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MARKET DRIVER ENERGY: rilascio scorte emergenza attenua ma non elimina shock (Edmond de Rothschild Am)
14/04/2026 17:26
MARKET DRIVER ENERGY: rilascio scorte emergenza attenua ma non elimina shock (Edmond de Rothschild Am)
MILANO (MF-NW)--Il rilascio delle riserve strategiche viene spesso interpretato come un aumento rapido e massiccio dell'offerta, commenta Manuel Maleki, Ph.D Deputy Director, Economist, United States and Commodities di Edmond de Rothschild Am. Tuttavia, "questa interpretazione trascura un vincolo fondamentale del sistema: la conversione delle scorte in flusso", dichiara Maleki. "Le capacità di prelievo sono limitate. Negli Stati Uniti, la Riserva strategica di petrolio può teoricamente rilasciare fino a 4,4 milioni di barili al giorno. In pratica, i volumi effettivamente immessi sul mercato sono inferiori e soggetti a ritardi operativi", prosegue l'esperto. Il flusso giornaliero si attesterebbe probabilmente tra i 2 e i 3 milioni di barili: a questo ritmo, servirebbero oltre 100 giorni per immettere sul mercato i 400 milioni di barili. "Questa cifra va messa in prospettiva con i flussi che transitano nello Stretto di Hormuz, che sono dell'ordine di 20 milioni di barili al giorno. Il divario è strutturale. Le scorte possono attutire lo shock, ma non sostituirlo", dichiara Maleki. A questo vincolo di offerta si aggiunge un vincolo naturale. "In un sistema dominato dalle scorte di petrolio greggio, il rilascio delle riserve non si traduce immediatamente in un aumento dell'offerta di prodotti raffinati. Richiede la mobilitazione della capacità di raffinazione, che spesso è già a pieno regime durante i periodi di tensione", conclude l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: A2A, MB conferma neutral
14/04/2026 17:05
MARKET DRIVER: A2A, MB conferma neutral
MILANO (MF-NW)--Mediobanca Research conferma la raccomandazione neutral su A2A dopo la salita al 100% di Duereti con l'acquisto del rimanente 10% non ancora posseduto. I multipli della transazione dovrebbero essere in area 14-15 volte l'Ev/Ebitda, sottolineano gli analisti. pl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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COMMENTO ENERGY: Cina più resistente allo shock petrolifero
14/04/2026 16:45
COMMENTO ENERGY: Cina più resistente allo shock petrolifero
MILANO (MF-NW)--Sebbene la Cina sia il maggiore importatore mondiale di petrolio greggio, la quota del consumo di petrolio sul consumo energetico totale del Paese è pari solo al 20%, un dato nettamente inferiore rispetto alla maggior parte delle principali economie (40% per Ue, Giappone e Stati Uniti) e dei mercati emergenti. La sua transizione verso l'uso dell'elettricità nel settore dei trasporti e l'aumento della capacità delle energie rinnovabili, pur mantenendo in funzione le centrali a carbone, hanno contribuito alla riduzione della domanda di petrolio. Inoltre, nel corso degli anni l'efficienza energetica è notevolmente migliorata. La riduzione dell'intensità energetica della Cina, pari al 40% negli ultimi 20 anni, è stata tra le più rapide. Obiettivi numerici vincolanti, a partire dall'undicesimo piano quinquennale del 2006, hanno sostenuto l'iniziativa. L'uso del carbone per la produzione di energia elettrica rimane elevato, ma ha già raggiunto il picco nel 2024, con una quota significativa di fonti rinnovabili a sostenere la crescente domanda di energia elettrica, sottolinea Mali Chivakul, Emerging Markets Economist di J. Safra Sarasin. La Cina, sottolinea l'esperta, importa circa il 70% del proprio fabbisogno di petrolio, mentre la produzione interna copre il resto. Le importazioni totali di greggio ammontano a circa 11-12 milioni di barili al giorno. Circa la metà delle importazioni di petrolio proviene dal Medio Oriente, escluso l'Iran. Le importazioni dalla Russia, il principale fornitore della Cina, sono aumentate negli ultimi mesi, portando le importazioni complessive di petrolio, immediatamente prima dell'inizio della guerra, al livello più alto degli ultimi anni. Sebbene le riserve petrolifere non siano pubblicate ufficialmente, gli esperti del settore stimano che la Cina ne disponga di circa 1,2-1,4 miliardi di barili. Tale cifra comprende sia le riserve strategiche che le scorte commerciali ed è pari all'incirca a 100 giorni di importazioni totali di petrolio. Poiché la Cina ha perso circa la metà delle sue importazioni totali di petrolio, le riserve petrolifere potrebbero probabilmente durare circa 200 giorni senza importazioni dal Medio Oriente. Inoltre, la Cina mantiene rapporti di "partenariato" con l'Iran. Se la guerra dovesse attenuarsi e l'Iran controllasse l'apertura parziale dello Stretto di Hormuz, le petroliere cinesi sarebbero probabilmente in grado di pagare all'Iran i diritti di transito attraverso lo stretto. Né l'Iran né la Cina hanno pubblicato dati recenti sulle esportazioni di petrolio iraniano verso la Cina, ma gli esperti del settore suggeriscono che si tratti di circa 1,3 milioni di barili al giorno. È probabile che questo dato sia già incluso nelle cifre di altri Paesi (come la Malesia). Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, prosegue Mali Chivakul, circa la metà del consumo di petrolio della Cina è destinata al settore dei trasporti. Si tratta di una percentuale inferiore rispetto a quella degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. Circa il 30% è destinato a usi non energetici, dove l'industria petrolchimica rappresenta il principale utilizzatore. L'aumento dei costi di trasporto e logistica sarà inevitabile e frenerà la domanda interna. Per gli utenti finali al dettaglio, il governo cinese gestisce un meccanismo di livellamento dei prezzi volto ad attenuare l'impatto delle fluttuazioni dei prezzi. La fascia di prezzo consente ai prezzi al dettaglio di oscillare solo all'interno di tale intervallo, limitando l'impatto negativo delle oscillazioni dei prezzi globali del petrolio. Non sorprende che, mentre l'indice dei prezzi alla produzione cinese è correlato ai prezzi del petrolio, il trasferimento all'indice dei prezzi al consumo sia limitato, come si è visto nell'episodio del 2022. L'impatto negativo sulle famiglie sarà quindi attenuato man mano che i prezzi al dettaglio si adegueranno gradualmente e l'aumento dei prezzi del petrolio si ripercuoterà a cascata sulle catene di approvvigionamento industriali e sui collegamenti logistici. Inoltre, il governo centrale e le sue imprese statali hanno la capacità di assorbire parte dei maggiori costi a livello industriale. Un risvolto positivo di questa situazione, conclude l'esperta, è che i veicoli elettrici, le batterie, i pannelli solari e altri prodotti legati alle energie rinnovabili saranno molto richiesti in tutto il mondo. Le esportazioni di questi beni hanno già registrato un'impennata nei mesi di gennaio e febbraio e si prevede che aumentino ulteriormente. Una maggiore domanda estera di questi prodotti potrebbe compensare in parte gli effetti negativi dell'aumento dei prezzi dell'energia sulla domanda interna. Sebbene ciò non ridurrà gli squilibri esterni della Cina, sosterrà la crescita del Paese quest'anno. Infine, la guerra è scoppiata proprio nel momento in cui il ciclo economico cinese iniziava a mostrare segni di miglioramento. Tutti gli indicatori economici mensili hanno sorpreso al rialzo e la maggior parte degli indici PMI manifatturieri e non manifatturieri ha registrato un aumento. Infatti, l'indice di sorpresa economica ha raggiunto il livello più alto dalla ripresa post-Covid. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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FOCUS: nessuna fuga da azionario per investitori italiani dopo scoppio guerra Iran (Degiro)
14/04/2026 16:40
FOCUS: nessuna fuga da azionario per investitori italiani dopo scoppio guerra Iran (Degiro)
MILANO (MF-NW)--Il mese di marzo è stato dominato dal conflitto in Medio Oriente. In questo quadro, i prezzi del petrolio hanno registrato un'impennata, mentre i mercati azionari hanno subito perdite significative. Tuttavia, gli investitori italiani non sono fuggiti. Al contrario, alcuni operatori hanno colto l'occasione per investire in titoli selezionati, in particolare nel settore petrolifero ed energetico. Inoltre, la guerra non ha modificato le preferenze di investimento: titoli tecnologici e le blue chip restano tra i più popolari. È quanto riporta il report di Degiro, che analizza il comportamento di oltre 135.000 clienti italiani. CALO MODERATO DEL PATRIMONIO IN GESTIONE A marzo il patrimonio dei clienti investito in titoli azionari ha registrato un calo rispetto al mese precedente. Tuttavia, "con un decremento del 5,1%, la flessione è stata relativamente moderata. Allo stesso tempo, la quota di liquidità sul patrimonio totale dei clienti è salita dal 7,2% al 7,9%, indicando una minore propensione al rischio. In ogni caso, non si sono registrati segnali di una vendita massiccia di titoli azionari", spiegano gli esperti. La quota delle azioni sul totale del patrimonio dei clienti è diminuita solo marginalmente, dal 35,1% al 34,6%, mentre l'allocazione in Etf è salita dal 58,7% al 59,2%. TECNOLOGIA RESTA ASSET CLASS PIÙ POPOLARE All'interno del comparto azionario, "i titoli tecnologici rimangono i preferiti per gli investitori italiani, con una ponderazione settoriale del 32,8%, anche se alcuni singoli titoli hanno registrato cali percentuali a doppia cifra negli asset investiti", proseguono gli analisti. Il titolo italiano con il ranking più alto è Intesa Sanpaolo, al decimo posto. Altre azioni di società italiane popolari includono Eni (12*), Pirelli (13*), Enel (16*), UniCredit (17*), Leonardo (18*), Banca Monte dei Paschi di Siena (19*) e Ferrari (20*). SOCIETÀ MINERARIE RISULTANO LE PIÙ PENALIZZATE Il settore dei materiali di base ha registrato perdite significative. "Il volume degli investimenti in questo segmento è sceso del 21% rispetto al mese precedente. Una possibile spiegazione è la recente correzione nei mercati dei metalli, che sembra aver spinto molti investitori a fare un passo indietro. Tra i più penalizzati in termini di asset investiti durante il periodo di riferimento figurano società minerarie quali Collective Mining (?21%) e Kinross Gold (?20%)", riportano gli esperti FORTE SLANCIO PER TITOLI PETROLIFERI ED ENERGETICI Tra i titoli in rialzo spiccano quelli del comparto petrolifero e del gas, grazie all'impennata dei prezzi delle materie prime energetiche. "Il patrimonio investito in questo segmento è aumentato del 12% su base mensile. Tra i titoli con le migliori performance figura Eni, che ha registrato un rialzo del 23%. Si è registrato un forte interesse da parte degli investitori anche per il fornitore di soluzioni di pagamento Nexi e per Telecom Italia, su cui i volumi investiti sono aumentati del 20% (Nexi) e del 29% (Telecom Italia) rispetto a febbraio", spiegano gli esperti. INVESTITORI ITALIANI MANTENGONO CALMA NONOSTANTE CRISI MO "Marzo non è stato un mese per i deboli di cuore sui mercati azionari e a emergere è come gli investitori italiani abbiano mantenuto una relativa calma nonostante le turbolenze. Sebbene si sia registrato un calo degli asset investiti, tali diminuzioni sono di natura più tecnica e derivano dal ribasso dei livelli di mercato. Nel complesso, si può affermare che, sebbene la guerra in Iran non abbia lasciato del tutto indenni i portafogli italiani, la stragrande maggioranza degli investitori ha mantenuto la propria posizione", commenta Federico Garavaglia, Country Head Italy di Degiro. Secondo Garavaglia, il Medio Oriente rischia di rimanere una fonte di instabilità nonostante il cessate il fuoco di 14 giorni recentemente annunciato. Un calo sostenuto dei prezzi dell'energia non è quindi affatto certo, conclude l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Gas europeo: future Ttf maggio in calo del 6,492% a 43,4 euro
14/04/2026 16:39