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MF ANALISI: la bolletta energetica può mandare a casa i governi europei
06/10/2026 07:39
MF ANALISI: la bolletta energetica può mandare a casa i governi europei
di Roberto Sommella, direttore di MF Milano Finanza ROMA (MF-NW)--La bolletta energetica può mandare a casa diversi governi europei. E questo non come causa principale, ma come goccia finale che fa traboccare un vaso di inefficienze, debiti pubblici nazionali e inazione europea già bello pieno. Che la crisi energetica in corso sia di carattere internazionale è ormai fuori discussione, perché alla guerra in Ucraina si è aggiunta la crisi in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz. In sostanza, al conflitto di Vladimir Putin, presidente della Russia e al conseguente shock sulle forniture di gas in tutta Europa, si è sovrapposto quello sulle scorte di petrolio causato dal presidente americano Donald Trump che pensa di portare all'astenia la Cina attaccando il suo fornitore di idrocarburi Iran. Questo shock finale si è trasmesso prima alla pompa di benzina, poi alla bolletta elettrica per famiglie e imprese, poi al paniere dei prezzi, che ha causato prima inflazione e infine indotto un aumento dei tassi di interesse. Si tratta di una tempesta perfetta contro cui gli esecutivi europei possono fare ben poco, perché non sono dotati della massa critica di autonomia energetica necessaria per fare a meno dei carburanti degli altri. Così si è verificata la crisi degli studenti in Francia, Paese che ha il nucleare ma un elevato debito pubblico e una crisi nascente sui suoi titoli di Stato e che nonostante ciò affronta un'inflazione al 5% e i limiti di spesa dovuto al Patto di stabilità. In modo similare il popolo senza welfare, come lo ha definito Ezio Mauro su Repubblica, si è fatto sentire anche in Spagna, che si avvia a elezioni anticipate, per la questione della casa, bene primario non accessibile a tutti gli abitanti della penisola iberica. L'Italia, che fino a metà agosto era in una posizione privilegiata, come ha testimoniato in una lunga intervista a Milano Finanza la premier Giorgia Meloni, si è andata a cacciare nei guai da sola, perché ha imprudentemente cavalcato, per iniziativa del presidente del Consiglio, la battaglia per la riforma della legge elettorale, su cui giovedì 8 ottobre verrà votata una pericolosa fiducia alla Camera dei deputati. In più sta scontando l'aumento dei tassi d'interesse e di conseguenza del suo spread, oggi tra i peggiori di tutta l'eurozona, non per una lassista gestione della finanza pubblica, ma per gli stretti vincoli che le pone l'elevato debito pubblico, che il Dpfp approvato dal Consiglio dei ministri fissa ancora al 138,5% del pil nel 2027. Risultato: quando c'è un refolo di vento sui mercati dei titoli di stato in Europa e nel mondo, l'Italia si becca un forte raffreddore e in alcuni casi una polmonite. Per fortuna di fronte a questa crisi globale, rispetto alla Francia e alla Germania, l'Italia ha due armi in più: l'80% delle famiglie ha una casa di proprietà che lascerà in eredità a figli e nipoti, e ha una generazione di over 65 detentrice di una immensa ricchezza nonché di almeno un'abitazione, una pensione e una rendita. Dal punto dei parametri di Maastricht, insomma, il nostro Paese centra tutti i vincoli se lo si analizza nella sua componente privata. Per evitare di fare la fine dei governi Sanchez in Spagna, Merz in Germania, alla prese con la crescita di Afd, e Macron in Francia, prossima anch'essa in primavera 2027 alle elezioni presidenziali, il governo di Giorgia Meloni deve abbassare le tasse proprio a quel ceto che rappresenta la componente più strategica del Paese, magari detassando le tredicesime, e addolcendo anche la tassazione sulla casa. E non è escluso che a breve in manovra non si trovino, dopo la sospensione del bollo auto e i vari sconti benzina, provvedimenti in tale direzione. Per tutto il resto, shock energetico, inflazione, alti tassi di interesse, c'è solo una strada e porta a Bruxelles: occorre che la Commissione europea acquisti a livello centrale l'energia, come fece per i vaccini durante il Covid, riducendone il costo; allenti il vincolo del rapporto deficit-pil al 3%; sospenda le tasse sulle emissioni inquinanti (Ets). Questo non perché si vogliono negare gli allarmi di una crisi climatica evidente, ma perché in gioco c'è molto di più dei vincoli di sostenibilità ambientale: la sopravvivenza stessa dei diritti su cui è stata edificata l'Unione europea. (milanofinanza.it) red (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI: chi c'è dietro la corsa del debito mondiale
06/10/2026 07:38
MF ANALISI: chi c'è dietro la corsa del debito mondiale
di Danny Winteler, presidente di Teha Group Massimo Brambilla, head of Corporate Finance di Teha Group Davide Sola, director e ceo di 3 Horizons ROMA (MF-NW)--È improvvisamente apparso un nuovo acronimo capace di turbare i vertici aziendali: Head, che sta per Health, Energy, Artificial Intelligence e Defense. Sono, secondo il global debt monitor dell'Institute of International Finance (Iif), i quattro grandi fattori alla base del superciclo che sta spingendo il debito mondiale verso il livello record di 365 trilioni di dollari, pari a quasi il 300% del pil globale. Questi settori stanno modificando le strategie delle imprese. Nel solo 2026, secondo Goldman Sachs, gli investimenti globali nell'AI sono destinati a superare il trilione di dollari. A questa domanda di capitale si sommano l'aumento del debito pubblico conseguente alla pandemia, gli investimenti nella difesa per effetto del mutato quadro geopolitico e quelli nella sanità legati all'invecchiamento della popolazione. Il risultato è una pressione crescente sui mercati obbligazionari aggravata dall'inflazione sulle materie prime. La conseguenza potrebbe essere la fine - quanto meno prolungata - della stagione di capitale abbondante e a basso costo che ha caratterizzato il periodo 2008-2021. In sintesi: molta più domanda di capitale, a condizioni mediamente più onerose. Ed è qui che il tema diventa interessante per chi governa un'impresa. Il costo del capitale torna ad essere una variabile centrale nelle decisioni di allocazione. Quando il capitale diventa più scarso e costoso, ogni euro investito deve trovare una precisa giustificazione economica e strategica. E con esso torna al centro il portfolio management. La domanda è: quali business sono realmente strategici e creano più valore se mantenuti all'interno del perimetro aziendale e quali, invece, potrebbero creare maggiore valore in mani differenti? L'analisi del portafoglio può essere ricondotta all'intersezione di tre variabili: rilevanza strategica, capacità di creare valore e capitale necessario per sostenere crescita e competitività, in rapporto al costo dello stesso. Da questa intersezione emergono quattro categorie: attività core e creatrici di valore, sulle quali concentrare capitale; attività non core ma profittevoli, da mantenere se il rendimento del capitale lo giustifica; attività strategiche ma non ancora capaci di creare valore, sulle quali intervenire; attività non strategiche e distruttrici di valore, candidati naturali al disinvestimento. Per un'attività non strategica ma profittevole, occorre confrontare il rendimento del capitale assorbito con quello ottenibile investendo in attività più strategiche. Per un'attività strategica ma non ancora capace di creare valore, bisogna capire se il gap sia colmabile attraverso investimenti, competenze manageriali o una diversa configurazione industriale, oppure se il capitale necessario sia sproporzionato rispetto al valore potenziale. È qui che entrano in gioco le opzioni di portfolio management: vendita a un operatore che possa valorizzare il business più del gruppo; cessione parziale; spin-off; oppure conferimento in un'entità autonoma, capace di sviluppare una propria strategia e accedere al mercato dei capitali. La decisione sul perimetro aziendale non può guardare soltanto al conto economico. Deve tenere insieme priorità strategiche, capitale necessario, costo e disponibilità delle fonti di finanziamento e panorama dei potenziali partner o acquirenti. Chi oggi governa un'impresa si trova di fronte a una complessità crescente e il portfolio management non è più soltanto una tecnica di gestione delle business unit: diventa una componente della strategia. Quando il capitale è abbondante e poco costoso, la domanda è soprattutto dove investire. Quando torna scarso e costoso, diventa altrettanto importante decidere cosa continuare a possedere. E per farlo servono strategia, corporate finance e finanza straordinaria che lavorino insieme, con una visione integrata dell'impresa, del suo portafoglio e del capitale necessario per costruirne il futuro. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI la variante spread può far saltare la detassazione delle tredicesime
06/10/2026 07:38
MF ANALISI la variante spread può far saltare la detassazione delle tredicesime
di Sergio Rizzo ROMA (MF-NW)--Che ne sarà delle tredicesime, è la nuova incognita. Il colpo a sorpresa del governo di Giorgia Meloni per fine anno è allo studio da mesi. Detassare la mensilità aggiuntiva di dicembre non sarebbe soltanto un bel regalo di Natale; soprattutto, una mossa per preparare nel migliore dei modi la volata elettorale. Ma con la piega che sta prendendo la situazione, il gioco della finanziaria 2027 riparte dal "Via!". Il problema sono i costi, che si andrebbero ad aggiungere a quelli delle altre sorpresine che inevitabilmente l'ultima manovra della legislatura dovrebbe secondo logica contenere. Già si parla di un nuovo bonus edilizio, mentre dalle parti di Forza Italia non è stata ancora archiviata la suggestione di abolire il canone Rai, dopo essere stati presi in contropiede dalla improvvisa decisione della premier di tagliare il bollo auto. Ogni ipotesi tuttavia rischia di essere campata per aria. Non c'è governo che non abbia immaginato una finanziaria finale col botto. Scontrandosi quasi sempre con la dura legge dei numeri. Per un pelo e perchiare responsabilità di chi non è riuscito a tenere a freno le spese correnti l'Italia è rimasta sotto il giogo della procedura d'infrazione europea aperta nel 2024 per deficit eccessivo. Ed è un pesante handicap, che Giorgia Meloni cerca di aggirare chiedendo la concessione di qualche margine di flessibilità alla Commissione Europea con la scusa dell'inflazione in crescita per cause indipendenti dalla nostra volontà. Ma è una missione difficile, per non dire disperata. Anche perché alla difficoltà dovute agli effetti delle guerre ora si aggiunge il problema del debito pubblico: le tensioni delle ultime settimane sui mercati dei titoli di Stato potrebbero complicare ulteriormente le cose. Vanificando pure l'effetto degli aiutini gentilmente offerti dalle grandi aziende energetiche pubbliche sotto forma di sconti sui carburanti e le bollette. Sedici mesi fa lo spread fra i nostri Btp e i Bund tedeschi scendeva sotto la soglia psicologica dei 100 punti base. In parlamento la presidente del consiglio festeggiava con comprensibile orgoglio l'avvenimento, lasciandosi andare per l'emozione a una rivendicazione tanto suggestiva quanto infondata: "significa che i titoli di Stato italiani sono considerati più sicuri dei titoli di Stato tedeschi". Dall'inizio di settembre lo spread, che da allora si era mantenuto sempre al di sotto di quota 100 ha ricominciato a crescere sempre più decisamente: all'apertura dei mercati di ieri segnava 123, ovvero 5 punti base in più rispetto alla chiusura del giorno precedente. E se il problema, secondo gli esperti, avrebbe la radice in Francia dove lo spread fra i titoli di Stato francesi e i bund ha superato 140 punti base, il contagio in Italia non appare rassicurante. Basta dire che lo spread fra i bonos spagnoli e i bund ieri era di 64 punti: metà di quello italiano, che giovedì risultava superiore perfino allo spread dei titoli di Stato greci (105) e slovacchi (103). Sintomi non della maggiore sicurezza rispetto ai bund vantata dalla presidente del Consiglio l'anno scorso, ma addirittura di una maggiore fragilità nei confronti del debito pubblico di alcuni Paesi ritenuti assai più deboli. E con queste tensioni si dovrà necessariamente fare i conti. Parola del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti: "Non tutte le cose che sono state annunciate entreranno in manovra. Il contesto richiede una attenzione maggiore". E il suo vice che sovrintende il fisco, Maurizio Leo, se possibile è ancora più esplicito. "Sarà una legge di bilancio difficile, per effetto dell'inflazione e del debito pubblico", dice a ragion veduta. Chi sperava in un evidente taglio dell'Irpef dovrà rassegnarsi a un lieve incremento dello scaglione del 33%, da 50 a 60 mila euro. E sarà grasso che cola, lascia intendere Leo. L'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato avrà la conseguenza di una crescita della spesa pubblica per interessi capace di mettere in crisi molte decisioni di spesa che sembravano acquisite, come l'impegno a una forte crescita degli stanziamenti militari. Ma anche le aspirazioni di chi ha pensato a una manovra che alleviasse almeno alcune difficoltà economiche del corpo elettorale che potrebbero pesare sul consenso. Con un occhio anche a certe situazioni locali se il voto per le politiche, come qualcuno nella maggioranza auspica, dovesse venire anticipato alla primavera per farlo coincidere con elezioni amministrative di una certa importanza. A maggio, va ricordato, si vota anche per eleggere il sindaco di Roma. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF CONTRARIAN: la Bce può davvero frenare l'inflazione dovuta all'energia?
06/10/2026 07:37
MF CONTRARIAN: la Bce può davvero frenare l'inflazione dovuta all'energia?
Angelo De Mattia ROMA (MF-NW)--Il 2 ottobre Eurostat ha comunicato l'aumento a settembre al 3,8% dell'inflazione nell'Eurozona dal 3,2% di agosto. Si può cominciare a prevedere sin d'ora quel che decideranno in materia di politica monetaria il comitato della Federal Reserve che si riunirà il 27 e 28 ottobre e il consiglio direttivo della Bce convocato per il 29? È molto difficile perché bisognerà valutare i dati delle prossime settimane (in particolare inflazione e rendimento dei titoli di Stato) per cominciare a dedurne quale potrà essere l'orientamento della politica monetaria. Naturalmente non si potrà trascurare il primum movens della condizione attuale al di qua e al di là dell'oceano, che è la guerra contro l'Iran con il blocco dello Stretto di Hormuz. In specie per l'Europa, l'aumento dell'inflazione, originato da quello dei prodotti energetici, e il parallelo incremento dei rendimenti dei titoli pubblici, che muove oltre che dall'inflazione medesima dal diffuso aumento del debito e dalle relative preoccupazioni degli investitori, militerebbero per un nuovo innalzamento dei tassi di riferimento. Molto dipenderà dal se e quando agiranno nell'area misure di politica economica e di finanza pubblica. Come ha sottolineato il 1° ottobre Mario Draghi in una lectio su Karl Brunner, alla politica monetaria difficilmente può essere attribuito l'onere della crescita, prioritario essendo il mantenimento della stabilità dei prezzi, ma certamente essa non deve ostacolare la crescita. E qui si pone il problema del come, avendo presente la salvaguardia dell'indipendenza della Bce. Finora l'incremento dei prezzi del petrolio non ha fatto registrare aumenti di secondo livello. Su un altro versante si assiste all'impennata dei prezzi dei beni alimentari. I primi a essere colpiti dall'inflazione, come regolarmente avviene, sono i ceti meno favoriti a motivo della più iniqua delle tasse, che è appunto l'aumento dei prezzi, come lo denominava Einaudi. Poiché tale aumento ha carattere globale, misure a livello di singoli Paesi sono necessarie e urgenti, ma ancora più importante è oggi la risposta dell'area. All'eccezionalità e rilevanza del problema non si può rispondere solo con decisioni nazionali. L'esperienza del 2022, con l'incapacità di una tempestiva azione anti-inflazionistica, dovrebbe essere un monito sia per la Bce sia per gli organi dell'Unione. Va bene proporre a questi ultimi misure di flessibilità nel rispetto dei parametri vigenti. Ma occorre un piano organico dell'Unione per reagire alla crisi energetica e all'aumento dell'inflazione che colleghi misure congiunturali con l'avvio di interventi strutturali e su questa base è necessario un raccordo con la Bce. In occasione dei due shock petroliferi che si verificarono agli inizi degli anni '70 e a cavallo tra i '70 e gli '80 in Italia i governi adottarono un complesso di decisioni che si spinsero fino a misure sui consumi (per esempio, le domeniche a piedi); contemporaneamente operarono la politica monetaria e la Vigilanza bancaria con provvedimenti di quest'ultima che avevano anche lo scopo di aiutare il governo della moneta. La situazione fu ben fronteggiata, i gravi danni evitati e le possibilità di ripresa agevolate. Non dovrebbe essere possibile anche il solo pensare che allora si poteva fare meglio di oggi. Lo spirito di adesione all'Unione ne sarebbe gravemente vulnerato. Ma non bisogna trascurare che, poiché il target della Bce (ma anche della Fed) è il 2% che sancisce il mantenimento della stabilità, con il 3,8% di inflazione e senza che sia stata adeguatamente attivata la leva della politica economica e di finanza pubblica a livello europeo e di singoli Paesi sarà inevitabile che venga aumentato il costo del denaro. E ciò pur nella consapevolezza della minore efficace delle misure monetarie per fronteggiare l'aumento del prezzo del petrolio. Resta comunque fondamentale, a maggiore ragione in questa fase di grandi difficoltà, il ruolo della comunicazione, innanzitutto della banca centrale. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Borse attese in contenuto rialzo (sentiment)
06/10/2026 07:37
MARKET DRIVER: Borse attese in contenuto rialzo (sentiment)
MILANO (MF-NW)--Avvio di seduta atteso in contenuto rialzo per le principali piazze europee. Sul sentiment di mercato tiene sempre banco l'andamento dei rendimenti obbligazionari. Per gli esperti di Jefferies "è probabile che l'incertezza" in Francia "persista nel breve termine, con fattori chiave legati al bilancio che caratterizzeranno l'intero mese di ottobre"; la Francia "al momento è la preoccupazione chiave sul mercato europeo dei bond". Sale intanto l'attesa per l'avvio della stagione delle trimestrali, che negli Stati Uniti prenderà il via la prossima settimana. Sul fronte dei dati macroeconomici, in Europa focus sugli ordini all'industria in Germania (08h00) e la produzione industriale in Francia (08h45) e Spagna (09h00) ad agosto. Alle 11h00, poi, verranno rese note le vendite al dettaglio nell'Eurozona, sempre relative al mese di agosto. pl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)