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MARKET DRIVER: Dea, Alantra conferma buy e tp dopo conti
30/09/2026 15:20
MARKET DRIVER: Dea, Alantra conferma buy e tp dopo conti
MILANO (MF-NW)--Alantra conferma il rating buy e il prezzo obiettivo di 12,30 euro su Distribuzione Elettrica Adriatica. "Risultati solidi per il primo semestre del 2026, caratterizzati da una crescita a tutti i livelli del conto economico e da un ulteriore miglioramento della redditività", segnalano gli analisti, che riconducono l'aumento dell'indebitamento netto "principalmente a tempistiche di natura normativa piuttosto che da debolezze operative di fondo, con previsioni di un miglioramento della generazione di cassa e del mantenimento del trend positivo nel secondo semestre". In altre parole, il 1* semestre rappresenta un "checkpoint positivo", con una redditività in ulteriore miglioramento e una crescita della top line in area alta singola cifra percentuale. "L'impegno del gruppo nel portare avanti la pipeline di M&A rimane un fattore chiave di crescita, volto ad aumentare il numero di PoD e a rafforzare il posizionamento tra i distributori di energia elettrica italiani", concludono da Alantra. bon andrea.bonfiglio@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Avolio (RedFish), vero problema prossimi anni è stock debito Usa
30/09/2026 15:17
MARKET DRIVER: Avolio (RedFish), vero problema prossimi anni è stock debito Usa
MILANO (MF-NW)--A detta di Thomas Avolio, Principal di RedFish Capital, il vero problema dei prossimi anni non è il deficit, ma lo stock di debito che gli Stati hanno accumulato. "E qui", spiega Avolio, "la mia critica non è solo alla necessità di disciplina fiscale o di controllo della spesa. È alla risposta monetaria che si sta utilizzando per combattere l'inflazione: rendere il costo del denaro sempre più restrittivo. Se l'inflazione non nasce da un'economia surriscaldata, ma principalmente da uno shock energetico, alzare i tassi significa colpire credito, investimenti e crescita, senza intervenire sulla causa dei prezzi. Il risultato è quello di peggiorare proprio il problema che si vorrebbe risolvere: con una crescita reale già debole e uno stock di debito enorme, comprimere ulteriormente il denominatore rende ancora più difficile ridurre il rapporto debito/Pil. Il punto è quindi come ridurre il peso reale del debito senza distruggere la crescita. Storicamente, uno dei modi più efficaci per farlo è stato combinare crescita nominale, inflazione e tassi reali contenuti. È la direzione verso cui, a mio avviso, il sistema sarà costretto a muoversi. Il debito è ormai troppo elevato per essere ridotto soltanto attraverso tagli alla spesa e avanzi fiscali. Serve inflazione per comprimere nel tempo il valore reale dello stock di debito, ma serve anche disciplina fiscale per evitare che la spesa continui ad alimentare il problema. Ed è proprio qui che nasce la contraddizione. I governi hanno bisogno di disciplina fiscale, ma i cicli elettorali spingono nella direzione opposta: si finanzia il consenso di oggi e si lascia il conto a domani. Nessun governo occidentale può realisticamente costruire il proprio consenso su tagli strutturali alla pubblica amministrazione e investimenti con ritorni tra dieci anni. Il problema del debito è quindi anche un problema di orizzonte temporale della politica. La soluzione passa dalla produttività. E qui lo Stato deve muoversi per primo. Non può chiedere alle imprese di diventare più efficienti grazie all'AI continuando a gestire autorizzazioni, controlli, documenti e processi amministrativi con tempi e modalità del passato. Se l'AI deve essere il motore della crescita dei prossimi anni, la pubblica amministrazione deve essere la prima a integrarla nei propri processi. Meno burocrazia, meno costi, meno tempi morti e più produttività. Solo così la crescita può accelerare più del debito e il rapporto debito/Pil può iniziare a scendere. La vera scommessa sull'intelligenza artificiale, quindi, non è il timing dell'adozione nel settore privato. Quello sarà rapido. La scommessa è che l'intero sistema riesca a essere ottimizzato per assorbirla. Se un lavoratore produce il doppio ma intorno a lui restano autorizzazioni lente e burocrazia medioevale, una parte del guadagno di produttività viene semplicemente persa. Il vero collo di bottiglia dunque è lo Stato". fus (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: segnali di allarme dall'obbligazionario francese, spread vs Bund a 120 pb
30/09/2026 15:03
TOP NEWS ESTERO: segnali di allarme dall'obbligazionario francese, spread vs Bund a 120 pb
MILANO (MF-NW)--Un indicatore del rischio dei titoli di Stato francesi ha raggiunto un nuovo livello significativo, mentre gli investitori si preparano a possibili turbolenze politiche il prossimo anno. Il rendimento aggiuntivo richiesto dagli investitori per acquistare i titoli di Stato francesi a 10 anni rispetto ai più sicuri titoli tedeschi di pari scadenza è salito a 120 punti base per la prima volta dal 2012. Gli investitori sono in allerta in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, mentre i partiti di opposizione sono riluttanti a raggiungere compromessi con l'amministrazione uscente del presidente Emmanuel Macron a soli sette mesi dal voto. Secondo un sondaggio sulle intenzioni di voto pubblicato all'inizio di questa settimana, la candidata di estrema destra Marine Le Pen e il rivale di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon dovrebbero accedere al ballottaggio del secondo turno. FARO SUI CONTI PUBBLICI FRANCESI Anche i rischi per i conti pubblici del Paese continuano ad attirare l'attenzione. L'agenzia francese del debito ha annunciato nella tarda serata di ieri che il prossimo anno prevede di emettere complessivamente 340 miliardi di euro di debito a medio e lungo termine, al netto dei riacquisti, un ammontare record. Il governo dovrebbe presentare domani il bilancio per il 2027. Il Paese fatica a riportare sotto controllo i conti pubblici, mentre la crescita economica rallenta bruscamente e un Parlamento frammentato si oppone alle misure di austerità. Il deficit è destinato ad aumentare fino a circa il 5,4% del Pil nel 2026, anziché ridursi leggermente rispetto al 5,1% del 2025 come inizialmente previsto dal governo. La volatilità politica e di bilancio ha determinato una performance peggiore dei titoli di Stato francesi durante il recente selloff globale. Lo spread rispetto alla Germania è quasi raddoppiato negli ultimi quattro mesi, mentre i costi di finanziamento a lungo termine sono saliti a livelli che non si vedevano dal 2002. L'AVVERTIMENTO DI VANGUARD Vanguard, il colosso dell'asset management che gestisce circa 12.000 miliardi di dollari, avverte che il deterioramento del merito di credito della Francia potrebbe spingere ancora più in alto il costo dei finanziamenti, mentre aumentano i dubbi sulla capacità del governo di ridurre il deficit. "Le persone dimenticano quanto facilmente la domanda nei mercati del debito, quando questi diventano il centro di questioni geopolitiche, possa scomparire nei momenti di crisi", ha affermato al Financial Times Ales Koutny, responsabile dei tassi internazionali di Vanguard. La società mantiene un'esposizione ai titoli di Stato francesi inferiore a quella del benchmark. Secondo Koutny, le elezioni presidenziali di aprile potrebbero peggiorare ulteriormente il quadro se i partiti, dalla sinistra radicale alla destra radicale, dovessero rifiutare tagli alla spesa impopolari. "Il prossimo anno, alle elezioni, alcuni partiti potrebbero dedicarsi alla propaganda politica e questo potrebbe portare a ulteriori proposte di allentamento fiscale". FRANCIA SI COMPORTA COME SE NON AVESSE RATING A All'inizio del mese Scope ha declassato la Francia ad A+ da AA-, citando il "continuo deterioramento delle prospettive fiscali", caratterizzato da deficit persistentemente elevati, aumento della spesa per interessi e crescente peso del debito pubblico. Anche secondo Evelyne Gomez-Liechti, strategist di Mizuho, la Francia "sta sempre più trattando come un emittente sovrano con un rating inferiore a quello A", mentre, in assenza di un catalizzatore in grado di stabilizzare il mercato, pochi investitori sembrano disposti a contrastare l'allargamento dello spread. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: BoE lancia allarme, se AI non mantiene promesse sono guai per obbligazionario
30/09/2026 15:02
TOP NEWS ESTERO: BoE lancia allarme, se AI non mantiene promesse sono guai per obbligazionario
MILANO (MF-NW)--Un eventuale fallimento dell'intelligenza artificiale nel produrre l'accelerazione sperata della produttività e della crescita economica potrebbe infliggere un nuovo colpo ai prezzi dei titoli di Stato, ha avvertito la Bank of England. Nel suo report trimestrale, il Financial Policy Committee ha affermato che negli ultimi mesi sono aumentate le minacce al corretto funzionamento del sistema finanziario, mentre è proseguita la guerra tra Stati Uniti e Iran. Dall'inizio della guerra, i prezzi dei titoli di Stato sono diminuiti, spingendo al rialzo i rendimenti e aumentando i costi di altre forme di finanziamento, come i mutui. Il calo dei prezzi riflette in larga misura l'accelerazione dell'inflazione provocata dall'aumento dei prezzi dell'energia dalla fine di febbraio. Gli investitori sono però preoccupati anche per il costante aumento dei livelli di debito. IA NUOVA FONTE DI PREOCCUPAZIONE L'Fpc ha affermato che, sebbene finora il sistema finanziario si sia dimostrato "resiliente" mentre i rendimenti sono saliti ai massimi pluriennali, "permane il rischio di una brusca correzione". Una nuova fonte di preoccupazione è rappresentata dall'intelligenza artificiale, che ha già fornito un impulso alla crescita negli Stati Uniti e in alcune aree dell'Asia, con la speranza che questi effetti si estendano anche ad altre parti del mondo. Tuttavia, l'entità dell'impulso alla crescita derivante dall'adozione dell'IA è altamente incerta. Se queste aspettative dovessero essere deluse, i titoli di Stato potrebbero perdere parte della loro attrattiva agli occhi degli investitori, ha avvertito la BoE. "Le prospettive di crescita e quelle dei conti pubblici dipendono in parte dalle aspettative che lo sviluppo e l'adozione dell'IA generino significativi incrementi di produttività. Una revisione di tali aspettative potrebbe quindi influenzare non soltanto le valutazioni degli asset legati all'IA, ma anche i mercati del debito sovrano", ha avvertito la BoE. COSA TEME LA BOE La Banca centrale inglese ha inoltre evidenziato il crescente ricorso all'emissione di debito per finanziare lo sviluppo dei modelli di AI, che secondo la BoE supera ormai gli importi presi a prestito da molti governi, compreso quello britannico. "Ciò ha aumentato la misura in cui gli sviluppi nell'IA incidono su un'ampia gamma di investitori e mercati di finanziamento". Un'altra fonte di preoccupazione per la BoE è il comportamento dei nuovi modelli di IA, alcuni dei quali "hanno intrapreso azioni inattese" e potrebbero potenzialmente compromettere il funzionamento delle reti informatiche essenziali per il sistema finanziario. Separatamente, il governatore della BoE Andrew Bailey ha avvertito che i modelli di AI rischiano di operare al di fuori dei tradizionali meccanismi volti a garantire che l'interesse collettivo sia protetto dalle azioni individuali. "Un sistema sufficientemente potente che operi all'interno di un circuito auto-rinforzante rischia di ridurre la capacità della società di esercitare una supervisione e un intervento significativi". PREOCCUPAZIONI BOE SEMPRE PIU' CONDIVISE Le preoccupazioni della Banca centrale sono sempre più condivise dalle banche e dalle altre istituzioni finanziarie. L'indagine semestrale della BoE condotta su 57 società ha rilevato che il 63% è preoccupato per i rischi derivanti dall'IA, rispetto al 31% di inizio anno. "Si tratta di uno dei maggiori cambiamenti registrati nelle ultime edizioni dell'indagine e porta i rischi legati all'IA da una posizione relativamente bassa nella classifica delle preoccupazioni al terzo rischio più citato", ha affermato la BoE. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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Usa: +2,2% t/t Pil 2° trimestre
30/09/2026 14:57
Usa: +2,2% t/t Pil 2° trimestre
MILANO (MF-NW)--La crescita dell'economia statunitense, misurata dal Pil, si è attestata al 2,2% nel secondo trimestre, con una significativa revisione al rialzo rispetto all'1,5% della seconda stima. Nei primi tre mesi dell'anno il Pil è cresciuto del 2,5%, dopo le revisioni annuali. Le spese per consumi personali sono aumentate del 3,8%, dopo il +0,7% del primo trimestre, con una revisione al rialzo rispetto al +3,4% indicato nella seconda stima. Sono state inoltre riviste al rialzo le componenti relative agli investimenti fissi non residenziali, agli investimenti fissi residenziali, alla spesa pubblica, alle scorte private e alle esportazioni nette. La stima preliminare del Pil del terzo trimestre sarà pubblicata il 29 ottobre. alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)