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COMMENTO ENERGY: petrolio e gas in calo
17/09/2026 08:25
COMMENTO ENERGY: petrolio e gas in calo
MILANO (MF-NW)--I prezzi del petrolio trattano in ribasso, con il Brent che scende dell'1,22% e il Wti dell'1,25%. "La debolezza odierna dei prezzi riflette probabilmente l'ottimismo sulla possibilità di contenere gli effetti delle gravi interruzioni delle esportazioni di greggio dal Medio Oriente", afferma Samer Hasn di XS.com. "Anche l'aumento delle scorte di greggio negli Stati Uniti probabilmente sostiene il petrolio", aggiunge l'esperto. Il proseguimento dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sotto la protezione degli Stati Uniti e la parziale ripresa dei flussi sauditi potrebbero spingere i prezzi al ribasso, prosegue Hasn. L'analista prevede che i prezzi del petrolio tornino a muoversi in un ampio intervallo laterale qualora gli Stati Uniti segnalassero la possibilità di negoziati con l'Iran. Per quanto riguarda il gas europeo, il future Ttf per ottobre è in calo del'1,487% a 76,87 euro per megawattora. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Gas europeo: future Ttf ottobre in calo dell'1,865% a 76,575 euro
17/09/2026 08:17
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FOCUS: Treasury e geopolitica vero freno al real estate di NYC (R New York)
17/09/2026 08:12
FOCUS: Treasury e geopolitica vero freno al real estate di NYC (R New York)
MILANO (MF-NW)--La Federal Reserve ha alzato di un quarto di punto il tasso di riferimento, portandolo dal 3,50%-3,75% al 3,75%-4,00%. È il primo rialzo dal 2023, ma era già ampiamente atteso dai mercati. Per il settore immobiliare, la decisione odierna conta quindi meno per il suo effetto immediato sul costo dei mutui che per il segnale di credibilità inviato dalla banca centrale nella lotta contro l'inflazione. "Un rialzo di un quarto di punto già incorporato nei prezzi non cambia da solo le prospettive del mercato immobiliare", osserva Andrea Pedicini, broker immobiliare di R New York e punto di riferimento per molti investitori italiani. "Era una decisione importante soprattutto per la credibilità della Fed: dopo mesi di inflazione ostinata, non intervenire avrebbe potuto indebolire la fiducia nella sua determinazione a riportarla verso il 2%". Nelle prossime settimane, il quadro dipenderà soprattutto dall'evoluzione dei conflitti internazionali. La situazione in Iran e, più in generale, in Medio Oriente incide direttamente sul prezzo del petrolio. Gli sviluppi della guerra in Ucraina possono invece esercitare nuove pressioni sul mercato europeo del gas. Entrambi i canali si trasmettono all'inflazione e alle aspettative degli investitori. Se petrolio e gas tornano a salire, le attese di inflazione si rafforzano e gli investitori chiedono rendimenti più elevati per detenere titoli a lunga scadenza. A quel punto salgono i rendimenti dei Treasury e, attraverso il mercato dei mortgage-backed securities, aumenta il costo dei mutui. È questa la catena che collega la geopolitica al mercato immobiliare americano. "Nessuna decisione presa oggi dalla Fed può controllare direttamente il prezzo del petrolio, del gas o l'evoluzione dei conflitti", sottolinea Pedicini. "In questa fase sono gli sviluppi geopolitici a determinare una parte essenziale del quadro macroeconomico. La Fed può reagire alle conseguenze sull'inflazione, ma non può rimuoverne la causa". Il tasso della Fed regola il costo del denaro a breve termine; non coincide con il tasso del mutuo. I finanziamenti fissi a trent'anni seguono soprattutto il Treasury decennale e il rendimento richiesto dagli investitori sui titoli garantiti da mutui. Per questo un rialzo della Fed può essere già scontato e produrre un effetto limitato, mentre una nuova impennata dell'energia può spingere i mutui verso l'alto anche senza un'ulteriore decisione della banca centrale. "Il vero riferimento per il credito immobiliare è il Treasury a dieci anni", spiega Pedicini. "Se il rendimento del titolo privo di rischio aumenta, anche i mutui devono offrire rendimenti più elevati per attrarre capitale. È questo meccanismo, più della singola variazione dei Fed funds, a determinare il costo effettivo del finanziamento". Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto la soglia del 5%, su livelli che non si vedevano dal 2007, mentre i mutui fissi a trent'anni si sono riportati intorno al 7%. Anche qualora i rendimenti si stabilizzassero, il quadro attuale non indica un ritorno rapido al credito a basso costo degli anni precedenti. Alla luce di queste dinamiche, le prospettive per il mercato immobiliare di New York restano difficili. I tassi sui mutui sono destinati a rimanere ampiamente sopra il 6,5% e probabilmente vicini al 7% finché i rendimenti a lunga scadenza non inizieranno una discesa stabile. Questo riduce il potere d'acquisto e rafforza il cosiddetto effetto lock-in: chi possiede già un mutuo acceso a tassi più bassi ha meno incentivo a vendere per acquistare un'altra casa con un finanziamento molto più costoso. A Manhattan, dove ad agosto l'inventario risultava già ai minimi dal 2015 e in calo del 15% su base annua, il lock-in può comprimere ulteriormente l'offerta e limitare la pressione al ribasso sui prezzi. A Brooklyn, invece, l'inventario era in crescita del 22% annuo: qui il rallentamento della domanda finanziata a debito potrebbe tradursi in un ulteriore accumulo di case disponibili e in una maggiore pressione negoziale sui venditori. "Continuiamo quindi a prevedere un mercato immobiliare sotto pressione", afferma l'esperto. "A Manhattan il vincolo principale resta la scarsità dell'offerta, che limita la correzione dei prezzi. A Brooklyn, dove l'inventario è cresciuto, il costo del credito può invece pesare maggiormente sull'equilibrio tra domanda e disponibilità". La fascia sopra i 2-3 milioni di dollari ha continuato a mostrare tenuta nonostante il caro-mutui, segnalando un mercato nel quale il ricorso al credito pesa meno e incidono maggiormente capitali propri, investitori internazionali e acquisti cash. "Per l'investitore italiano o europeo il quadro è duplice", conclude Pedicini. "Il costo del debito statunitense resterà probabilmente elevato ancora per diversi mesi, perché dipenderà più dalla traiettoria dell'inflazione e dei Treasury che dalla decisione odierna. Chi dispone di liquidità propria si trova in una posizione relativamente più forte e incontra meno concorrenza da parte degli acquirenti dipendenti dal mutuo. A Manhattan, però, l'offerta ridotta continua a imporre selettività e rapidità sulle proprietà migliori". dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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WALL STREET: commento di chiusura
17/09/2026 08:00
WALL STREET: commento di chiusura
MILANO (MF-NW)--Gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso dopo che la Federal Reserve ha alzato all'unanimità i tassi di interesse per la prima volta in oltre tre anni e previsto un ulteriore rialzo della stessa entità entro la fine dell'anno, spingendo verso l'alto i rendimenti dei titoli di Stato. Il Dow Jones Industrial Average ha perso l'1,2%, a 51.461,90 punti, l'S&P 500 è sceso dello 0,5%, a 7.551,81 punti, mentre il Nasdaq Composite ha ceduto meno dello 0,1%, a 25.978,43 punti. I settori dell'energia e finanziario hanno guidato i ribassi, con tutti i comparti, tranne tre, in territorio negativo. Il Federal Open Market Committee ha portato l'intervallo obiettivo dei federal funds al 3,75%-4%, a seguito di una votazione che si è conslusa con 12 voti favorevoli e nessun contrario. Si tratta del primo rialzo dei tassi dal 2023, secondo Stifel Securities. Le aspettative mediane contenute nel Summary of Economic Projections indicano ora un ulteriore aumento dei tassi entro la fine dell'anno, con la previsione mediana rivista al 4,1%, dal 3,8% dell'aggiornamento di giugno. Il Summary of Economic Projections ha evidenziato una revisione al rialzo delle previsioni sull'inflazione per il 2026: è improbabile che l'indice dei prezzi delle spese per consumi personali, o Pce, scenda fino all'obiettivo del 2% della Fed prima del 2029. "Dopo oltre cinque anni di inflazione significativamente elevata, un periodo che ha incluso anche un ciclo di tagli dei tassi, la nuova Fed guidata da Warsh sembra compiere un passo nella giusta direzione per contrastare pressioni sui prezzi pericolosamente elevate", afferma Lindsey Piegza, chief economist di Stifel. "Inoltre, dal momento che l'ultimo Summary of Economic Projections segnala che la maggioranza dei funzionari della Fed sostiene un ulteriore inasprimento della politica monetaria entro la fine dell'anno, il Comitato sembra sincero nel suo impegno a ripristinare la stabilità dei prezzi". Nel frattempo, le vendite al dettaglio sono aumentate dell'1,2% ad agosto, dopo il calo dello 0,5% registrato a luglio, ha reso noto il Census Bureau. Il consenso si attestava allo 0,8%. Le vendite presso le stazioni di servizio sono balzate del 3,1%, dopo essere diminuite dello 0,2% nel mese precedente, mentre gli incassi dei concessionari di autoveicoli e ricambi sono aumentati dello 0,6%, dopo il calo dell'1,8% registrato a luglio. "Le vendite al dettaglio sono tornate a crescere con vigore ad agosto, dopo un andamento deludente a luglio", afferma Ksenia Bushmeneva, economista di TD Economics. "I risultati più solidi nei comparti volatili delle automobili e della benzina, insieme alla ripresa delle vendite online, hanno contribuito al risultato, ma non ne spiegano interamente l'andamento, considerati gli aumenti generalizzati delle vendite core". I rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti dopo la decisione della Fed in materia di politica monetaria, invertendo la rotta rispetto all'andamento delle prime ore della giornata. Il rendimento del titolo decennale è aumentato di 2,4 punti base, al 5,02%, il livello più alto dal 2007. Il rendimento del biennale è balzato di 7,1 punti base, al 4,73%, il livello più elevato da circa tre anni. I prezzi del petrolio sono diminuiti dopo che le notizie secondo cui l'Arabia Saudita sta offrendo ulteriori carichi di greggio attraverso l'Oman hanno attenuato alcuni timori relativi alle interruzioni delle forniture dal Medio Oriente. Escludendo le scorte della Strategic Petroleum Reserve, le scorte commerciali statunitensi di greggio sono diminuite di 600.000 barili, dopo il calo di 400.000 barili della settimana precedente, a fronte della riduzione di 1,5 milioni di barili attesa secondo un sondaggio condotto da esperti. Sul fronte societario: - Le azioni di Intel sono salite del 4% in seguito a un articolo di Reuters secondo cui il produttore di chip e SK Hynix stanno discutendo una partnership negli Stati Uniti nel settore dei chip di memoria. "SK Hynix sta valutando diverse opzioni per rafforzare la propria competitività a livello globale, ma al momento non è stato definito né formalizzato alcun piano o accordo specifico", ha dichiarato la società. Le azioni di SK Hynix quotate negli Stati Uniti hanno registrato variazioni contenute. - J.B. Hunt Transport Services è crollata del 13%, risultando il titolo peggiore dell'S&P 500, dopo che il chief financial officer Brad Delco ha dichiarato durante una conference call che la società prevede una diminuzione dell'utile nel terzo trimestre rispetto al trimestre precedente. La società ha dovuto affrontare "uno dei cambiamenti più marcati nei costi dei trasporti acquistati", con le tariffe spot infratrimestrali in aumento del 30%, ha affermato Delco. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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COMMENTO CAMBI: euro/usd sotto 1,15 dopo rialzo tassi Fed
17/09/2026 07:53
COMMENTO CAMBI: euro/usd sotto 1,15 dopo rialzo tassi Fed
MILANO (MF-NW)--Il cambio tra l'euro e il dollaro tratta sotto quota 1,15 a 1,1464. Il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve è positivo per il dollaro, ma la divergenza tra le politiche delle Banche centrali potrebbe non essere sufficiente a spingerne il valore molto più in alto, afferma Juan Perez di Monex Usa. Anche altri responsabili della politica monetaria agiranno in linea con la Fed, convinti che le pressioni inflazionistiche siano inevitabili e rendano necessari tassi più elevati, soprattutto alla luce degli effetti della guerra in Medio Oriente sull'energia. Sebbene il presidente della Fed, Kevin Warsh, sembri più incline ad approcci di "laissez-faire", deve comunque fare i conti sul fronte interno con l'intervento del Tesoro volto a fornire liquidità ai mercati obbligazionari, nonché con la determinazione a intervenire sul mercato dei cambi, in particolare per sostenere lo yen, conclude Perez. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)