COMMENTO BOND: rendimenti francesi ai massimi dal 2002, rischio crisi del debito
09/10/2026 09:06
COMMENTO BOND: rendimenti francesi ai massimi dal 2002, rischio crisi del debito
MILANO (MF-NW)--Da gennaio, i rendimenti dei titoli di Stato francesi decennali sono aumentati più di quelli di qualsiasi altro Paese del G7, passando dal 3,5% a circa il 4,83% attuale, osserva Desmond Lachman, senior fellow dell'American Enterprise Institute. Si tratta del livello più elevato dal 2002 e di circa 140 punti base in più rispetto al rendimento del corrispondente titolo tedesco: il differenziale più ampio tra i due Paesi dalla crisi dell'Eurozona del 2010, afferma Lachman. Oggi la Francia ha un debito pubblico di 4.000 miliardi di dollari, pari a circa otto volte il debito della Grecia del 2010, a prezzi attuali. "È sull'orlo di una vera e propria crisi del debito, che non solo sconvolgerebbe i mercati, ma attirerebbe anche l'attenzione sulle traiettorie insostenibili del debito di altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Italia e Regno Unito", afferma Lachman. Lo spread decennale Francia-Germania si attesta a 137 punti base, con il rendimento del Bund tedesco al 3,46%. In Italia, il rendimento del Btp decennale è pari al 4,54%. I rendimenti dei Treasury statunitensi sono rimasti pressochè invariati. I rendimenti registrano valori pari a 4,776% sulla scadenza biennale, 5,247% sul decennale e 5,625% sul trentennale dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
MARKET DRIVER: Eni, Berenberg alza target price
09/10/2026 09:06
MARKET DRIVER: Eni, Berenberg alza target price
MILANO (MF-NW)--Berenberg ha alzato da 25,5 a 26 euro il prezzo obiettivo su Eni (-0,7% a 24,7 euro), confermando la raccomandazione hold. Gli analisti hanno aumentato le proprie stime sul prezzo del petrolio, portandole a 93 usd/barile per il 2026 e a 80 usd/barile per il 2027. "Il conflitto in Iran", sottolineano gli esperti, "è entrato nel suo ottavo mese, con l'esito ancora altamente incerto. Consideriamo la situazione attuale come una fase di stallo temporaneo, in cui nessuna delle parti è disposta a cedere terreno. Un cessate il fuoco e il ripristino dei normali flussi attraverso lo Stretto di Hormuz restano possibili, ma potrebbe essere necessaria una pressione economica o militare più intensa come fattore scatenante prima di poter giungere a una soluzione. Ciò potrebbe comportare una fase iniziale di escalation del conflitto, aggravando potenzialmente lo shock dell'offerta e causando ulteriori danni alle infrastrutture del Golfo prima di raggiungere un accordo duraturo. Le previsioni sui prezzi delle materie prime rimangono subordinate alle ipotesi sull'esito del conflitto, con rischi di rialzo finché i flussi attraverso lo Stretto rimarranno compromessi". pl paola.longo@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)