MARKET DRIVER: blocco prolungato Hormuz non è scenario base (Allianz Gi)
06/03/2026 19:23
MARKET DRIVER: blocco prolungato Hormuz non è scenario base (Allianz Gi)
MILANO (MF-NW)--Nel contesto dell'escalation del conflitto in Medio Oriente, i prezzi del petrolio sono destinati a rappresentare una variabile chiave per crescita economica, inflazione e mercati finanziari. "Una questione centrale è se lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico fondamentale per le spedizioni globali di petrolio e gas, possa diventare impraticabile per un lungo periodo", commenta Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist di Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors. Al momento, tuttavia, la maggior parte degli osservatori non considera un blocco prolungato come lo scenario di base. "I prezzi del petrolio sono aumentati immediatamente dopo l'inizio delle operazioni militari contro l'Iran, ma, al momento in cui scriviamo, non sembrano scontare interruzioni prolungate dell'offerta", prosegue l'esperto. "Ciò detto, la situazione rimane fluida e va monitorata con attenzione. Un fattore da non sottovalutare è il netto calo dell'intensità energetica (la quantità di energia necessaria per generare un'unità di prodotto interno lordo) in corso dalla metà degli anni Sessanta", dichiara Rondorf. Negli Stati Uniti, ad esempio, per produrre un'unità di output economico oggi serve circa il 40% dell'energia necessaria negli anni Sessanta, mentre in Germania l'intensità energetica si è ridotta a poco meno di un terzo rispetto a sessant'anni fa. "Questo significa che, nel corso del tempo, l'economia globale è diventata progressivamente meno sensibile all'aumento dei prezzi dell'energia", conclude l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
WALL STREET: commento di metà seduta
06/03/2026 18:42
WALL STREET: commento di metà seduta
MILANO (MF-NW)--I principali listini azionari statunitensi trattano in calo a metà seduta, mentre gli investitori monitorano con attenzione l'escalation del conflitto in Medio Oriente e valutano il report sul mercato del lavoro. Nel dettaglio, il Dow Jones lascia sul terreno l'1,4%, l'S&P 500 l'1,35% e il Nasdaq Composite l'1,23%. Sul fronte politico, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiesto la resa incondizionata dell'Iran, alimentando i timori di un conflitto prolungato che potrebbe provocare gravi interruzioni nelle forniture globali di greggio. "Non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata! Dopo di che, e dopo la selezione di un leader, grande e soddisfacente, noi e molti dei nostri meravigliosi e coraggiosi alleati e partner lavoreremo instancabilmente per salvare l'Iran dall'orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai. Rendiamo l'Iran di nuovo grande (Miga!). Grazie per l'attenzione su questa questione!", ha scritto Trump su Truth Social. Sul fronte dei dati, il rapporto sui non farm payroll di febbraio ha deluso le attese degli analisti, registrando un calo di 92 mila posti di lavoro. La riduzione dei nuovi occupati, accompagnata dall'aumento del tasso di disoccupazione, indebolisce il quadro economico e segnala un raffreddamento del mercato del lavoro. I nuovi occupati non agricoli sono diminuiti di 92.000 unità, deludendo nettamente il consenso degli economisti che si aspettavano un aumento di 55.000 unità, mentre i payrolls di gennaio sono stati rivisti al ribasso a un incremento di 126.000 e quelli di dicembre sono stati rivisti al ribasso a una diminuzione di 17.000 unità, per una revisione netta al ribasso di 69.000 posti di lavoro. I payroll del settore privato sono diminuiti di 86.000 a febbraio dopo un aumento di 146.000 a gennaio, deludendo nettamente anche in questo caso gli economisti che si aspettavano un aumento di 60.000. I posti di lavoro nel settore sanitario sono diminuiti di 18.600 mentre quelli nel tempo libero e ospitalità sono calati di 27.000. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,4% a febbraio dal 4,3% di gennaio, al di sopra del consenso al 4,3%, mentre il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso al 62% dal 62,1% di gennaio e la dimensione della forza lavoro è aumentata solo leggermente. La retribuzione media oraria è aumentata dello 0,4%, più velocemente rispetto all'incremento dello 0,3% previsto, e dopo un rialzo dello 0,4% a gennaio. I guadagni orari sono aumentati del 3,8% su base annua, rispetto al 3,7% del mese precedente. Per la Banca centrale statunitense, i dati sollevano una questione particolarmente delicata. "Da un lato, un mercato del lavoro che rallenta potrebbe giustificare nei prossimi mesi una linea più accomodante. Dall'altro, la banca centrale è costretta a mantenere prudenza, perché l'escalation del conflitto con l'Iran rischia di alimentare nuove pressioni inflazionistiche attraverso l'aumento dei prezzi dell'energia, dei carburanti e dei costi di trasporto", commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di Ig Italia. In questo contesto, "la Fed si trova quindi in un forte dilemma: lavoro in calo e segnali di raffreddamento dell'economia da una parte, rischi di inflazione in rialzo dall'altra", spiega l'esperto. "È anche per questo che i dati sull'inflazione della prossima settimana saranno decisivi: un numero elevato rafforzerebbe la cautela della banca centrale, mentre un dato più moderato darebbe maggiore spazio a un eventuale allentamento monetario più avanti", dichiara Diodovich. Al momento, per ora i mercati continuano a scontare una Fed cauta, con le tensioni in Medio Oriente che rendono ancora più complesso l'equilibrio tra rischio recessivo e pressioni inflazionistiche. Infine, le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,2% a gennaio, dopo essere rimaste invariate nel mese precedente, secondo quanto riportato dal United States Department of Commerce. Il calo è risultato meno marcato rispetto alle attese degli analisti, che prevedevano una flessione dello 0,3%. Sul fronte societario: - Il titolo di Marvell Technology registra un rialzo del 21,76% a metà seduta, dopo aver riportato un quarto trimestre migliore delle attese degli analisti, grazie al boom dell'intelligenza artificiale. Nel dettaglio, l'utile rettificato diluito del quarto trimestre dell'anno fiscale 2026 è salito a 0,8 dollari da 0,6 dollari un anno prima, a fronte della previsione di 0,79 usd fornita dagli analisti sentiti da FactSet. - Le azioni di Gap crollano del 13,47%. Le tempeste invernali che hanno colpito gli Stati Uniti a gennaio hanno costretto alla chiusura temporanea di circa 800 negozi, penalizzando le vendite e contribuendo a risultati inferiori alle aspettative. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)