Venezuela: rivelerà debito da 240 mld usd, verso più grande ristrutturazione al mondo (FT)
24/06/2026 08:32
Venezuela: rivelerà debito da 240 mld usd, verso più grande ristrutturazione al mondo (FT)
MILANO (MF-NW)--Il Venezuela, scrive il Financial Times, è pronto a rivelare un debito di 240 miliardi di dollari, molto più alto del previsto, mentre il Paese avvia la più grande ristrutturazione del debito sovrano della storia dopo la rimozione di Nicol s Maduro da parte degli Stati Uniti. Il Paese dovrebbe rendere note passività significativamente superiori alle stime di mercato, comprese tra 150 e 200 miliardi di dollari, quando nelle prossime settimane svelerà ai creditori lo stato delle proprie finanze, secondo fonti a conoscenza dei fatti. Delcy Rodríguez, leader ad interim del Venezuela, punta a raggiungere un accordo con i creditori entro la fine dell'anno che possa aprire la strada al ritorno del Paese sui mercati internazionali, dai quali è stato escluso per quasi un decennio sotto Maduro, deposto in seguito a un raid militare statunitense a gennaio. La banca d'investimento statunitense Centerview Partners, incaricata come consulente finanziario da Caracas, ha contribuito a elaborare una bozza per riportare il debito del Venezuela su un percorso sostenibile che sarà pubblicata all'inizio di luglio, secondo le fonti. Il Paese pubblicherà anche un quadro macroeconomico entro la fine del mese, che stima la dimensione dell'economia in difficoltà intorno ai 100 miliardi di dollari, in calo rispetto ai 370 miliardi del 2012, ultimo anno al potere del predecessore di Maduro, Hugo Ch vez, con un rapporto debito/Pil superiore al 200%, secondo le fonti. In modo insolito per una grande ristrutturazione sovrana, l'analisi di sostenibilità del debito non è stata redatta dal Fondo Monetario Internazionale e alcuni membri dell'opposizione venezuelana temono che una ristrutturazione accelerata al di fuori del perimetro dell'Fmi possa indebolire la posizione negoziale del Paese con i creditori. Le obbligazioni del Venezuela sono scambiate intorno a 55 centesimi per dollaro, in aumento rispetto ai 33 centesimi precedenti la caduta di Maduro, ma questi prezzi non includono anni di interessi non pagati. "Questo è uno dei primi grandi casi di ristrutturazione in cui l'analisi di sostenibilità del debito non è stata redatta dell'Fmi", ha dichiarato un investitore che ha recentemente abbandonato posizioni sui bond venezuelani. "Deve essere una discussione orchestrata dall'Fmi tra creditori e deve esserci un perimetro del debito adeguato e verificato". Comunque sia, secondo alcune fonti, vi sono stati colloqui tecnici con il Fondo sui dati economici e il piano di ristrutturazione seguirà uno schema simile a quello dell'Fmi. Il Venezuela ha ripreso i rapporti con il Fondo ad aprile dopo sette anni di isolamento. Un portavoce dell'Fmi ha dichiarato che il Fondo non è stato coinvolto nel processo di ristrutturazione annunciato dal Venezuela. "Il personale del Fondo mantiene un dialogo regolare con le autorità venezuelane, anche sulle prospettive macroeconomiche, come facciamo con tutti i Paesi membri. Il Fondo è pronto a fornire assistenza se necessario", ha aggiunto. Il Venezuela è quindi destinato a "battere" il default greco da 200 miliardi di dollari del 2012 durante la crisi dell'Eurozona come la più grande ristrutturazione mai registrata. Tra l'altro quella del Venezuela è già considerata più complessa di qualsiasi precedente ristrutturazione a causa della varietà dei debiti e del lungo periodo trascorso dall'interruzione dei pagamenti. Le obbligazioni del governo e di Pdvsa, la compagnia petrolifera statale, rappresentano la parte più grande e verificata del debito venezuelano, pari a circa 60 miliardi di dollari più circa 40 miliardi di interessi post-default. Questa cifra cresce di 5 miliardi all'anno. Gli investitori stimano inoltre che il Venezuela debba tra 30 e 50 miliardi di dollari a compagnie petrolifere e creditori commerciali per fatture non pagate e oltre 20 miliardi in risarcimenti legali. Il Paese avrebbe inoltre debiti stimati tra 10 e 20 miliardi verso la Cina, circa 6 miliardi verso la Russia e 4 miliardi verso banche di sviluppo. Il governo di Rodríguez ha accelerato i tempi rispetto alle attese dei creditori, avviando la ristrutturazione il mese scorso con la nomina di Matthieu Pigasse di Centerview, banchiere francese che ha seguito Grecia, Argentina e altri grandi accordi di debito. Lazard ha recentemente cercato di sostituire Centerview offrendo un incarico per circa 25 milioni di dollari, proposta respinta dal Venezuela. Gli obbligazionisti osserveranno soprattutto la rapidità con cui il Paese potrà rilanciare la produzione petrolifera e l'andamento della ripresa delle vendite di greggio mediata dagli Stati Uniti. La Banca centrale venezuelana ha pubblicato dati che mostrano esportazioni petrolifere per 5,5 miliardi di dollari nel primo trimestre dell'anno, in aumento rispetto ai 4,4 miliardi di fine mandato Maduro, ma ancora lontani dai livelli precedenti al default e alle sanzioni. "I tempi rendono tutto più complesso. Potrebbe concludersi entro il 2026? È possibile, ma con poche probabilità. È più probabile che si protragga fino al 2027", commenta Jeff Grills di Aegon Asset Management. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)