TOP NEWS ESTERO: guerra paralizza banche centrali tra incertezza e timori su ritorno inflazione
19/03/2026 18:01
TOP NEWS ESTERO: guerra paralizza banche centrali tra incertezza e timori su ritorno inflazione
MILANO (MF-NW)--La guerra in Medio Oriente ha innescato un rally del petrolio e del gas che sta già impattando sui prezzi energetici e che potrebbe innescare il ritorno di un'inflazione galoppante a livello globale. Il conflitto crea poi incertezza, pesando anche sulle prospettive di crescita economica, e le Banche centrali, in questo contesto, non posso far altro che restare ferme e vigili, in attesa di valutare se gli effetti della guerra saranno duraturi o meno. "La Fed ha dato l'impronta di base a quello che potrebbero fare le Banche centrali nel corso delle prossime riunioni, o meglio, ha dato prova del fatto che una Banca centrale di questi tempi non anticiper mai una tendenza che deve ancora essere confermata. L'inflazione é data oramai al rialzo in modo quasi del tutto scontato, soprattutto osservando come si stanno comportando i titoli di Stato, ma di fatto non abbiamo ancora dati sull'impatto che il prezzo del petrolio sta avendo sull'economia in termini di prezzi. Solamente il prossimo dato sull'inflazione ci dir effettivamente quanto é impattante il recente aumento del prezzo del petrolio", afferma David Pascucci, Market Analyst di Xtb. L'esperto ricorda che "anche un anno fa, durante l'applicazione dei dazi di Trump, in molti attendevano il rialzo forte dell'inflazione, un rialzo mai avvenuto se non per breve tempo e con entit simili a quelle viste nei mesi precedenti". FED FERMA CON INCERTEZZA ELEVATA Entrando nel dettaglio delle decisioni delle principali Banche centrale mondiali, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso di riferimento sui fed funds al 3,5-3,75%, con una maggioranza di 11 voti a 1. L'unico dissenziente è stato Stephen Miran, che ha nuovamente espresso la preferenza per un taglio di un quarto di punto percentuale. Il Comitato ha ribadito il suo impegno a raggiungere la piena occupazione e un'inflazione al 2% nel lungo periodo. "L'incertezza sulle prospettive economiche resta elevata, mentre le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l'economia statunitense sono incerte. Il Comitato presta attenzione ai rischi che potrebbero influire su entrambi gli obiettivi del suo mandato", ha commentato la Banca centrale. BOJ FERMA, GUERRA POTREBBE FAR ACCELERARE INFLAZIONE La Bank of Japan ha mantenuto i tassi di interesse di riferimento invariati allo 0,75%, come previsto, ma ha osservato che i rischi inflazionistici sono ora orientati al rialzo a causa della guerra in Iran. La decisione non è stata unanime, con otto dei nove membri a favore del mantenimento dei tassi. L'unico dissenziente è stato Hajime Takata, che ha considerato gli "sviluppi esteri" come un rischio per i prezzi in Giappone e ha proposto un rialzo del costo del denaro all'1%. La BoJ ha aggiunto che, sebbene ci si aspetti che l'inflazione core deceleri temporaneamente sotto il 2% nel breve termine a causa del rallentamento dell'aumento dei prezzi del riso, il conflitto in Medio Oriente eserciterà una "pressione al rialzo, influenzata dall'aumento recente dei prezzi del petrolio greggio. Bisogna prestare attenzione anche all'impatto dell'aumento dei prezzi del petrolio sulle prospettive dell'inflazione core dei prezzi al consumo". B.CENTRALE SVIZZERA RESTA FERMA, VEDE RISCHI PER INFLAZIONE E PIL La Banca nazionale svizzera ha mantenuto invariato il tasso guida allo 0%. Alla luce del conflitto in atto in Medio Oriente la disponibilità dell'Istituto a intervenire sul mercato dei cambi è aumentata. La Bns contrasta così un rapido ed eccessivo apprezzamento del franco che metterebbe a repentaglio la stabilità dei prezzi in Svizzera. L'incertezza riguardo alle prospettive economiche è nettamente aumentata con il conflitto in Medio Oriente. Nel suo scenario di base la Banca nazionale parte dal presupposto che il rally dei prezzi energetici determinerà a breve termine un rialzo dell'inflazione in molti Paesi. Inoltre, la crescita dell'economia mondiale dovrebbe accusare un temporaneo leggero rallentamento. Il rischio principale per le prospettive economiche in Svizzera risiede proprio nell'evoluzione dell'economia mondiale. In particolare, la situazione in Medio Oriente potrebbe frenare l'attività economica globale. BANCA CENTRALE SVEDESE FERMA, ULTIMI SVILUPPI DRAMMATICI La Banca centrale svedese ha confermato i tassi di interesse e ha sottolineato che gli sviluppi internazionali recenti sono stati molto drammatici. La guerra in Medio Oriente ha provocato movimenti significativi nei prezzi dell'energia e nei mercati finanziari, incluso un aumento dei tassi di interesse di mercato a breve termine. Il dollaro statunitense si è rafforzato, anche rispetto alla corona svedese. Rimane ancora incerto quali saranno le conseguenze a più lungo termine, sia in termini geopolitici sia economici, e le condizioni possono cambiare rapidamente. Il Consiglio Direttivo della Riksbank ha quindi deciso di lasciare invariato il tasso di politica monetaria all'1,75%. Lo scenario principale, altamente incerto in questa occasione, presuppone che la guerra abbia effetti moderati sull'inflazione e sulla ripresa economica. Per la Banca è però ancora troppo presto per comprendere chiaramente come la guerra stia influenzando le prospettive. Attualmente, il Consiglio Direttivo ritiene che l'attuale livello del tasso di politica monetaria e un'analisi delle previsioni invariata rispetto a dicembre rappresentino una politica monetaria ben bilanciata. BOE LASCIA BANK RATE AL 3,75%, DECISIONE UNANIME Il Monetary Policy Committee della Banca centrale inglese ha votato all'unanimità per mantenere il Bank Rate al 3,75%. Il conflitto in Medio Oriente, spiega la Bank of England, ha causato un significativo aumento dei prezzi globali dell'energia e di altre materie prime che inciderà sui prezzi dei carburanti e delle utenze per le famiglie e avrà effetti indiretti attraverso i costi delle imprese. Prima di ciò, si era registrato un continuo processo di deflazione nei prezzi e nei salari domestici. L'indice dei prezzi al consumo sarà più elevato nel breve termine a causa del nuovo shock all'economia. BCE FERMA, ALZA STIME INFLAZIONE E TAGLIA QUELLE SU CRESCITA Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento ed è determinato ad assicurare che l'inflazione si stabilizzi sull'obiettivo del 2% a medio termine. La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l'inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull'inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall'intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell'energia influenzeranno i prezzi al consumo e l'economia, puntualizza l'Istituto di Francoforte. Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. Le nuove proiezioni degli esperti della Bce includono, in via eccezionale, le informazioni disponibili fino all'11 marzo, una data di chiusura posticipata rispetto al consueto. Nello scenario di base l'inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l'inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell'incremento dei prezzi dell'energia causato dalla guerra in Medio Oriente. L'inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all'inflazione al netto di energia e alimentari. Gli esperti della Bce si aspettano poi una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all'1,3% nel 2027 e all'1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita. alb (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)