Petrolio: GS lancia allarme, rischio carenze globali e scorte ai minimi da 8 anni (milanofinanza.it)
05/05/2026 12:41
Petrolio: GS lancia allarme, rischio carenze globali e scorte ai minimi da 8 anni (milanofinanza.it)
MILANO (MF-NW)--I prezzi del petrolio si stabilizzano dopo il balzo del 4 maggio, mentre i trader monitorano la sempre più fragile tregua di quattro settimane in Medio Oriente a seguito dei nuovi scontri tra Stati Uniti e Iran. Il future sul Brent scende dell'1,29% sotto 113 dollari al barile, dopo essere salito del 5,8% nella seduta precedente, e quello sul Wti del 2% a 104,22 dollari al barile mentre negli Emirati Arabi Uniti il terminal petrolifero a Fujairah è stato colpito da missili iraniani. TREGUA SEMPRE PIÙ FRAGILE IN MEDIO ORIENTE Segno che la tregua si sta sgretolando, secondo Saul Kavonic, analista di Mst Marquee, il quale avverte: "il petrolio potrebbe risalire in modo significativo se la guerra dovesse riprendere e soprattutto se dovessero verificarsi ulteriori danni alle infrastrutture petrolifere". Il presidente statunitense, Donald Trump, ha dichiarato in un'intervista a Salem News Channel, che la guerra potrebbe durare altre due o tre settimane. Il prezzo del Brent è aumentato di oltre l'80% quest'anno, poiché il conflitto in Medio Oriente ha sottratto al mercato centinaia di milioni di barili di petrolio. L'accesso allo Stretto di Hormuz, da cui di solito transita il 20% di petrolio e gas, è soggetto a un doppio blocco: Teheran cerca di impedire il transito delle navi, mentre Washington impedisce al petrolio iraniano di raggiungere i mercati globali. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che i colloqui con Washington stanno "facendo progressi", ma che gli Stati Uniti e gli Emirati Arabi Uniti "dovrebbero fare attenzione a non essere trascinati di nuovo in una palude". Gli eventi nello Stretto hanno chiarito che "non esiste una soluzione militare a una crisi politica", ha aggiunto. Gli Stati Uniti stanno cercando di riequilibrare il potere nello Stretto e l'Iran ha risposto di conseguenza. "Si tratta di un'escalation", afferma Anoop Singh, esperto di Oil Brokerage. Per ora, però, "i mercati trovano un po' di sollievo", aggiungono gli analisti di Ing precisando che, comunque, c'è un notevole scetticismo alla luce delle ripetute proroghe delle scadenze previste per la fine delle ostilità dall'inizio del conflitto. A seguito della guerra in Medio Oriente, i prezzi dell'energia sono schizzati alle stelle, con il petrolio che la scorsa settimana ha superato i 125 dollari al barile. L'aumento dei prezzi dell'energia colpisce tutti gli attori dell'economia europea, dalle imprese alle famiglie. DOMBROVSKIS: AUMENTO PREZZI ENERGIA RALLENTA CRESCITA E SPINGE INFLAZIONE E, come ha sottolineato il commissario europeo per l'Economia, Valdis Dombrovskis, in conferenza stampa al termine dell'Eurogruppo, sta spingendo l'economia europea verso un percorso di crescita più debole e inflazione più elevata. "L'impatto economico complessivo dipenderà da come si evolverà il conflitto, in particolare dalle sue implicazioni sulle forniture energetiche e sulle infrastrutture", ha indicato Dombrovskis. La Commissione Ue presenterà proiezioni più dettagliate nelle sue previsioni economiche di primavera, che saranno pubblicate nel corso del mese di maggio. GOLDMAN SACHS LANCIA L'ALLARME: RISCHIO CARENZE GLOBALI E SCORTE AI MINIMI DA 8 ANNI Intanto Yulia Zhestkova Grigsby, analista di Goldman Sachs, ha analizzato i rischi di una carenza di petrolio. Anche se le scorte globali totali (somma di quelle di greggio e prodotti raffinati, a terra e in mare, commerciali e strategiche) difficilmente raggiungeranno livelli minimi quest'estate, "la velocità di riduzione e le perdite di offerta in alcune regioni e per alcuni prodotti sono preoccupanti, con le riserve facilmente accessibili di prodotti raffinati che si stanno avvicinando rapidamente a livelli molto bassi", avverte l'esperta. I rischi più immediati di carenza restano nei prodotti di base petrolchimici (nafta e gpl) e nel carburante per aerei (jet fuel), soprattutto in Asia esclusa la Cina e in Europa. "Ma il fatto che le scorte globali di petrolio si stiano avvicinando al livello più basso degli ultimi otto anni è più preoccupante dal punto di vista della velocità di esaurimento che non da quello del livello complessivo, almeno per ora", precisa Grigsby, stimando che le scorte globali totali di petrolio, incluse quelle "invisibili" (principalmente prodotti raffinati nei Paesi non Ocse), siano pari attualmente a 101 giorni di domanda globale (da 105 a fine febbraio). Supponendo un ritmo simile di riduzione di 3 giorni al mese (coerente con un deficit di poco superiore al 10%), le scorte globali sono viste scendere a 98 giorni entro fine maggio. Sebbene queste stime aggregate rimangano sopra il minimo di 61 giorni di scorte di emergenza richiesto dall'Ue e sopra il livello minimo operativo del sistema petrolifero globale stimato a 30-40 giorni, per Grigsby sottostimano in modo significativo i rischi di carenze a livello di singoli Paesi e prodotti, a causa delle grandi differenze tra prodotti e regioni e delle restrizioni all'esportazione. I PRODOTTI RAFFINATI GUIDANO LA RAPIDA RIDUZIONE DELLE SCORTE STIMATE In particolare, Grigsby ha previsto che le scorte commerciali globali di prodotti raffinati siano scese rapidamente a 45 giorni di domanda globale (contro i 50 prima della guerra in Iran). Le scorte globali di greggio, relativamente stabili, offrono un cuscinetto per i Paesi con capacità di raffinazione. Sebbene solo circa il 30% delle scorte di prodotti sia visibile, esse mostrano forti riduzioni al di fuori delle regioni con restrizioni all'esportazione, ad esempio la Cina. Le scorte di nafta sono diminuite del 72% a Fujairah (Emirati Arabi Uniti) e del 37% nell'area del Nord Europa dalla fine di febbraio, riflettendo tensioni nel settore petrolchimico e la mancanza di alternative alla perdita di forniture dal Golfo. Ci sono rischi più elevati di scarsità di prodotti raffinati nell'area Asia-Pacifico e in Europa. "Sebbene le scorte globali di petrolio non siano ancora a livelli critici, un surplus in un Paese non può risolvere le carenze altrove. Mentre l'Asia-Pacifico ha compensato il 70% delle importazioni mancate di prodotti dal Golfo con una riduzione delle esportazioni, le importazioni nette totali di greggio dell'Asia-Pacifico sono diminuite di 7 milioni di barili al giorno ad aprile rispetto all'anno precedente", osserva l'analista di Goldman Sachs che con i colleghi del settore energia e trasporti ha recentemente stimato che le scorte commerciali europee di jet fuel (escluse le riserve governative di emergenza) potrebbero scendere sotto la soglia critica di carenza di 23 giorni dell'Aie già a giugno. Sempre entro giugno l'esperto si attende che le scorte commerciali Ocse di petrolio scendano a 57 giorni di domanda, al livello più basso dal 2018. fra (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 5 MAGGIO 2026
05/05/2026 12:40
PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 5 MAGGIO 2026
MILANO (MF-NW)--I listini azionari europei trattano in rialzo, con l'Euro Stoxx 50 che avanza dell'1,34%, anche se una ripresa della violenza in Medio Oriente ha messo alla prova il fragile cessate il fuoco nella regione. Comunque sia gli economisti di Pepperstone ritengono che, finché la Casa Bianca e Teheran resteranno impegnate nei colloqui di pace, "questo dovrebbe essere sufficiente a sostenere la propensione al rischio". Sul fronte della politica monetaria, la Banca Centrale Europea potrebbe alzare i tassi di interesse nella riunione del mese prossimo se l'inflazione dell'Eurozona dovesse continuare a salire a causa dell'impatto della guerra in Iran, ha affermato il governatore della Bundesbank. "Se le prospettive di inflazione non dovessero mostrare un miglioramento significativo nelle proiezioni" del prossimo meeting, "ciò indicherebbe la necessità di un aumento dei tassi di interesse", puntualizzato Joachim Nagel in un discorso a Francoforte. "Mi aspetto che a giugno la nebbia si diradi in una certa misura e che si possa vedere più chiaramente la direzione verso cui stiamo andando", ha aggiunto Nagel. "Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo che il tasso di inflazione torni al 2% nel medio termine. Stiamo quindi allineando di conseguenza il nostro orientamento di politica monetaria". Più a lungo durerà la guerra, maggiore sarà il rischio che l'inflazione rimanga elevata se la politica monetaria non interviene, ha poi osservato Nagel. Il board della Bce sta osservando attentamente se i prezzi più alti dell'energia si stanno trasmettendo ad altre misure dell'inflazione, ad esempio attraverso maggiori richieste salariali, che potrebbero rafforzare ulteriormente l'aumento dei prezzi. Anche le aspettative dei mercati finanziari sono attentamente monitorate, ha puntualizzato il presidente della Bundesbank. Anche con l'approccio attendista dell'ultima riunione, Nagel ha infine affermato che la Bce è pronta ad agire in qualsiasi momento. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)