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Ue: nuovi accordi libero scambio possono rilanciare economia e industria (ifo/EconPol)
08/04/2026 18:12
Ue: nuovi accordi libero scambio possono rilanciare economia e industria (ifo/EconPol)
MILANO (MF-NW)--La conclusione dei negoziati in corso sui nuovi accordi di libero scambio dell'Ue potrebbe offrire un impulso significativo all'economia europea, contribuendo a compensare gli effetti negativi dei dazi statunitensi. Secondo uno studio di EconPol Europe, il valore aggiunto del settore industriale aumenterebbe in modo permanente fino all'1,1%, mentre la produzione complessiva dell'economia europea crescerebbe dello 0,43%. "I nuovi accordi commerciali con i paesi del Mercosur, l'India, l'Australia, gli Emirati Arabi Uniti e i paesi del Sud-Est asiatico potrebbero rilanciare in qualche modo l'economia europea nel medio termine, nonostante gli effetti dannosi dei dazi statunitensi sul commercio globale", afferma Lisandra Flach, ricercatrice dell'ifo. Di conseguenza, tutti i paesi dell'Ue trarrebbero vantaggio dalla conclusione di nuovi accordi commerciali. La produzione economica in Germania aumenterebbe fino allo 0,47% nel medio termine, in Francia fino allo 0,29% e in Italia fino allo 0,33%. Malta (1,91%), il Belgio (1,14%) e l'Irlanda (1,13%) ne trarrebbero il massimo beneficio. "Senza nuovi accordi commerciali dell'UE, i dazi statunitensi infliggerebbero un colpo dello 0,08% all'economia europea. L'industria sarebbe particolarmente colpita, con una perdita di valore aggiunto dell'1,32%", conclude Flach. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: conflitto MO avvantaggia yuan cinese, ma usd resta valuta globale
08/04/2026 18:00
TOP NEWS ESTERO: conflitto MO avvantaggia yuan cinese, ma usd resta valuta globale
MILANO (MF-NW)--Sul mercato valutario, la notizia del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti ha provocato un calo di circa l'1% dell'indice del dollaro, mentre l'Eur/Usd è tornato sopra il livello di 1,17 per la prima volta dall'inizio della guerra. In questo contesto, altre valute, in particolare lo yuan cinese, hanno iniziato a guadagnare terreno, sostenute anche dalla proposta dell'Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico marittimo, a patto che i diritti di transito vengano pagati in yuan. La proposta di Theran dà un segnale significativo: "la valuta cinese è sempre più percepita come una possibile alternativa al dollaro", commenta Michele Sansone, Country Manager di iBanFirst Italia. FATTORI STRUTTURALI SOSTENGONO USD IN BREVE TERMINE Nel breve termine, due fattori strutturali continueranno a sostenere il dollaro. In primo luogo, spiega l'esperto, "il biglietto verde sarà spinto dal persistente deficit estero degli Stati Uniti (1.080 miliardi di dollari nel 2025, pari al 3,7% del PIL), che attraverso le importazioni immette dollari nell'economia globale, poi reinvestiti in asset statunitensi da investitori esteri. Questo meccanismo si è dimostrato resiliente anche in contesti di forte incertezza". Inoltre, "circa tre quarti delle riserve globali in dollari sono detenuti da Paesi strategicamente allineati agli Stati Uniti, a conferma del legame tra predominio monetario e potere militare", prosegue Sansone. Questo non esclude dinamiche di riequilibrio, ma la de-dollarizzazione resta limitata e trainata soprattutto da motivazioni politiche (come nel caso della Russia dal 2024). La Cina, invece, persegue un obiettivo più strutturale di internazionalizzazione dello yuan e sviluppo di un sistema finanziario alternativo. CINA PROMUOVE INTERNAZIONALIZZAZIONE VALUTA DAL 2008 Dal 2008, "la Cina ha promosso l'internazionalizzazione dello yuan, nonostante vincoli come controlli sui capitali e limiti alla fiducia degli investitori", riporta l'esperto. "I progressi sono tuttavia evidenti: una quota crescente degli scambi commerciali cinesi è oggi regolata in renminbi, riflettendo una strategia basata sui legami commerciali. Pechino ha inoltre ampliato l'uso dello yuan nei finanziamenti ai Paesi emergenti, pur tra crescenti timori sulla sostenibilità del debito", spiega Sansone. Sul fronte geopolitico, lo yuan si propone come alternativa valida per aggirare le sanzioni statunitensi. "A supporto, la Cina ha sviluppato infrastrutture dedicate, tra cui il sistema Cips, che potrebbero essere ulteriormente rafforzate dall'introduzione dell'e-Cny", prosegue l'esperto. YUAN POTREBBE AFFERMARSI COME SECONDA VALUTA GLOBALE Nel complesso, "è improbabile che la Cina punti a sostituire il dollaro come principale valuta di riserva globale, almeno nel breve-medio periodo, soprattutto in presenza di controlli sui capitali", commenta Sansone. "Più realistico appare uno scenario in cui lo yuan rafforza il proprio ruolo negli scambi regionali, in particolare in Asia, e come alternativa per i Paesi più esposti al rischio di sanzioni", continua l'esperto. Restano gli interrogativi che riguardano il ruolo dell'euro. I mercati finanziari denominati in euro risultano infatti meno profondi e integrati rispetto a quelli statunitensi, mentre il contributo dell'area euro alla crescita globale è in progressivo ridimensionamento. In questo quadro, "non si può escludere che lo yuan possa affermarsi come seconda valuta più utilizzata a livello internazionale nel prossimo decennio", conclude Sansone. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Borsa Madrid: Ibex 35 chiude a +3,9%
08/04/2026 18:00
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TOP NEWS ESTERO: Brent crolla (-13%), ma cessate il fuoco è fragile
08/04/2026 18:00
TOP NEWS ESTERO: Brent crolla (-13%), ma cessate il fuoco è fragile
MILANO (MF-NW)--I prezzi del petrolio hanno registrato una brusca flessione nella giornata odierna, con il Brent attualmente in calo del 13% a 95,7 dollari, dopo che Iran e Usa, grazie alla mediazione del Pakistan, hanno raggiunto un accordo per una tregua di 14 giorni. Tuttavia, il cessate il fuoco inizia a mostrare i primi cedimenti: il Primo Ministro del Pakistan ha segnalato violazioni in alcune zone del conflitto, a cui l'Iran avrebbe risposto bloccando il traffico nello Stretto di Hormuz. Intanto, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, starebbe valutando la creazione di una joint venture con l'Iran per garantire la sicurezza dello Stretto. PETROLIO VOLA, MA POTREBBE ESSERE SOLO RALLY DI SOLLIEVO La notizia del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha innescato una rapida ondata di vendite sul petrolio, spingendo le quotazioni stabilmente sotto la soglia dei 100 dollari. Il Brent cede il 13% a 95,7 dollari, mentre il greggio statunitense arretra del 14,78% a 96,1 dollari. "Certamente i prezzi del petrolio più bassi rappresentano un fattore positivo. Alleggeriscono la pressione sui consumatori, attenuano le aspettative di inflazione e rimuovono uno dei principali fattori avversi che hanno gravato sulle azioni nelle ultime settimane", commenta Josh Gilbert, market analyst di eToro. "E' importante però che gli investitori non corrano troppo avanti. Abbiamo già visto Trump fissare e prorogare scadenze più volte in passato, e una finestra di due settimane non rappresenta una soluzione permanente", prosegue l'esperto. "Se le rotte marittime verranno riaperte e il petrolio tornerà a livelli normali, ciò potrebbe rappresentare un punto di svolta per i mercati globali. In caso contrario, se le due settimane trascorressero senza un accordo, è probabile attendersi un'inversione brusca e severa di questo rally di sollievo", conclude Gilbert. PAKISTAN SEGNALA PRIME VIOLAZIONI ACCORDO In questo contesto, il cessate il fuoco appare fragile: meno di 24 ore dopo l'annuncio ufficiale, il Primo Ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, ha denunciato in un post su X: "sono state segnalate violazioni del cessate il fuoco in alcune zone del conflitto, minando lo spirito del processo di pace". Sharif ha invitato tutte le parti interessate a "esercitare moderazione" e a rispettare l'accordo, come concordato, "affinché la diplomazia possa svolgere un ruolo guida verso una soluzione pacifica del conflitto". IRAN TORNA A BLOCCARE HORMUZ In risposta agli attacchi israeliani in Libano, l'Iran avrebbe già bloccato il transito delle petroliere attraverso Hormuz. Lo riporta l'agenzia di stampa iraniana Fars, secondo cui "contemporaneamente agli attacchi israeliani contro il Libano è stato bloccato il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz". TRUMP: PENSIAMO A JOINT VENUTRE PER SALVAGUARDARE HORMUZ In parallelo, il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato ad Abc News che gli Stati Uniti potrebbero creare una "joint venture" con l'Iran per salvaguardare lo Stretto di Hormuz. È un modo per metterlo in sicurezza e anche per proteggerlo da molti altri", ha detto Trump quando gli è stato chiesto se avrebbe permesso a Teheran di imporre pedaggi per il transito delle navi attraverso il canale. "È una cosa meravigliosa", ha aggiunto il presidente. Trump ha anche affermato che non permetterà all'Iran di mantenere alcuna capacità di arricchimento dell'uranio, nonostante le ripetute affermazioni di Teheran di non voler rinunciare alla libertà di farlo. "Non ci sarà alcun arricchimento", ha dichiarato. Anche le forze americane nella regione non se ne andranno, ha aggiunto, lasciando intendere che rimarranno sul posto per far rispettare qualsiasi futuro accordo. Trump ha infine affermato di aspettarsi che i colloqui di pace inizino venerdì e che procedano molto rapidamente. Il presidente ha anche confermato che la Cina ha svolto un ruolo chiave nella gestione dei rapporti con l'Iran. cba/cos (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Borsa Parigi: Cac 40 chiude a +4,49%
08/04/2026 18:00