COMMENTO ENERGY: crisi Hormuz ridefinisce tema sicurezza energetica globale
17/09/2026 16:45
COMMENTO ENERGY: crisi Hormuz ridefinisce tema sicurezza energetica globale
MILANO (MF-NW)--La crisi in corso nello Stretto di Hormuz è solo l'ultima, e la più grave, di una serie di interruzioni delle forniture energetiche. Due terzi degli scambi energetici mondiali passano attraverso snodi marittimi strategici, mentre un terzo attraversa aree segnate da tensioni geopolitiche. Il 95% della popolazione mondiale vive inoltre in regioni che dipendono dalle importazioni di energia, si legge nel report "Aftershocks: Energy security beyond the Strait of Hormuz crisis", realizzato dal McKinsey Global Institute in collaborazione con la practice Global Energy and Materials di McKinsey, che analizza come la crisi dello Stretto di Hormuz stia ridefinendo il tema della sicurezza energetica a livello globale. Finora, il sistema energetico ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. A sostenerlo sono stati soprattutto fattori temporanei, come le scorte disponibili e gli oleodotti che consentono di aggirare le rotte più esposte. Nel frattempo, i flussi commerciali globali si sono riorganizzati: la Cina ha ridotto le importazioni, mentre gli Stati Uniti hanno attinto alle proprie riserve. Nel complesso, l'economia mondiale è riuscita ad adattarsi a una riduzione dei consumi di petrolio, ma con forti differenze tra Paesi e settori. Il comparto della raffinazione, in particolare, resta sotto forte pressione. Più la crisi si prolunga, più i diversi Paesi stanno ricorrendo a misure strutturali per rafforzare la propria sicurezza energetica. Le soluzioni vanno dall'elettrificazione al maggiore ricorso al carbone, dalla riorganizzazione delle rotte commerciali all'aumento delle scorte e alla gestione della domanda. Entro il 2030, le iniziative già avviate o allo studio potrebbero consentire, in caso di una nuova crisi, di compensare tra il 35 e il 70% dei flussi di petrolio che transitavano dallo Stretto prima dell'attuale interruzione. La loro effettiva realizzazione resta tuttavia incerta e implica dei costi. I nuovi oleodotti sono la soluzione meno costosa, ma permettono soltanto di instradare diversamente il petrolio del Golfo, senza ridurne la dipendenza. Il problema, però, va oltre lo Stretto: sulla sicurezza energetica non esistono soluzioni semplici, ma esistono margini di intervento. In teoria, sostituire le importazioni con tecnologie pulite già mature potrebbe ridurre fino a quasi un terzo il consumo di petrolio e gas. Nella pratica, questa transizione può richiedere tempo, comportare costi elevati e scontrarsi con limiti difficili da superare. Per questo continuano ad avere un ruolo importante anche nuove fonti di approvvigionamento, infrastrutture in grado di ridisegnare le rotte commerciali e adeguate riserve energetiche. Le crescenti preoccupazioni per la sicurezza energetica stanno cambiando anche la valutazione economica degli investimenti in resilienza. Queste misure richiedono risorse, ma nel tempo possono contribuire a ridurre i costi, garantire la continuità delle attività e creare nuove opportunità di crescita. Per aziende e decisori diventa quindi essenziale capire dove si concentrano le proprie vulnerabilità, considerando fonti energetiche, asset e rotte di approvvigionamento, e intervenire di conseguenza: migliorando l'efficienza energetica e aumentando la flessibilità nella scelta degli input, dei fornitori e delle soluzioni logistiche. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)