Imprese: meno liquidità e più capitale, investimenti in bond e Btp crescono di 21 mld (Unimpresa)
08/01/2026 13:15
Imprese: meno liquidità e più capitale, investimenti in bond e Btp crescono di 21 mld (Unimpresa)
ROMA (MF-NW)--Dal 2024 al 2025 la struttura finanziaria delle imprese italiane mostra un rafforzamento complessivo, con una crescita delle attività di 69,6 miliardi di euro (+2,7%), da 2.587,2 a 2.656,8 miliardi, accompagnata da un aumento più sostenuto delle passività, pari a 178,8 miliardi (+3,6%), fino a 5.173,9 miliardi. È quanto emerge dall'analisi sulla struttura finanziaria delle imprese italiane, realizzata dal Centro studi di Unimpresa, che evidenzia un netto riposizionamento qualitativo delle scelte finanziarie. Sul lato delle attività, cala in modo significativo la liquidità: cash e conti correnti scendono di 15,1 miliardi (-3,2%), da 477,6 a 462,5 miliardi, mentre gli altri depositi diminuiscono di 8,2 miliardi (-11,7%), attestandosi a 62,1 miliardi. Complessivamente, oltre 23 miliardi vengono sottratti alle giacenze a bassa redditività. In parallelo, crescono in modo marcato gli investimenti finanziari. Le obbligazioni e i titoli di Stato detenuti dalle imprese aumentano di 20,7 miliardi (+21,1%), passando da 97,9 a 118,6 miliardi. Forte anche l'incremento delle componenti legate al capitale di rischio: le azioni salgono di 63,5 miliardi (+6,8%), da 935,6 a 999,1 miliardi, mentre i fondi comuni registrano la crescita percentuale più elevata, con +10,6 miliardi (+23,4%), fino a 55,7 miliardi. In calo netto i derivati, che si riducono di 6,5 miliardi (-41%), scendendo a 9,3 miliardi. Il credito sul lato attivo resta sostanzialmente stabile: i prestiti a breve termine crescono di 917 milioni (+2,3%) a 41 miliardi, mentre quelli a medio-lungo termine aumentano di 1,5 miliardi (+1,8%) a 84,6 miliardi. Stabili anche le poste operative: crediti commerciali e altre voci crescono di appena 800 milioni (+0,1%), attestandosi a 802,1 miliardi. Sul fronte delle passività, il dato più rilevante è il forte aumento del capitale proprio. Le azioni al passivo crescono di 150,1 miliardi (+5,3%), da 2.809,2 a 2.959,3 miliardi, rappresentando oltre l'80% dell'incremento complessivo delle passività. Più articolata la dinamica del debito: i prestiti a breve termine aumentano di 13,6 miliardi (+5,5%) a 260,7 miliardi, mentre quelli a medio-lungo termine diminuiscono di 18,8 miliardi (-2,2%), scendendo a 838 miliardi, con una riduzione del debito strutturale. Cresce inoltre il ricorso al mercato obbligazionario: obbligazioni e titoli di Stato al passivo aumentano di 22,2 miliardi (+11,6%), fino a 213,8 miliardi. Più contenuto l'incremento delle passività assicurative, pari a 332 milioni (+0,4%), mentre i crediti commerciali e altre passività salgono di 11 miliardi (+1,5%), a 726,7 miliardi. I dati si riferiscono al primo semestre del 2024 e al primo semestre del 2025. "Nel complesso, i dati sulla struttura finanziaria delle imprese italiane nel 2025 restituiscono un quadro incoraggiante e maturo del nostro sistema produttivo. La riduzione della liquidità, il rafforzamento del capitale proprio, la diminuzione del debito di lungo periodo e un utilizzo più consapevole e strutturato dei mercati finanziari indicano imprese che tornano a fare scelte orientate alla crescita, non più dettate solo dalla difesa e dall'incertezza. È il segnale di una fiducia che si ricostruisce gradualmente, dopo anni complessi, e di una progressiva normalizzazione delle strategie finanziarie, in cui il capitale di rischio torna ad avere un ruolo centrale accanto al credito. Al tempo stesso, la stabilità delle poste operative dimostra che questo riequilibrio avviene senza strappi, mantenendo sotto controllo i rapporti industriali e commerciali", dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, aggiungendo che "questo percorso va sostenuto e accompagnato: servono politiche economiche che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese, incentivino l'investimento produttivo e rafforzino il legame tra risparmio privato e crescita dell'economia reale. Solo così la maggiore solidità finanziaria che oggi emerge dai dati potrà tradursi in più investimenti, più occupazione e uno sviluppo duraturo per il Paese". Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati della Banca d'Italia relative al primo semestre del 2024 e al primo semestre del 2025, l'evoluzione della struttura finanziaria delle imprese italiane tra il 2024 e il 2025 restituisce l'immagine di un sistema produttivo che, pur in un contesto macroeconomico ancora complesso, mostra segnali chiari di rafforzamento qualitativo delle scelte finanziarie. Le attività complessive crescono di 69,6 miliardi di euro, passando da 2.587,2 a 2.656,8 miliardi, con un incremento pari al 2,7%. Una dinamica moderata, ma significativa, che assume particolare rilievo se letta alla luce della composizione delle poste. vs valeria.santoro@mfnewswires.it fine MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
FOCUS: Venezuela, perchè gli investitori restano cauti (Moneyfarm)
08/01/2026 13:04
FOCUS: Venezuela, perchè gli investitori restano cauti (Moneyfarm)
MILANO (MF-NW)--L'arresto del presidente venezuelano Nicol s Maduro da parte delle forze armate statunitensi e il suo trasferimento negli Stati Uniti ha diverse implicazioni rilevanti sui mercati finanziari. "Per quanto riguarda l'impatto immediato sugli asset venezuelani, le conseguenze dirette sui portafogli sono state relativamente contenute. Sebbene, a seguito della notizia, le obbligazioni del Paese abbiano registrato un generale rialzo, infatti, è bene sottolineare che gli asset finanziari venezuelani sono in larga parte assenti dai principali indici globali", commenta Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm. INVESTITORI RESTANO CONCENTRATI SU SETTORE TECH E FED Per quanto riguarda il petrolio, "i prezzi hanno inizialmente registrato una flessione, sulla base delle aspettative che un eventuale aumento degli investimenti statunitensi in Venezuela possa stimolarne la produzione, anche se resta forte incertezza sull'entità e sulle tempistiche del coinvolgimento Usa", prosegue l'esperto. Tuttavia, gli operatori rimangono concentrati su altre dinamiche, come le prospettive di un incremento degli investimenti nel settore tech e i possibili allentamenti monetari da parte della Federal Reserve. "Alla base della reazione dei listini vi è probabilmente l'idea che gli Stati Uniti non intendano impegnarsi in modo significativo in operazioni di nation-building, un approccio che il Presidente Trump ha esplicitamente osteggiato in passato, così come parte rilevante della sua base elettorale. Almeno nelle prime settimane dell'anno, il sentiment appare quindi costruttivo", spiega Flax. MAGGIORE CONTROLLO USA IN AREA NORD-ATLANTICA POTREBBE PORTARE A MINORE COINVOLGIMENTO IN ALTRE REGIONI Nel lungo termine, invece, potrebbero emergere diverse criticità. In primo luogo, sarà importante valutare le intenzioni dell'amministrazione Trump negli altri territori dell'America Latina. "Il Presidente e i suoi consiglieri hanno lanciato segnali di avvertimento ad altri Paesi, tra cui Colombia, Cuba, Messico e Groenlandia, un atteggiamento che può apparire quanto meno prematuro. Tuttavia, qualora il governo di Caracas dovesse allinearsi alle richieste statunitensi su temi chiave come gli investimenti nel settore petrolifero, l'amministrazione potrebbe interpretare questa strategia come un modello efficace per riaffermare la propria influenza nel'emisfero occidentale", commenta l'esperto. Per quanto riguarda gli equilibri geopolitici globali, il controllo degli Stati Uniti sull'area nord-atlantica e americana potrebbe implicare minore coinvolgimento in altre aree del mondo, aumentando potenzialmente il rischio di tensioni in regioni come lo Stretto di Taiwan. In sintesi, "dal punto di vista dei mercati finanziari, l'elemento più rilevante è stata la limitata reazione iniziale, probabilmente legata al peso marginale del Venezuela negli indici finanziari e al ridimensionamento del suo ruolo come produttore di petrolio". Negli ultimi anni, conclude l'esperto, "gli investitori hanno imparato a non reagire in maniera impulsiva agli eventi geopolitici, una strategia che si è spesso rivelata efficace, ma il potenziale di ulteriori tensioni rimane elevato e deve essere monitorato con attenzione". cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)