TOP NEWS ESTERO: trasporti, energia e industria Ue sotto pressione con Reno e Danubio ai minimi storici
02/09/2026 15:02
TOP NEWS ESTERO: trasporti, energia e industria Ue sotto pressione con Reno e Danubio ai minimi storici
MILANO (MF-NW)--I livelli eccezionalmente bassi del Reno e del Danubio stanno mettendo in difficoltà il trasporto merci, creando problemi ad alcune infrastrutture energetiche e aumentando la pressione su diversi settori industriali europei. Con livelli delle acque destinati a rimanere bassi nel breve periodo, gli effetti potrebbero protrarsi nei prossimi mesi, pesando sulla crescita delle economie più esposte. È quanto emerge dall'ultima analisi di Coface, tra i leader mondiali nell'assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale. I dati chiave sono i seguenti. 8 cm: il 18 agosto il livello del Reno a Kaub è sceso ad appena 8 centimetri, ben al di sotto della soglia di 78 centimetri oltre la quale la navigazione subisce limitazioni e del precedente minimo storico di 25 centimetri registrato nel 2018. 20%: all'inizio di agosto alcune chiatte sul Reno trasportavano appena il 20% del carico abituale. 72%: è la quota del trasporto fluviale europeo riconducibile complessivamente al Reno (60%) e al Danubio (12%). Fino a -0,4 punti percentuali di crescita: durante l'ultima grave fase di siccità del 2018, la crescita reale del Pil tedesco si ridusse di 0,3-0,4 punti percentuali. FIUMI EUROPEI AI MINIMI STORICI Da diversi mesi l'Europa è alle prese con temperature eccezionalmente elevate e condizioni di forte siccità, che hanno ridotto sensibilmente la portata di numerosi corsi d'acqua. Le conseguenze sono particolarmente evidenti sul Reno e sul Danubio, due arterie strategiche per i trasporti e l'attività economica del continente. Ad agosto il Reno ha toccato un nuovo minimo storico presso la stazione di rilevamento di Kaub, in Germania, mentre anche diversi tratti del Danubio in Ungheria e Romania hanno raggiunto livelli mai registrati prima. Quella in corso non è più soltanto un'emergenza ambientale. La scarsità d'acqua sta producendo effetti concreti sul trasporto delle merci, sul funzionamento di alcune infrastrutture energetiche e, di conseguenza, sull'attività dei settori industriali che dipendono da queste reti. TRASPORTI IN DIFFICOLTÀ E FILIERE SOTTO PRESSIONE Sebbene il trasporto fluviale rappresenti una quota limitata del traffico merci europeo nel suo complesso, riveste un ruolo strategico nei Paesi attraversati dal Reno e dal Danubio: pesa per il 5,4% del trasporto merci in Germania e arriva fino al 19,2% in Romania. Le possibilità di ricorrere a modalità di trasporto alternative sono inoltre limitate. Una chiatta fluviale può trasportare quasi 2.000 tonnellate di merci, rispetto a un massimo di circa 1.500 tonnellate per un treno merci e ad appena 25 tonnellate per un'autocisterna. Gli effetti dei bassi livelli dell'acqua sono già visibili sia sui volumi trasportati sia sui costi. All'inizio di agosto alcune chiatte in navigazione sul Reno potevano viaggiare con appena il 20% della capacità abituale. Anche sul Danubio gli operatori sono stati costretti a ridurre i carichi, fino al 40% nel tratto rumeno del fiume. Un precedente significativo risale al 2018: durante quella fase di forte siccità, le limitazioni ai carichi e i sovrapprezzi applicati dagli operatori portarono i costi del trasporto fluviale a moltiplicarsi fino a 2,5 volte per le merci solide sfuse e fino a 4,5 volte per quelle liquide. ENERGIA: CRESCE LA PRESSIONE SULL'EUROPA CENTRALE Le conseguenze della siccità non riguardano soltanto i trasporti. Il Danubio svolge infatti un ruolo fondamentale anche nei sistemi di raffreddamento di alcune centrali nucleari. In Ungheria e Romania, i bassi livelli del fiume hanno già creato problemi alle centrali di Paks e Cernavoda, gli unici impianti nucleari dei rispettivi Paesi, che garantiscono circa il 40% della produzione elettrica ungherese e il 20,5% di quella rumena. Per compensare la riduzione della produzione, gli operatori devono aumentare le importazioni di elettricità oppure ricorrere maggiormente alle centrali a gas, con costi più elevati. Non emerge al momento un rischio immediato di blackout su vasta scala, ma la situazione contribuisce comunque ad aumentare i prezzi dell'energia e le tensioni sui mercati regionali. In Romania, ad esempio, l'elettricità importata costa tra due e due volte e mezzo quella prodotta internamente. I governi di Ungheria e Romania hanno inoltre già adottato misure per ridurre temporaneamente i consumi elettrici di alcuni grandi utenti industriali e alleggerire la pressione sul sistema. Le restrizioni interessano soprattutto i comparti a maggiore intensità energetica, tra cui automotive, chimica e materiali da costruzione, con effetti sull'attività industriale già nel mese di agosto. LA CHIMICA TEDESCA TRA I SETTORI PIÙ ESPOSTI Tra i comparti maggiormente vulnerabili figura l'industria chimica tedesca, fortemente concentrata lungo il Reno e particolarmente dipendente dal trasporto fluviale. Il sito Basf di Ludwigshafen è emblematico: situato a sud del punto critico di Kaub, movimenta via fiume circa il 40% delle proprie merci. Un ulteriore abbassamento dei livelli dell'acqua potrebbe compromettere ancora di più i collegamenti con i grandi porti di Amsterdam, Rotterdam e Anversa, fondamentali per la sua catena di approvvigionamento. Le difficoltà arrivano inoltre in una fase già complessa per la chimica tedesca, penalizzata dagli elevati costi energetici e dalla perdita di competitività: dal 2018 la produzione del settore è diminuita di circa il 20%. UN RISCHIO DESTINATO A PESARE SEMPRE DI PIÙ SULL'ECONOMIA EUROPEA Nel breve periodo, le previsioni idrologiche indicano soltanto un miglioramento limitato. Sul Reno la stagione dei livelli più bassi si protrae normalmente fino all'autunno, lasciando prevedere nuove difficoltà nelle prossime settimane. In prospettiva, la riduzione della copertura nevosa, il ritiro dei ghiacciai e l'aumento delle ondate di calore estremo potrebbero rendere fenomeni di questo tipo sempre più frequenti. Uno scenario che mette in evidenza la necessità, tanto per le imprese quanto per i decisori pubblici, di integrare maggiormente il rischio climatico nelle strategie logistiche, industriali ed energetiche. Per le aziende che dipendono dal trasporto fluviale, infatti, non si tratta più soltanto di gestire gli effetti contingenti di un singolo episodio di siccità, ma di ripensare la diversificazione delle catene di approvvigionamento e la loro capacità di resistere a interruzioni legate al clima sempre più frequenti. Eve Barré, economista di Coface, commenta: "i bassi livelli del Reno e del Danubio dimostrano come gli eventi climatici estremi non siano più soltanto una questione ambientale, ma stiano diventando un vero e proprio fattore economico, in grado di incidere contemporaneamente sulla logistica, sull'energia e sull'attività industriale. La situazione attuale desta ancora più preoccupazione perché si è manifestata prima e con maggiore intensità rispetto al 2018, in un contesto di crescita europea più debole". Ernesto De Martinis, Ceo Coface Mediterranean & Africa Region e Board Member, aggiunge: "il livello eccezionalmente basso del Reno e del Danubio dimostra come il rischio climatico possa tradursi rapidamente in un rischio operativo per le imprese, con effetti diretti sui trasporti, sugli approvvigionamenti, sui costi energetici e sulla continuità produttiva. In un'Europa già caratterizzata da una crescita debole e da una competitività industriale sotto pressione, episodi di questo tipo possono amplificare le fragilità delle filiere. La crescente frequenza di questi eventi mostra come il rischio climatico non possa più essere considerato un fattore episodico, ma una variabile strutturale destinata a incidere sempre di più sul sistema produttivo europeo". alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)