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MARKET DRIVER: Pmi Eurozona su minimi da 10 mesi, tutto dipende da guerra (Ing)
24/03/2026 11:14
MARKET DRIVER: Pmi Eurozona su minimi da 10 mesi, tutto dipende da guerra (Ing)
MILANO (MF-NW)--Il Pmi dell'Eurozona di marzo è sceso sui minimi degli ultimi 10 mesi, dai 51,9 punti di febbraio a 50,5. "L'indagine suggerisce che finora il settore manifatturiero è stato meno colpito dei servizi e che i prezzi dei fattori produttivi sono nuovamente in aumento. Le prospettive economiche si sono indebolite significativamente, ma ora tutto dipende da come si svilupperà il conflitto", affermano gli economisti di Ing. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Enav, Equita Sim alza target price
24/03/2026 11:12
MARKET DRIVER: Enav, Equita Sim alza target price
MILANO (MF-NW)--Equita Sim ha alzato da 3,7 a 3,9 euro il prezzo obiettivo su Enav, confermando la raccomandazione hold. Gli analisti citano i risultati 2025 "leggermente sopra le attese (e nella parte alta della guidance". pl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: guerra Iran si fa sentire su Pmi Eurozona (Commerzbank)
24/03/2026 11:10
MARKET DRIVER: guerra Iran si fa sentire su Pmi Eurozona (Commerzbank)
MILANO (MF-NW)--Il Pmi composito dell'Eurozona è sceso sui minimi da 10 mesi. "La guerra in Iran sembra farsi sentire: mentre le aspettative nell'area euro calano significativamente, i prezzi dei fattori produttivi sono in aumento. L'incertezza sta colpendo in particolare il settore dei servizi. Allo stesso tempo, l'aumento del Pmi manifatturiero è attribuibile esclusivamente a una distorsione nel calcolo dell'indice. Nonostante il calo significativo di marzo, il Pmi nel suo complesso resta nell'intervallo in cui l'economia dell'area euro ha almeno registrato una crescita moderata in passato", affermano gli economisti di Commerzbank. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: Pmi Eurozona su minimi da 10 mesi, segnali di stagflazione
24/03/2026 11:01
TOP NEWS ESTERO: Pmi Eurozona su minimi da 10 mesi, segnali di stagflazione
MILANO (MF-NW)--Gli indici Pmi preliminari di marzo hanno indicato un indebolimento della crescita della produzione del settore privato dell'Eurozona, causato dalla riduzione dei nuovi ordini. In particolare, dopo l'inizio del conflitto in Medio Oriente, si è registrata una forte impennata del tasso di inflazione dei costi, la più rapida da più di tre anni. Anche i prezzi di vendita sono saliti notevolmente, ma l'accelerazione è stata molto meno accentuata rispetto ai costi. Il conflitto ha anche causato problemi nella catena distributiva, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori nei tempi di consegna da più di tre anni e mezzo. Allo stesso tempo, le aziende del settore privato monitorate dall'indagine hanno lievemente ridotto i loro livelli occupazionali e si sono mostrate di gran lunga meno ottimiste sulle previsioni dell'attività nei prossimi 12 mesi rispetto a febbraio. Nel dettaglio il Pmi composito dell'Eurozona si è attestato a 50,5 punti a marzo, posizionandosi per il quindicesimo mese consecutivo su un valore superiore alla soglia di non cambiamento dei 50 punti e indicando di nuovo una crescita dell'attività economica dell'Eurozona. Tuttavia, l'ultima lettura rappresenta un netto calo rispetto ai 51,9 punti di febbraio, quindi un'espansione marginale e la più debole da dieci mesi. Tale rallentamento della crescita è in larga parte dovuto alla quasi stagnazione dell'attività economica del settore terziario. La produzione manifatturiera, invece, è lievemente aumentata e ad un tasso solo un pò più lento di febbraio. In Germania, la produzione continua ad aumentare, alimentata dalla più rapida espansione della produzione manifatturiera da oltre quattro anni, mentre la Francia ha di nuovo registrato un calo. Il resto dell'Eurozona ha nel frattempo indicato soltanto una leggera espansione dell'attività, una tra le più deboli ad 27 mesi. ALLARMANTI SEGNALI DI STAGFLAZIONE Per Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence, il Pmi preliminare dell'Eurozona "sta mostrando allarmanti segnali di stagflazione con la guerra in Medio Oriente che sta soffocando la crescita facendo salire bruscamente i prezzi. Oltre che l'aumento dei prezzi dell'energia e alle limitazioni sulle catene di approvvigionamento dovute alla guerra, le aziende hanno riportato la più rapida espansione dei costi da oltre tre anni. I ritardi dei fornitori sono balzati al livello più alto dalla metà del 2022 e sono stati attribuiti in gran parte alle difficoltà del trasporto marittimo. Allo stesso tempo, la crescita della produzione è diminuita fino a rasentare la stagnazione, a causa del crollo della fiducia delle aziende e del declino dei nuovi ordini. Il calo delle aspettative di produzione futura è stato il più elevato dall'invasione russa dell'Ucraina nel 2022". I dati dell'indagine di marzo, aggiunge l'esperto, "sono stati indicativi di un rallentamento del tasso di crescita trimestrale del Pil dell'area euro poco inferiore allo 0,1%, con gli indicatori che anticipano le tendenze che hanno mostrato un rischio più alto di recessione nei prossimi mesi. L'indice dei prezzi ha invece mostrato un tasso di inflazione dei prezzi al consumo accelerato e prossimo al 3%, con pressioni sui costi che nei mesi a venire faranno probabilmente salire ancora di più l'inflazione dei prezzi di vendita". OUTLOOK DIPENDE DA DURATA GUERRA, BCE NON IN BUONA POSIZIONE "Le prospettive future dipendono dalla durata della guerra e dalla durata di un eventuale impatto sull'energia e sulle catene di fornitura. I dati Pmi flash evidenziano tuttavia quanto la Banca Centrale Europea non sia più in una buona posizione riguardo alla crescita e all'inflazione, e dovrà adottare un approccio più cauto in materia di politica monetaria, alla luce di un rischio evidente e sempre maggiore di stagflazione nei prossimi mesi", conclude Williamson. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: oro in mercato orso, -22% da record di fine gennaio
24/03/2026 11:01
TOP NEWS ESTERO: oro in mercato orso, -22% da record di fine gennaio
MILANO (MF-NW)--L'oro ha esteso i cali, approfondendo la fase di mercato orso, cioè un periodo in cui il prezzo scende di almeno il 20% dai massimi precedenti, mentre gli investitori chiudono posizioni, con un dollaro più forte e rendimenti dei Treasury elevati che riducono l'attrattiva del metallo giallo. I prezzi dell'oro spot sono calati del 2% prima di ridurre le perdite, toccando un minimo giornaliero poco sopra i 4.300 dollari l'oncia. L'indice del dollaro, che misura la forza del biglietto verde rispetto a un paniere di valute, sale dello 0,45% nella seduta odierna. Un biglietto verde più forte riduce l'appeal del metallo prezioso, prezzato in dollari, rendendolo più costoso per chi detiene altre valute. L'oro spot ha ora perso oltre il 22% dal massimo record di 5.594,82 dollari per oncia raggiunto a fine gennaio, con il metallo prezioso che ha lasciato sul terreno quasi il 10% la scorsa settimana, il peggior calo dal settembre del 2011. Nel frattempo, l'indice del dollaro si è rafforzato di circa il 3% dall'inizio della guerra. I COMMENTI DEGLI ESPERTI Gli osservatori di mercato hanno attribuito la discesa dell'oro a una combinazione di fattori macroeconomici e legati al posizionamento degli investitori. "Sebbene l'oro inizialmente sia aumentato a causa della domanda di rifugio sicuro all'inizio del conflitto con l'Iran, i prezzi si sono recentemente ritirati", conferma Rajat Bhattacharya, senior investment specialist di Standard Chartered. "Vediamo questo schema ripetersi durante periodi di maggiore stress di mercato, "quando gli investitori vendono parte dei loro investimenti per avere contanti a disposizione o per incassare profitti dove possono", puntualizza l'esperto, aggiungendo che anche la recente forza del dollaro ha inciso sulla domanda di oro. Il mercato ha inoltre rivalutato le aspettative sulla politica monetaria statunitense, con l'inflazione persistente che ha ridotto la probabilità di aggressivi tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, mantenendo i rendimenti dei Treasury su livelli elevati. Rendimenti più alti, con quello del Treasury decennale al 4,37%, rendono l'oro meno conveniente perché non paga interessi. Alcuni analisti sottolineano poi che le vendite sull'oro rappresentano una correzione naturale dopo un rally prolungato alimentato dall'incertezza geopolitica e dalla domanda strutturale. Il metallo giallo si è apprezzato di oltre il 64% lo scorso anno. "Il recente rally dell'oro fino ai massimi record è stato guidato meno dall'inflazione e più da una diffusa perdita di fiducia: deficit fiscali, frammentazione geopolitica e Banche centrali che stavano silenziosamente diversificando le proprie riserve lontano dal dollaro", commenta Zavier Wong, analista di mercato di eToro. "Dopo una corsa del genere, una parziale chiusura delle posizioni era inevitabile. L'oro è stato uno degli asset con le migliori performance nell'ultimo anno e, quando i mercati diventano turbolenti, fondi a leva e investitori istituzionali tendono a ridurre l'esposizione". QUADRO DI LUNGO PERIODO RESTA POSITIVO Sebbene gli investitori siano diventati ribassisti sull'oro, gli osservatori del settore mantengono in generale una visione costruttiva a lungo termine sul metallo prezioso, sostenendo che fattori strutturali come rischi geopolitici, preoccupazioni fiscali e domanda continua da parte delle Banche centrali continuano a sostenere lo scenario rialzista dell'oro nel lungo periodo. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)