TOP NEWS ESTERO: Borsa Tel Aviv in rosso e shekel debole, Israele senza maggioranza
28/10/2026 18:02
TOP NEWS ESTERO: Borsa Tel Aviv in rosso e shekel debole, Israele senza maggioranza
MILANO (MF-NW)--Borsa di Tel Aviv in netto ribasso, shekel in deprezzamento e rendimento dei titoli di Stato decennali in rialzo in scia allo stallo politico di Israele. Con il 100% dei voti espressi ai seggi scrutinati - manca all'appello solo il 14% dei voti espressi tramite la cosiddetta 'doppia busta' - né il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, né il suo principale sfidante Gadi Eisenkot sembrano destinati a ottenere seggi sufficienti per la maggioranza alla Knesset. A Tel Aviv, nel dettaglio, il TA 90 ha archiviato la seduta in netto ribasso del 4,47%, il TA 125 del 2,46% e il TA 35 dell'1,81%. Sul valutario lo shekel si è deprezzato sia nei confronti dell dollaro, con il cambio usd/ils che è salito sopra quota 3,12, sia nei confronti dell'euro, con il cross euro/ils sopra 3,47. In rialzo, infine, anche il rendimento del decennale israeliano che ha superato il 4,14%. NESSUNA SVOLTA STRATEGICA DA ELEZIONI ISRAELE Nessuno schieramento ha conquistato la maggioranza alle elezioni israeliane ed "è improbabile che il prossimo governo modifichi l'orientamento strategico del Paese, compresa la politica nei confronti dell'Iran e del riconoscimento di uno Stato palestinese. Questa posizione potrebbe limitare la cooperazione con i Paesi arabi, riducendo l'influenza di Israele come potenza regionale di medio livello", affermano gli strategist di Unicredit. Gli esperti sottolineano che il quadro macroeconomico israeliano rimane solido, caratterizzato da una robusta crescita economica e da un'inflazione contenuta. La Bank of Israel prevede una crescita del Pil del 3,4% quest'anno e del 5,1% il prossimo, con un'inflazione in aumento soltanto moderato, dall'1,5% al 2,1%. "Tuttavia, il nuovo governo dovrà affrontare diverse sfide. Dal punto di vista economico, sarà necessario far fronte a un grave problema di accessibilità economica delle abitazioni. Inoltre, il Paese è profondamente diviso, come dimostra il risultato elettorale molto equilibrato, e uno dei principali compiti del nuovo esecutivo sarà quello di ricomporre queste divisioni". Per Unicredit un governo guidato dallo schieramento di Eisenkot potrebbe tuttavia avviare un'inchiesta sul massacro del 7 ottobre 2023, con il rischio di alimentare nuove tensioni nella società. Un governo Netanyahu, invece, comporterebbe molto probabilmente la prosecuzione della politica di espansione degli insediamenti in Cisgiordania e dell'atteggiamento aggressivo nei confronti dell'Iran. Quest'ultimo, in particolare, aumenta il rischio di una nuova escalation nella regione, con conseguenze potenzialmente negative per le forniture energetiche globali e la crescita economica. Per gli strategist è improbabile che il nuovo governo apporti cambiamenti fondamentali alla dottrina di sicurezza israeliana o accetti la creazione di uno Stato palestinese. Ciò potrebbe a sua volta influire sul ruolo del Paese come potenza regionale di medio livello, soprattutto laddove tale ruolo dipenda dalla cooperazione con i Paesi arabi. Il progetto Imeec, il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, rappresenta un esempio in questo senso. La sua realizzazione riveste un'importanza geoeconomica fondamentale per i Paesi occidentali, poiché il corridoio potrebbe ridurre la dipendenza delle catene di approvvigionamento dall'Iran e dalla Russia, avvicinando al contempo l'India all'Occidente. L'Imeec potrebbe inoltre offrire un'alternativa al transito attraverso il Canale di Suez, dal momento che gli attacchi degli Houthi contro le navi che attraversano lo Stretto di Bab el-Mandeb hanno ripetutamente provocato gravi interruzioni lungo questa rotta. "Il corridoio potrebbe quindi rafforzare il ruolo di Israele come potenza di medio livello, trasformando il Paese in un ponte strategico tra India, Golfo ed Europa. Tuttavia, questa ambizione rimane subordinata alla sicurezza regionale e alla normalizzazione delle relazioni con l'Arabia Saudita e gli altri Stati del Golfo, mentre i conflitti con l'Iran e i palestinesi restano irrisolti", concludono da Unicredit. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)