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Istat: proseguono calo e invecchiamento popolazione, cresce partecipazione a lavoro
31/08/2026 12:57
Istat: proseguono calo e invecchiamento popolazione, cresce partecipazione a lavoro
ROMA (MF-NW)--La popolazione residente continuerà a diminuire per tutto l'orizzonte previsivo (2025-2080), anche negli scenari più favorevoli. E' quanto indicano le nuove previsioni demografiche dell'Istat in base 1* gennaio 2025, rinnovate nel disegno degli scenari futuri. Secondo lo scenario mediano, la popolazione passa da 58,9 milioni di residenti al 1* gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030, 55 milioni nel 2050 e 45,8 milioni nel 2080. Gli intervalli di confidenza al 90% indicano che la diminuzione della popolazione rappresenta un risultato praticamente certo. Le dinamiche territoriali risultano differenziate. L;e previsioni evidenziano un processo di contrazione demografica generalizzato ma con intensità differente sul territorio. Gli intervalli di confidenza indicano che nel Centro e nel Mezzogiorno la diminuzione della popolazione risulta confermata in tutte le traiettorie considerate, con effetti particolarmente pronunciati nel secondo. Nel Nord, invece, gli scenari più favorevoli prospettano l'eventualità di una popolazione in crescita. L'evoluzione futura della popolazione sarà determinata dall'interazione tra una dinamica naturale strutturalmente negativa e un saldo migratorio con l'estero positivo ma insufficiente a compensarla. Nello scenario mediano, le nascite si mantengono su livelli stabili fino al 2030 (355.000 nati annui). Si scende poi a 335.000 nel 2050 e a 281.000 nel 2080. I decessi aumenteranno significativamente, passando da 652.000 nel 2025 a 708.000 nel 2030 e raggiungendo un picco di 869.000 nel 2058. Tale evoluzione riflette i cambiamenti attesi nella struttura per età: le numerose generazioni oggi adulte entreranno via via nelle età anziane. Le previsioni indicano che gli immigrati passano da circa 432.000 nel 2025 a 423.000 nel 2030, per poi ridursi a 372.000 nel 2050 e risalire a 404.000 nel 2080. Gli emigrati per l'estero si attestano invece intorno a 144.000 nel 2025, 176.000 nel 2030, 169.000 nel 2050 e 183.000 nel 2080. Il saldo migratorio estero rimane positivo lungo tutto l'orizzonte previsivo. Tuttavia, il contributo migratorio non compensa le perdite derivanti dal saldo naturale negativo, neanche negli anni in cui il saldo migratorio raggiunge livelli più elevati. Le previsioni delineano un quadro di generalizzato invecchiamento destinato a caratterizzare l'Italia in futuro. Alla base di questa evoluzione vi è il progressivo passaggio nelle età anziane delle generazioni nate durante il baby boom degli anni '60 e della prima metà degli anni '70. Le generazioni più giovani sono invece meno consistenti, in conseguenza della persistente bassa natalità degli ultimi decenni. L'effetto congiunto di questi due fenomeni modifica profondamente la struttura della popolazione. L'invecchiamento della popolazione rappresenta uno dei risultati più sicuri: anche gli scenari più favorevoli conducono a una popolazione più anziana di quella attuale. Significativo è anche l'aumento dei grandi anziani. La popolazione di 85 anni e più passa dal 4,1% del 2025 al 4,4% nel 2030, supera il 7% nel 2050 e raggiunge l'8,4% nel 2080. Si tratta della componente più esposta a bisogni assistenziali e sanitari, il cui incremento rappresenta una delle principali sfide per il sistema di welfare e per l'organizzazione dei servizi sociosanitari. Parallelamente, l'attesa riduzione della popolazione tra 15 e 64 anni costituisce uno degli aspetti più rilevanti per le possibili conseguenze sulla crescita economica, sulla sostenibilità del sistema pensionistico, sull'offerta di lavoro e sulla capacità del Paese di rispondere alla crescente domanda di assistenza generata dall'invecchiamento della popolazione. Il tasso di attività, che misura la quota delle forze di lavoro sulla popolazione tra i 15 e i 64 anni, è previsto in crescita lungo l'orizzonte considerato. Secondo le ipotesi contemplate nello scenario mediano passa dal 66,7% nel 2025 al 71% nel 2050, con un aumento di 4,3 punti percentuali. Un'evoluzione in continuità con la tendenza già in atto da diversi anni; nel 2004, infatti, partecipava al mercato del lavoro il 62,5% della popolazione in età lavorativa. L'incremento atteso riflette una progressiva maggiore partecipazione al lavoro, favorita soprattutto dall'aumento dell'attività femminile e dalla permanenza più prolungata delle persone nelle età lavorative più mature. Si prevede un aumento della partecipazione lavorativa più intenso tra le donne, potendo sfruttare margini di miglioramento maggiori rispetto agli uomini. Il tasso di attività femminile, oggi inferiore di circa 18 punti percentuali a quello maschile, sale dal 57,8% del 2025 al 64,2% nel 2050, con un incremento di 6,4 punti percentuali. Per gli uomini la crescita prevista è più contenuta, dal 75,6% al 77,2% (+1,6 punti). Di conseguenza, il divario di genere si riduce da 17,9 a 13 punti percentuali al termine dell'orizzonte previsivo, rimanendo comunque rilevante. L'incremento dei tassi di attività attenuerà, pur senza una piena compensazione, l'effetto della progressiva contrazione della popolazione tra i 15 e i 64 anni, la cui incidenza sul totale dei residenti è prevista passare dal 63,4% odierno al 55,3% nel 2050. In valori assoluti si tratta di quasi 7 milioni di 15-64enni in meno. In virtù delle positive aspettative circa i futuri tassi di attività, le forze di lavoro diminuiscono in misura più contenuta rispetto alla popolazione complessiva. com/rov (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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FOCUS: il conto nascosto del caro scuola (Etoro)
31/08/2026 12:51
FOCUS: il conto nascosto del caro scuola (Etoro)
MILANO (MF-NW)--Il costo della scuola è aumentato di quasi il 20% dal 2020 e per il nuovo anno scolastico Federconsumatori stima 673,60 euro per il corredo, il 2,3% in più rispetto al 2025. Aggiungendo la spesa media per libri e dizionari si arriva a 1.219,26 euro, circa il 2% in più rispetto all'anno precedente. È ciò che emerge dall'analisi di Etoro. IL CARO È NOMINALE Il confronto cambia però se si porta il 2020 ai prezzi di oggi. Nel 2020 libri e corredo costavano complessivamente 1.019,10 euro: a prezzi di luglio 2026 (rivalutati con il calcolatore Istat Rivaluta), quella stessa cifra varrebbe circa 1.251,50 euro. In questo modo, il +19,6% nominale accumulato in 6 anni si traduce in un calo di circa il 2,6%. In termini reali quindi il back to school tradizionale non sembra pesare più del 2020. CAMBIA LA SPESA A pesare sulle famiglie però non è solo il costo totale, ma quanto questo è concentrato. Il conto medio di 1.219 euro a studente, per 2 figli, fa già circa 2.440 euro. Se anche solo 1 entra in un nuovo ciclo il totale si alza a quota 1.235 euro per la 1* media e a 1.479 euro per il 1* anno di superiori. 2 ingressi nello stesso autunno possono portare così il totale oltre i 2.700 euro tra libri e materiale. A ciò si aggiunge quello che il confronto con il 2020 non riesce a cogliere soltanto attraverso i prezzi, ovvero il cambiamento nel contenuto dello zaino. Federconsumatori stima nel 2026 oltre 421 euro tra Pc, programmi e dispositivi utili alla didattica, esclusa un'eventuale nuova connessione internet. Per una famiglia che deve acquistare anche queste dotazioni, sommando le altre spese, il conto può superare i 1.640 euro a studente, con i 3 mila euro che non sono un'ipotesi così estrema. A ciò si somma anche il costo di un abbonamento a una piattaforma di AI, uno dei cambiamenti più interessanti per chi analizza i bilanci familiari. La spesa per la scuola si compone infatti di beni consumabili, come i quaderni, di beni durevoli, come Pc, e da adesso anche di software, piattaforme e servizi in abbonamento che introducono la logica della spesa ricorrente. IL TOTALE INGANNA La spesa per il corredo scolastico arriva quindi a circa 664,20 euro, appena l'1,4% rispetto al 2020 una volta rivalutato il dato. Per libri e dizionari il risultato è ancora più netto con 545,66 euro, inferiori ai 587,20 euro rivalutati del 2020. In termini comparabili, il conto medio del 2026 risulta quindi inferiore del 7,1%. Resta invece concreto il salto tra i due cicli scolastici: nel 2026 libri e dizionari costano 561,61 euro per chi entra alle medie e 805,15 euro per chi comincia le superiori (+43,4%), ma il dato da solo non spiega il "costo della scuola". Per capire dove si siano concentrati davvero i rincari, gli analisti di Etoro hanno ribasato a 100 le principali serie dell'inflazione al consumo Istat a settembre 2020 e hanno seguito la loro evoluzione fino a luglio 2026. Nello stesso periodo in cui l'indice generale dei prezzi è salito del 23,95%, né libri scolastici (+15,74%), né articoli di cartoleria (+21,22%), né altri materiali di cancelleria e da disegno (+24,28%) mostrano rialzi eccessivi. Anche guardando ai singoli prodotti e distinguendo tra Gdo e cartolibrerie, una volto posto il 2020 uguale a 100, il paniere arriva a circa 120,1 nella Gdo e a 126 nelle cartolibrerie nel 2026, con un rincaro medio del 20,1% per il 1* canale di vendita e del 26% per il 2*, ancora una volta non anomalo rispetto al +23,95% dell'inflazione generale. NON C'È UNA SOLA INFLAZIONE Considerando solo un quaderno, un quadernone e una confezione da 12 matite colorate, il grafico però cambia. I 3 articoli rappresentano le voci che, nella serie Federconsumatori 2020-2026, si ripetono in forma comparabile e che una famiglia non può rinviare, sostituire con l'usato o smettere di ricomprare durante l'anno. Posto ancora il 2020 uguale a 100, questo piccolo paniere degli essenziali arriva nel 2026 a circa 142,9 nella Gdo e 142,1 nelle cartolibrerie, quasi il 20% in più rispetto all'inflazione media. Rapportato all'aumento complessivo dei prezzi, il costo relativo di questi 3 prodotti risulta di circa il 15% più alto rispetto al 2020 e anche tenendo conto del miglioramento medio del reddito disponibile reale pro capite, il loro peso resta superiore rispetto a 6 anni fa. Nel dettaglio, il quaderno passa da 0,90 euro nel 2020 a 1,50 euro nel 2026, (+66,7%), il quadernone sale da 2,10 a 3,10 euro (+48%). In cartolibreria passano rispettivamente da 1,26 a 2,10 euro (+66,7%) e da 2,55 a 4,20 euro (+65%). INFLAZIONE INEVITABILE E SPESA SELETTIVA A questo costo inevitabile si affianca una spesa selettiva, che dipende dalla scelta fra materiali usati e nuovi e fra diversi modelli di uno stesso prodotto (zaini a spalla o trolley). Il caro scuola del 2026 racconta quindi una storia più complessa di quella suggerita dal semplice aumento nominale. Dentro l'aumento medio convivono libri cresciuti meno dell'inflazione generale, quaderni rincarati di oltre il 60%, differenze significative tra canali di vendita, sovrapprezzi legati alle caratteristiche del prodotto e una componente digitale che sta introducendo nuove forme di spesa ricorrente. Per capire il vero caro scuola bisogna quindi guardare oltre il totale e considerare cosa si compra, quanto spesso bisogna ricomprarlo e quanta libertà si ha di evitarlo. dvo (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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SOTTO LA LENTE A WALL STREET
31/08/2026 12:49
SOTTO LA LENTE A WALL STREET
(MT Newswires) MILANO (MF-NW)--I titoli azionari più discussi nel forum Reddit WallStreetBets mostrano un andamento misto nelle ore precedenti all'apertura dei mercati. - Sellas Life Sciences Group sale del 2%, dopo il calo del 13,2% registrato nella seduta precedente. - Nvidia guadagna lo 0,5%, dopo aver chiuso venerdì in calo del 4,6%. - Broadcom è in rialzo dello 0,2%, dopo il calo dello 0,7% registrato venerdì. - Sandisk avanza dello 0,1%, dopo aver chiuso venerdì con un lieve rialzo. - Tesla perde lo 0,5%, dopo il calo dell'1,7% registrato venerdì. - Micron Technology cede lo 0,4%, dopo il calo dello 0,3% nella seduta precedente. - Marvell Technology perde lo 0,4%, dopo il calo dello 0,3% registrato venerdì. - Apple è in lieve calo, dopo aver chiuso venerdì in rialzo dell'1,6%. alb A3701917 MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 31 AGOSTO 2026
31/08/2026 12:33
PUNTO DEL POMERIGGIO EUROPEO: 31 AGOSTO 2026
MILANO (MF-NW)--I listini azionari europei trattano deboli, con l'Euro Stoxx 50 che scende dello 0,39%, mentre una nuova escalation dei combattimenti tra Stati Uniti e Iran ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio. Il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile dopo che gli Stati Uniti hanno effettuato i primi attacchi dopo diverse settimane, colpendo due lanciarazzi iraniani nello Stretto di Hormuz. Gli attacchi sono stati "un nuovo promemoria del fatto che questo conflitto ha ancora molta materia infiammabile a disposizione", affermano gli analisti di Spi Asset Management. Per Julius Baer però i prezzi del petrolio sono probabilmente destinati a scendere nel breve periodo. La banca prevede che i prezzi del petrolio scendano nell'area dei 70 dollari al barile nel 2026 e in quella dei 60 dollari nel 2027. "Le conversazioni di oggi riguardano le stime sul quantitativo di petrolio che sta transitando attraverso lo Stretto di Hormuz". Sul fronte economico, domani saranno pubblicati i dati preliminari sull'inflazione dell'area euro ad agosto, che rappresenteranno il principale punto di attenzione della settimana, fornendo un'indicazione importante sull'impatto dei prezzi dell'energia. Sul fronte politico, Andrea Volpi, economista della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, sottolinea che "i francesi torneranno alle urne nella primavera del 2027 per le elezioni presidenziali, alle quali seguiranno probabilmente elezioni legislative anticipate. Il voto si terrà in un contesto politico altamente frammentato: al primo turno, Marine Le Pen è nettamente in testa nelle intenzioni di voto, mentre l'esito del ballottaggio è più incerto. Le incognite non riguardano solo chi sarà il prossimo capo dello Stato, ma anche la capacità della nuova Assemblea Nazionale di esprimere una maggioranza stabile. Un Parlamento ancora frammentato potrebbe infatti ostacolare il già difficile percorso di aggiustamento fiscale. In uno scenario a politiche invariate, il deficit potrebbe avvicinarsi al 7% del Pil e il debito potrebbe raggiungere il 130% del Pil entro il 2030". alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Gefran, Intermonte conferma outperform
31/08/2026 12:26
MARKET DRIVER: Gefran, Intermonte conferma outperform
MILANO (MF-NW)--Intermonte conferma rating outperform e tp di 14,3 euro per azione su Gefran dopo che l'azienda ha firmato un accordo per l'acquisizione del 100% del gruppo Novus, operatore brasiliano specializzato nell'automazione industriale. "L'operazione", spiegano gli analisti, "è pienamente coerente con la strategia di M&A selettiva che apprezziamo nella nostra copertura sul titolo e che si affianca ai driver strutturali del comparto (Industry 4.0, efficienza energetica, digitalizzazione industriale). I benefici industriali e strategici del deal ci sembrano solidi". fus (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)