FOCUS: mercati alla prova delle banche centrali (Intermonte)
27/10/2026 19:13
FOCUS: mercati alla prova delle banche centrali (Intermonte)
MILANO (MF-NW)--"Geopolitica, macroeconomia, banche centrali e trimestrali: la settimana che precede le elezioni americane di medio termine concentra tutti i principali fattori che possono far muovere i mercati", afferma Donatella Principe, Head of Global Strategy di Intermonte. "E si apre con una sorpresa dal Brasile, dove Lula vince contro lo sfidante Bolsonaro: dopo una serie di tornate elettorali che hanno spostato nettamente a destra l'America Latina - Colombia, Perù, Argentina, Cile e Uruguay - il voto brasiliano sembra tirare il freno a mano sulla cosiddetta "dottrina Donroe", la rilettura in chiave trumpiana della vecchia dottrina Monroe, che considera l'America Latina il "cortile di casa" degli Stati Uniti". "La reazione dei mercati è stata violenta", dichiara l'esperta. "La Borsa brasiliana ha registrato il crollo più pesante dai tempi del Covid e, per trovare una perdita giornaliera così intensa del real, bisogna tornare agli anni '90. Forte anche l'effetto contagio: lo spread dell'Argentina si allarga di 40 punti base, molte valute emergenti scendono per simpatia e la svalutazione del real, che restituisce competitività al Brasile, pesa sulle materie prime alimentari. Due le ragioni di una correzione così brusca: il timore per la tenuta dei conti pubblici sotto l'amministrazione Lula e la necessità di smontare in fretta le massicce posizioni costruite in attesa di una vittoria di Bolsonaro". "L'agenda dei prossimi giorni è fittissima. Sul fronte geopolitico si aprono il quinto plenum del Partito comunista cinese e le elezioni in Israele; su quello macroeconomico arrivano dati cruciali su PIL e inflazione, oltre alla legge di bilancio del Regno Unito. Si riuniranno cinque importanti banche centrali, tra cui Fed e BCE, mentre riporteranno i conti 179 società dell'S&P 500, ovvero il 36% dell'indice, insieme a due big asiatiche legate all'intelligenza artificiale, SK Hynix e Samsung", spiega l'analista. "Il voto israeliano non ha un impatto diretto sull'economia, ma conta per i legami con l'America di Trump e con la guerra in Iran. La stampa americana e alcuni membri dell'amministrazione ne parlano apertamente: passate le elezioni di medio termine il ritorno al conflitto è quasi certo", prosegue Principe. "Il petrolio incorpora questa possibile nuova escalation, con rischi crescenti anche per le infrastrutture energetiche. Il Brent supera i 115 dollari, vicino ai massimi del conflitto, e ha chiuso sopra quota 100 in 34 delle ultime 35 sedute. Una corsa talmente rapida da lasciare indietro perfino il crack spread, finora uno dei barometri più affidabili della crisi energetica: segno che il rialzo è guidato esclusivamente dall'offerta, mentre il contributo della domanda è addirittura negativo". "La stretta sull'offerta è evidente nei transiti attraverso lo Stretto di Hormuz, con solo cinque passaggi di petroliere nel mese di ottobre. Il mercato ha ormai preso atto che il conflitto non finirà a breve: a giugno, con la firma del Memorandum of Understanding, prezzava al 90% una normalizzazione della situazione a Hormuz entro fine anno, mentre oggi la probabilità è scesa sotto l'8%. Anche i futures sul 2027 scontano una guerra più lunga: il contratto di marzo 2027 quota sopra i 100 dollari al barile e quello di fine 2027 resta di circa il 20% superiore ai livelli precedenti l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran", afferma l'esperta. Secondo l'analista, "lo shock energetico continua a tenere sotto pressione l'inflazione, che questa settimana affronta nuovi test: il PCE americano, i dati preliminari sui prezzi al consumo di Germania, Francia e Spagna e le aspettative di inflazione nell'Unione Europea, attese in salita per il terzo mese consecutivo. Il nodo sarà capire quanto lo shock si trasferisca dalla componente headline a quella core attraverso gli effetti di secondo livello". "Negli Stati Uniti", prosegue Principe, "andrà osservata anche la quota di componenti sopra il target, parametro indicato da Warsh. Anche se i dati arriveranno dopo le riunioni delle banche centrali, difficilmente avrebbero cambiato le decisioni: tra macro e politica monetaria si è aperta una netta distonia. Nel 2026 i rialzi dei tassi battono i tagli 25 a 9, eppure il 40% delle 15 principali banche centrali resta dietro la curva, perché stringere troppo in un'economia fragile appare più pericoloso che stringere poco con un'inflazione in salita. Da Fed, Bce e forse Bank of Japan ci si può attendere un atteggiamento da colombe nei fatti, ma da falchi nelle parole". "Per la Fed sfiora il 90% la probabilità di tassi invariati in questa riunione, con il rialzo rinviato a dicembre, mentre per il 2027 il mercato sconta ormai un solo intervento. Simile lo scenario per la Bce, dove il rialzo di dicembre potrebbe essere un 'one and done', con tassi fermi fino al 2028. A favorire l'attesa ha contribuito anche la risalita dei rendimenti. L'Oat decennale ha superato il 5% e si è incontrato a metà strada con il Treasury in leggero calo, un 'French Kiss' che non si vedeva dal 2013, ma che rappresenta un corretto repricing del rischio Francia, non l'avvio di una crisi sistemica", spiega l'esperta. "Il focus della settimana resterà comunque sugli hyperscaler e sulla tecnologia, con i conti di Alphabet, Microsoft e Amazon. L'attenzione degli analisti si concentrerà su un tema comune: il massiccio ciclo di investimenti nell'intelligenza artificiale che sta mettendo sotto stress il free cash flow. Wall Street vorrà evidenze che il capex si traduca in ricavi e che i margini siano sostenibili. Osservato speciale sarà il cloud: ogni rallentamento della crescita o delusione rispetto alle attese rischia di diventare il principale driver delle quotazioni", conclude Principe. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
TOP NEWS ESTERO: Fed verso la pausa a ottobre, resta aperta l'ipotesi di rialzo a dicembre
27/10/2026 18:03
TOP NEWS ESTERO: Fed verso la pausa a ottobre, resta aperta l'ipotesi di rialzo a dicembre
MILANO (MF-NW)--Il 28 ottobre la Fed sarà chiamata a prendere una nuova decisione sui tassi d'interesse, in un contesto macroeconomico in movimento e sotto pressione. LE STRATEGIE DELLA FED "L'accelerazione dei prezzi al consumo e dei prezzi alla produzione registrata a settembre indica una possibile ripresa dell'inflazione core, misurata dal Personal Consumption Expenditure, l'indicatore di riferimento dalla Federal Reserve, che a settembre dovrebbe attestarsi intorno allo 0,3% su base mensile. Questo dato potrebbe accrescere le preoccupazioni all'interno del Fomc, senza tuttavia mettere in discussione il nostro scenario di base, che prevede una pausa", afferma François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Am (parte del gruppo La Française). Se la previsione è che il Fomc "mantenga invariato l'intervallo obiettivo dei tassi sui federal funds al 3,75%-4,00%", l'attenzione "sarà rivolta alla ripartizione dei voti, dopo la decisione unanime di settembre di aumentare i tassi, che ha rafforzato la credibilità di Kevin Warsh" e all'approccio del presidente in conferenza stampa sulle prossime decisioni. "La Fed dovrebbe mantenere un orientamento restrittivo, pur lasciando invariati i tassi d'interesse", conclude Rimeu. "Dopo i colpi di scena di settembre, la prossima riunione del Fomc non dovrebbe riservare sorprese, con la Fed destinata a rimanere in pausa. È vero che il mercato del lavoro appare ora meno solido e che i tassi di mercato restano elevati. Tuttavia, le prospettive sull'inflazione non sono cambiate, per cui la Fed ha ancora margine per ridurre il grado di accomodamento della politica monetaria. La pazienza non va confusa con la compiacenza", commenta Alessia Berardi, head of global macroeconomics & emerging markets strategy di Amundi Investment Institute. RIALZO FED A DICEMBRE E PROSPETTIVE DEBOLI PER IL DOLLARO "Non riteniamo che i dati sull'inflazione al consumo (Cpi) di settembre, superiori alle attese, siano sufficienti a giustificare un nuovo rialzo dei tassi già a ottobre. Continuiamo a prevedere un intervento a dicembre, ma non ravvisiamo motivi per un ulteriore inasprimento della politica monetaria nel 2027", afferma Matthew Ryan, responsabile della strategia di mercato presso Ebury. "Le pressioni salariali si stanno attenuando e l'impennata dei rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sta già irrigidendo le condizioni finanziarie, contribuendo in misura significativa a svolgere il lavoro necessario. Un'escalation del conflitto in Iran o un'altra spiacevole sorpresa sul fronte dell'inflazione rappresentano un rischio, ma riteniamo che l'asticella per un'accelerazione del ritmo dei rialzi sia molto più alta di quanto suggeriscano le attuali aspettative del mercato. Con i mercati che si preparano a una pausa e a dichiarazioni dai toni restrittivi che lascino intravedere un rialzo a dicembre senza impegnarsi esplicitamente in tal senso, la reazione del dollaro alla riunione del Fomc di mercoledì potrebbe essere insolitamente contenuta", prosegue l'analista. "La reazione moderata del biglietto verde ai dati sull'inflazione al consumo di settembre suggerisce che la maggior parte degli investitori intenzionati ad assumere posizioni lunghe sul dollaro lo abbia già fatto. Inoltre, con i contratti futures che scontano una probabilità di circa il 90% di un rialzo dei tassi a dicembre, riteniamo limitati i margini per ulteriori apprezzamenti nel breve periodo. Guardando oltre questa settimana, continuiamo a ritenere che il bilancio dei rischi sia moderatamente sfavorevole al dollaro nel medio termine, soprattutto perché non siamo convinti che nel 2027 siano giustificati ulteriori rialzi dei tassi", conclude l'esperto. gdf MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
TOP NEWS ESTERO: Germania, aspettative export in netto miglioramento a ottobre (Ifo)
27/10/2026 18:02
TOP NEWS ESTERO: Germania, aspettative export in netto miglioramento a ottobre (Ifo)
MILANO (MF-NW)--Il sentiment degli esportatori tedeschi è migliorato sensibilmente a ottobre. L'indice Ifo sulle aspettative delle esportazioni è salito a 12,2 punti, dai 9 di settembre, raggiungendo il livello più alto dal febbraio del 2022. "L'industria automobilistica, in particolare, ha rivisto significativamente al rialzo le proprie prospettive di esportazione", ha dichiarato Klaus Wohlrabe, responsabile delle indagini dell'Ifo. "I segnali indicano una crescita delle esportazioni anche in molti altri settori industriali". ESPORTAZIONI IN RIPRESA NELL'AUTOMOTIVE E NEL SETTORE ELETTRICO Dopo il brusco calo in territorio negativo registrato a settembre, anche i produttori automobilistici si aspettano ora una ripresa delle esportazioni. Nel settore della meccanica, le imprese rimangono ottimiste. I produttori di apparecchiature elettriche, così come quelli di apparecchiature informatiche e di prodotti elettronici e ottici, continuano a mostrare un ottimismo particolarmente elevato. Le prospettive delle esportazioni sono migliorate anche nella produzione e lavorazione dei metalli. L'industria delle bevande continua ad aspettarsi una forte attività sul fronte delle esportazioni. Al contrario, le imprese dei settori chimico e cartario prevedono un calo delle esportazioni a ottobre. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)