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COMMENTO ENERGY: petrolio contrastato, gas in netto calo
05/11/2026 08:28
COMMENTO ENERGY: petrolio contrastato, gas in netto calo
MILANO (MF-NW)--I prezzi del petrolio trattano contrastati, con il Brent che sale dello 0,55% e il Wti che scende dello 0,22%, dopo aver perso oltre l'8% nella notte, sulla scia delle crescenti speranze di una conclusione del conflitto in Medio Oriente. "Riteniamo che una parte enorme del premio per il rischio geopolitico sia stata eliminata dal mercato petrolifero in appena tre sedute", affermano gli analisti di Ritterbusch & Associates. Tuttavia, gli analisti di Anz ritengono che la reazione del mercato sia ingiustificata, poiché persistono rischi di un'escalation del conflitto. "Non sembra esserci una fine in vista al controllo esercitato dall'Iran sullo Stretto di Hormuz, che ha limitato i flussi di petrolio". Secondo gli esperti, sulla base dei dati di monitoraggio delle navi, le esportazioni di greggio dal Golfo Persico si sono attestate in media a 17,1 milioni di barili al giorno a ottobre, in calo rispetto a settembre. In netto ribasso, infine, il gas europeo. Nel dettaglio, ad Amsterdam, il future Ttf a dicembre lascia sul terreno il 3,964% a quota 84,59 euro per megawattora. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI: perché anche l'Iran ha bisogno di un compromesso con gli Stati Uniti
05/11/2026 08:26
MF ANALISI: perché anche l'Iran ha bisogno di un compromesso con gli Stati Uniti
di Carlo Pelanda MILANO (MF-NW)--Molti analisti finanziari e think tank governativi si chiedono se l'azione estera dell'Amministrazione Trump, indebolita dalla perdita della maggioranza al Congresso, riuscirà o meno a ridurre in tempi utili l'inflazione dei costi energetici generata dal conflitto con l'Iran. La Federal Reserve e la Bce hanno rinviato a dicembre l'aumento dei tassi - nonostante il recente picco inflazionistico che in tempi normali lo avrebbe imposto - perché l'induzione di una recessione via restrizione monetaria avrebbe creato una tendenza recessiva (stagflazione) con rischio di destabilizzazione sistemica. Ciò è stato saggio perché una crisi geopolitica ha soluzioni geopolitiche e non monetarie. Tuttavia il mandato anti-inflazionistico delle banche centrali pone un limite: se l'inflazione corre oltre la soglia di gestibilità bisogna mandare in recessione l'economia. Un calcolo fatto dal mio gruppo di ricerca l'estate scorsa al riguardo di tale soglia ha ipotizzato due date per la gestibilità di costi energetici elevati per le nazioni importatrici ma anche per gli Stati Uniti: fine 2026, con più facilità di recupero della crescita economica nel 2027, e marzo (circa) 2027, con meno facilità ma senza esiti destabilizzanti. Oltre questo orizzonte è alto il rischio di grave crisi sistemica. I NEGOZIATI SEGRETI Tale scenario è noto da tempo a Washington e ha generato un negoziato diretto riservato Iran-Usa che ha prodotto una dichiarazione di disponibilità da parte iraniana a negoziare e una limitazione dell'azione offensiva statunitense, ma non del blocco economico. Le due disponibilità, inoltre, sono combinate con dichiarazioni di deterrenza aggressiva che indicano la volontà di compromesso, ma non ancora un accordo. Washington in questi giorni ha aumentato la minaccia/deterrenza sia via più mezzi bellici nell'area sia via ripresa di bombardamenti selettivi per comunicare che la perdita del Congresso da parte di Trump non avrebbe indebolito l'azione statunitense. Ma la conduzione politica iraniana è tentata di ottenere di più nel compromesso puntando sul dissenso interno in America. Suggerisco agli analisti iraniani di valutare che le differenze tra destra e sinistra nella prossima legislatura congressuale statunitense non sono così ampie in politica estera, pur enormi in quella interna, da permettere al regime iraniano una vittoria. PER DUE ANNI TRUMP SARÀ COMUNQUE ALLA CASA BIANCA Inoltre, dovrebbero valutare meglio che un presidente statunitense, per un biennio Trump, ha poteri prevalenti sul Congresso in materia di sicurezza e guerra. Quindi al regime - stremato, ma ancora in controllo - converrebbe restare calmo e accelerare il compromesso per sopravvivere. Ed europei e Cina hanno interesse a suggerirlo con più forza. Se ciò accadesse, diventerebbe prevalente la probabilità di ristabilizzazione finanziaria globale entro dicembre. In caso contrario sarebbe difficile evitare una maggiore pressione bellica su Teheran. Probabilità? Secondo me compromesso entro dicembre al 60% se Ue e Cina premeranno sull'Iran. (riproduzione riservata) alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI: la partita della competitività non si gioca soltanto a Bruxelles ma anche a Roma
05/11/2026 08:26
MF ANALISI: la partita della competitività non si gioca soltanto a Bruxelles ma anche a Roma
di Stefano da Empoli, presidente Istituto per la Competitività (I-Com) MILANO (MF-NW)--In un saggio su Foreign Affairs del 1994 il futuro Premio Nobel per l'Economia Paul Krugman definì la competitività "un'ossessione pericolosa". Con parole sferzanti l'economista statunitense scriveva che "persone che si considerano sofisticate sul tema danno per scontato che il problema economico che affronta qualsiasi nazione moderna sia essenzialmente quello di competere sui mercati mondiali - che Stati Uniti e Giappone sono concorrenti nello stesso modo in cui Coca Cola compete con Pepsi - e sono inconsapevoli che chiunque potrebbe seriamente mettere in dubbio questo assunto". Krugman non si capacitava del dibattito statunitense dell'epoca. Era il tempo in cui un semi-sconosciuto governatore di uno degli Stati più piccoli e poveri degli Usa aveva clamorosamente sconfitto il presidente in carica, appena reduce da una trionfale campagna militare a capo di una vastissima alleanza internazionale che aveva restituito il Kuwait ai legittimi governanti dopo la fugace conquista operata dall'Iraq di Saddam Hussein. IL CASO BILL CLINTON Eppure il quarantaseienne Bill Clinton da Little Rock in Arkansas aveva prevalso sul campione dell'establishment washingtoniano, il quasi settantenne George H.W. Bush, all'insegna dello slogan It's the economy, stupid. Supportato da una serie di consiglieri economici che facevano della competitività un cavallo di battaglia. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e l'economia americana, che nei primi anni 90 appariva in difficoltà di fronte all'avanzata delle imprese giapponesi e, in misura minore, di quelle europee, ha nel frattempo ripreso il volo. È dunque toccato al Vecchio Continente offrire la migliore risposta a Krugman con il rapporto Draghi sul futuro della competitività europea, che ha contribuito a determinare un picco di interesse sul tema senza precedenti in Europa e non solo. Con buona pace di Krugman per Draghi c'è un'evidente equivalenza tra la competitività delle imprese e quella delle nazioni europee. Il successo delle une è collegato direttamente a quello dei sistemi economici nei quali esse operano. D'altronde sia il rapporto che il successivo manifesto del Rhine Group, il think tank co-presieduto dallo stesso Mario Draghi, parte proprio dalla constatazione che delle prime 50 imprese tecnologiche mondiali solo quattro sono europee. LA PARTITA DELLA COMPETITIVITÀ Tuttavia, contrariamente a quanto appare in un certo dibattito italiano, la partita della competitività non si gioca solo a Bruxelles ma anche nelle capitali nazionali, sia per il ruolo preponderante degli Stati membri sulle scelte di politica economica e industriale sia perché l'andamento dei singoli Paesi all'interno della cornice europea è significativamente divergente. Non bisogna dunque commettere l'errore di pensare alla competitività come a una variabile esogena. Con questo spirito l'Istituto per la Competitività ha promosso il primo rapporto nazionale sulla competitività del Paese, presentato negli scorsi giorni e basato su otto settori chiave individuati come strategici (tlc e infrastrutture digitali, intelligenza artificiale, energia, spazio, difesa, tecnologie pulite per l'elettrificazione, automotive e scienze della vita) rispetto ai quali confrontare la performance dell'Italia con quella degli altri undici Paesi Ue più popolosi. Ciascun comparto è stato analizzato attraverso otto indicatori, di cui sei comuni a tutti i settori (competenze e talenti, investimenti e finanza, ricerca e sviluppo, semplificazione, attrattività e dipendenze internazionali, produttività) e due specifici. Il risultato per l'Italia non è negativo (quarta dopo Svezia, Spagna e Francia, a pari punti con la Germania) ma avrebbe potuto essere decisamente migliore qualora gli indicatori della ricerca e sviluppo e della semplificazione non ci avessero visto nelle posizioni di retrovia. Uno stimolo a migliorare, consci che provare a misurare la competitività è un esercizio utile. (riproduzione riservata) alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Gas europeo: future Ttf dicembre in calo del 3,686% a 84,835 euro
05/11/2026 08:26
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Germania: +4,4% m/m ordini all'industria settembre
05/11/2026 08:22
Germania: +4,4% m/m ordini all'industria settembre
MILANO (MF-NW)--Gli ordini all'industria in Germania sono aumentati del 4,4% su base mensile a settembre, dopo il calo del 10,1% registrato nel mese precedente, secondo i dati preliminari pubblicati dall'Ufficio federale di statistica tedesco. Il consenso degli economisti avevano previsto una crescita del 4,6% m/m. Su base annua, i nuovi ordini nel settore manifatturiero sono aumentati del 3,3%, rispetto all'incremento del 3,2% registrato in precedenza. alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)