ridurre i tassi di interesse, nonostante la crescita resiliente, la bassa disoccupazione (4,4% a dicembre 2025), l'inflazione persistente e condizioni finanziarie allentate, aumenta il rischio che la Federal Reserve continui a non raggiungere il target del 2% nei prossimi anni". Nonostante un tasso di inflazione più elevato possa supportare la capacità del paese di rimborsare il debito, esso aumenterebbe la probabilità di premi al rischio più alti nel medio termine, aggravando la vulnerabilità delle finanze pubbliche. "Prevediamo che il rapporto tra debito pubblico e Pil degli Stati Uniti raggiunga il 140% entro il 2030, rispetto al 122% nel 2024. Tra le economie avanzate, questo collocherebbe gli Stati Uniti come il secondo sovrano più indebitato dopo il Giappone (A/Stable), superando i livelli di debito previsti per il 2030 nel Regno Unito (AA/Stable) al 115%, in Francia (AA-/Negative) al 125% e in Italia (BBB+/Positive) al 136%", prosegue Sievert. DEBITO INNALZATO A 41,1 TRILIONI DI DOLLARI Complessivamente, "il generale indebolimento degli standard di governance ha anche approfondito la polarizzazione politica di lunga data, contribuendo a un Congresso sempre più inefficace. Ciò si riflette nei frequenti blocchi legislativi e nel recente shutdown del governo, che evidenziano il divario ideologico in crescita", commenta l'esperto. In questo contesto, appare poco probabile il raggiungimento di un accordo bipartisan che consenta una gestione efficace delle sfide fiscali strutturali del Paese. "La polarizzazione congressuale è significativa anche nel contesto delle ricorrenti crisi del tetto del debito. In base al One Big Beautiful Bill Act, il tetto del debito è stato innalzato di 5.000 miliardi di dollari fino a 41,1 trilioni di Usd, un livello di debito pubblico che dovrebbe essere superato entro il 2027", puntualizza Sievert. Per questa ragione, i risultati delle elezioni midterm, previste a novembre 2026, saranno un fattore chiave nel determinare se emergerà un nuovo stallo politico e il rischio associato a un default tecnico o imminente. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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COMMENTO ENERGY: petrolio in rialzo sostenuto da tensioni in Iran
12/01/2026 16:50
COMMENTO ENERGY: petrolio in rialzo sostenuto da tensioni in Iran
MILANO (MF-NW)-- I prezzi del petrolio trattano in lieve rialzo. Nel dettaglio, il Brent sale dello 0,19% e il Wti dello 0,27%, sostenuti dall'aumento dei rischi legati alle proteste in Iran e le tensioni in Venezuela, che potrebbero limitare l'offerta di oro nero. Il governo dell'Iran, uno dei membri principali dell'Opec+, sta cercando da due settimane di reprimere le proteste nel Paese, che mirano ad un cambio di regime. Il ministro degli esteri iraniano ha accusato paesi esterni di aver intensificato il malcontento, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di considerare un intervento militare a sostegno dei manifestanti. "Esiste il rischio che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie possa prendere di mira le forniture energetiche regionali per aumentare il costo di un eventuale intervento americano. Sebbene l'Asse della Resistenza sia stato gravemente indebolito dalle azioni di Stati Uniti e Israele, le milizie irachene potrebbero comunque essere attivate da Teheran. Queste milizie hanno preso di mira infrastrutture energetiche già a novembre, quando hanno causato danni significativi a strutture curde", dichiara Helima Croft, responsabile della strategia globale sulle materie prime e della ricerca Mena presso Rbc Capital Markets. Nonostante il malcontento in Iran e l'incertezza sull'andamento delle forniture dal Venezuela dopo l'intervento statunitense di inizio mese e la cattura del suo presidente Nicol s Maduro, il mercato rimane ben rifornito, con scorte globali in aumento mentre i paesi Opec+ e i produttori dell'emisfero occidentale aumentano la produzione. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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Commodities: Oro, supera 4.600 dollari sostenuto da indagine Powell e tensioni geopolitiche
12/01/2026 16:37
Commodities: Oro, supera 4.600 dollari sostenuto da indagine Powell e tensioni geopolitiche
MILANO (MF-NW)-- L'oro ha raggiunto un nuovo massimo storico, superando la soglia dei 4.600 dollari l'oncia, sostenuto dalle indagini penali che coinvolgono il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, e dalle crescenti tensioni geopolitiche in Venezuela e Iran. Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un'indagine sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, in merito alla ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Fed a Washington. Powell ha replicato che le accuse rappresentano l'ennesimo tentativo del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di influenzare la politica monetaria della banca centrale. "La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve ha fissato i tassi di interesse in base alla sua migliore valutazione di ciò che è utile al pubblico, piuttosto che in base alle preferenze del presidente", ha dichiarato il numero uno della Fed. Questi sviluppi hanno alimentato le speculazioni su un possibile cambio anticipato ai vertici della banca centrale. L'eventuale nomina di un nuovo presidente della Fed, che potrebbe favorire un percorso di tagli dei tassi più rapido, è tradizionalmente positiva per l'oro: tassi di interesse più bassi tendono infatti a sostenere il metallo prezioso, riducendo il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento. L'effetto è stato ulteriormente rafforzato dai recenti dati economici statunitensi, che segnalano un raffreddamento dell'occupazione. Inoltre, gli ultimi focolai di tensione geopolitica che coinvolgono Iran e Venezuela hanno aumentato ulteriormente l'attrattiva dell'oro come bene rifugio. "Tutti questi fattori contribuiscono alla narrativa di una maggiore incertezza geopolitica che ci ha portato a scegliere l'oro come una delle asset class a più alta convinzione per quest'anno", afferma Rajat Bhattacharya, senior investment strategist di Standard Chartered. In questo contesto, l'oro spot è salito del 2%, portando i guadagni da inizio anno a oltre il 6%, dopo che nel 2025 i prezzi avevano registrato un aumento annuo di quali il 65%, il più alto degli ultimi decenni. Guardando al futuro, Hsbc stima che i prezzi del metallo giallo potrebbero arrivare a toccare i 5.000 dollari l'oncia nella prima metà del 2026, pur con una volatilità ancora elevata e correzioni potenzialmente più frequenti. Inoltre, Hsbc prevede che le banche centrali continueranno a essere forti acquirenti dell'oro nel 2026, grazie alla volontà di diversificare le proprie riserve rispetto al dollaro. Tuttavia, gli acquisti potrebbero rimanere al di sotto dei picchi registrati tra il 2022 e il 2024 a causa dei prezzi elevati. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)