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MARKET DRIVER: S&P rivede al rialzo stima Pil Eurozona
24/09/2026 11:04
MARKET DRIVER: S&P rivede al rialzo stima Pil Eurozona
MILANO (MF-NW)--S&P ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita dell'Europa per il 2026, dopo che la domanda ha sorpreso positivamente, ma un'inflazione più persistente e tassi di interesse a lungo termine più elevati continuano a limitare le prospettive di medio termine. I consumi hanno sostenuto la resilienza, con i consumatori che hanno attinto ai risparmi nonostante il persistere di costi energetici più elevati. Tuttavia, questa solidità potrebbe rivelarsi temporanea. La siccità estiva ha introdotto un nuovo shock per l'economia europea, che probabilmente determinerà una modesta flessione dell'attività nel breve termine, accompagnata da pressioni inflazionistiche più persistenti. I rischi al ribasso sono sempre più concentrati sull'aumento dei tassi di interesse a lungo termine. L'analisi di sensitività di S&P suggerisce che un aumento di 1 punto percentuale del rendimento del Treasury statunitense a 10 anni, protratto per oltre quattro trimestri, sottrarrebbe circa 0,3 pp e 0,4 pp alla crescita del Pil dell'Eurozona e del Regno Unito, rispettivamente. Entrando nel dettaglio delle stime, S&P Global Ratings prevede che le economie dell'Eurozona e del Regno Unito crescano rispettivamente dello 0,9% e dell'1,3% nel 2026 e dell'1,1% nel 2027. Rispetto alle nostre precedenti previsioni, gli analisti hanno rivisto al rialzo la crescita per il 2026, mentre le prospettive per gli anni successivi sono rimaste sostanzialmente invariate. Allo stesso tempo, S&P prevede un'inflazione leggermente più bassa nel 2026 e più elevata nel 2027 e nel 2028 rispetto alle stime precedenti. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: Svizzera e Svezia non toccano i tassi
24/09/2026 11:03
TOP NEWS ESTERO: Svizzera e Svezia non toccano i tassi
MILANO (MF-NW)--Svizzera e Svezia, nelle rispettive riunioni odierne di politica monetaria, hanno confermato il costo del denaro. BNS MANTIENE INVARIATO IL TASSO GUIDA ALLO 0% La Banca nazionale svizzera mantiene invariato il tasso guida allo 0% e ribadisce la propria disponibilità ad agire in caso di necessità sul mercato dei cambi per garantire condizioni monetarie appropriate. L'inflazione è ulteriormente cresciuta da giugno, principalmente per effetto del rincaro dell'energia. A medio termine la pressione inflazionistica è aumentata solo di poco. La politica monetaria è appropriata al fine di mantenere l'inflazione nell'area di stabilità dei prezzi e sostiene l'andamento dell'economia, afferma l'Istituto elvetico. L'inflazione è salita leggermente, dallo 0,6% in maggio allo 0,8% in agosto. Tale incremento è ascrivibile all'aumento dell'inflazione dei beni che in agosto, per la prima volta dal maggio 2024, è tornata in zona positiva, e a cui ha contribuito soprattutto il rialzo dei prezzi dei prodotti petroliferi. Secondo la previsione condizionata, l'inflazione salirà ancora un pò nel quarto trimestre, per poi ripiegare nel corso del 2027. Questa flessione è da attribuirsi al fatto che il rincaro energetico attualmente molto elevato dovrebbe rallentare nei prossimi trimestri. Sul resto dell'orizzonte previsivo, la previsione condizionata di inflazione aumenta in lieve misura. Rispetto allo scorso esame della situazione economica e monetaria la previsione è più elevata a breve termine. Ciò è riconducibile ai prezzi dei prodotti petroliferi superiori alle attese. Anche a medio termine la previsione condizionata di inflazione si situa a un livello leggermente più alto di quello del trimestre precedente, rispecchiando tra l'altro l'indebolimento del franco, e si attesta nell'area di stabilità dei prezzi per l'intero orizzonte previsivo. Nella media annua si colloca allo 0,7% nel 2026, allo 0,8% nel 2027 e allo 0,8% nel 2028. La previsione si basa sull'assunto che il tasso guida rimanga pari allo 0% lungo l'intero orizzonte previsivo. Nel secondo trimestre l'economia mondiale ha registrato una crescita più vigorosa del previsto. In numerosi Paesi l'inflazione si attesta su livelli superiori agli obiettivi delle banche centrali, in particolare per effetto dell'aumento dei prezzi energetici. I tassi di politica monetaria sono stati innalzati sia nell'area dell'euro che negli Stati Uniti. Nel suo scenario di base la Banca nazionale parte dal presupposto che nei prossimi trimestri l'economia mondiale crescerà a un ritmo moderato. L'inflazione dovrebbe restare elevata per un certo tempo. L'incertezza riguardo allo scenario di base si conferma elevata soprattutto alla luce della situazione in Medio Oriente. I prezzi dell'energia potrebbero infatti collocarsi su livelli nettamente superiori a quanto atteso, sospingendo ulteriormente l'inflazione e rallentando sensibilmente la crescita economica. Oltre alla situazione in Medio Oriente permane incerto anche il quadro della politica commerciale internazionale. In Svizzera nel secondo trimestre il prodotto interno lordo ha segnato una crescita straordinariamente robusta. L'andamento insolitamente vigoroso del comparto chimico-farmaceutico ha portato il Pil a sovrastimare la dinamica di crescita di fondo, ma anche senza tale effetto, la crescita è stata solida e ampiamente diffusa. Nello stesso tempo il grado di utilizzo delle capacità è rimasto inferiore alla media, in particolare nell'industria, e la disoccupazione è aumentata di nuovo leggermente fino a inizio estate. Per i prossimi trimestri la Banca nazionale si attende una crescita moderata. Dall'economia mondiale dovrebbero continuare a giungere impulsi positivi. Inoltre la politica monetaria e il deprezzamento del franco agiscono da sostegno. Per l'intero 2026 la Banca nazionale si aspetta attualmente una crescita compresa fra l'1,5% e il 2%. Per il 2027 continua ad attendersi un tasso di crescita di circa l'1,5%. Il rischio principale per le prospettive economiche in Svizzera risiede negli sviluppi dell'economia mondiale. In particolare, la situazione in Medio Oriente potrebbe acuirsi ulteriormente e frenare maggiormente l'attività economica globale. Anche il contesto delle politiche commerciali e l'evoluzione del tasso di cambio costituiscono tuttora fattori di incertezza. TASSO DI INTERESSE CONFERMATO ANCHE IN SVEZIA Anche la Banca centrale svedese è rimasta ferma. Gli shock dal lato dell'offerta provocati dalla guerra in Medio Oriente persistono e le pressioni globali sui costi rimangono elevate. Tuttavia, finora l'economia globale è riuscita in una certa misura ad adattarsi alla situazione, afferma la Riksbank. L'inflazione svedese ad agosto è risultata in linea con le previsioni formulate dalla Banca centrale a giugno. Il tasso di inflazione rilevato è basso, in gran parte a causa degli effetti diretti di misure temporanee di politica fiscale. Al netto di tali effetti, l'inflazione è relativamente vicina al 2%. Gli indicatori segnalano che le pressioni inflazionistiche rimangono superiori alla norma e si prevede che l'inflazione aumenti nel breve termine. Il Pil è cresciuto più rapidamente del previsto nel secondo trimestre, ma si ritiene che ciò sia dovuto in parte a fattori temporanei. Allo stesso tempo, la ripresa economica appare diffusa e la fiducia nell'economia è ulteriormente migliorata. Gli indicatori segnalano inoltre un certo miglioramento del mercato del lavoro. Permangono rischi che l'inflazione possa risultare superiore alle previsioni. Poiché la guerra continua, persiste anche la causa fondamentale degli shock dal lato dell'offerta. I prezzi del petrolio, dell'elettricità e dei carburanti sono aumentati di recente e la corona svedese ha continuato a indebolirsi. Inoltre, gli shock dal lato dell'offerta possono avere effetti più marcati sui prezzi in un'economia caratterizzata da una domanda più forte. Il Comitato esecutivo ha quindi deciso di lasciare invariato il tasso di riferimento all'1,75%. Nell'economia è ancora presente capacità inutilizzata e le misure dell'inflazione sottostante che escludono gli effetti diretti delle misure temporanee di politica fiscale sono relativamente vicine al 2%. Allo stesso tempo, il Comitato esecutivo ritiene che la combinazione tra un'attività economica più forte e il persistere degli shock dal lato dell'offerta renda necessario aumentare il tasso di riferimento più di quanto previsto nelle proiezioni di giugno, al fine di stabilizzare l'inflazione intorno al 2%. Se le prospettive per l'inflazione e l'attività economica rimarranno invariate, il Comitato esecutivo ritiene che i rialzi del tasso di riferimento inizieranno quest'anno. Gli sviluppi richiedono attenzione. Oltre alla guerra in Medio Oriente, esistono altri rischi che, singolarmente o congiuntamente, potrebbero influenzare le prospettive per l'inflazione e l'attività economica. Qualora emergessero segnali di un aumento dell'inflazione più marcato e persistente, la Riksbank aumenterebbe il tasso di riferimento a un ritmo più rapido rispetto a quanto previsto nelle attuali proiezioni. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: istituti di ricerca alzano stime Pil Germania ma ripresa è fragile
24/09/2026 11:03
TOP NEWS ESTERO: istituti di ricerca alzano stime Pil Germania ma ripresa è fragile
MILANO (MF-NW)--L'economia tedesca è in ripresa dalla fine del 2025. Questa ripresa, sebbene più forte di quanto previsto in primavera, rimane modesta. I principali istituti di ricerca economica prevedono una crescita del Pil dell'1,3% per l'anno in corso e rispettivamente dell'1,1% e dello 0,4% nei due anni successivi. Rispetto alle previsioni di primavera, le prospettive per il 2026 sono state riviste al rialzo di 0,7 punti percentuali e quelle per il 2027 di 0,2 punti. "L'economia ha mostrato un andamento più robusto del previsto. Tuttavia, la ripresa poggia su basi ristrette, poiché gli elevati prezzi dell'energia e i problemi strutturali continuano a pesare sull'attività economica", afferma Oliver Holtemöller, responsabile delle previsioni macroeconomiche presso l'Istituto di ricerca economica di Halle (Iwh). Nel trimestre in corso, anche i bassi livelli delle acque stanno temporaneamente frenando l'attività economica. Il disavanzo pubblico continua ad aumentare, determinando una crescente necessità di consolidamento fiscale. PERFORMANCE MIGLIORE DEL PREVISTO IN 1° SEMESTRE L'economia tedesca ha registrato nella prima metà del 2026 un andamento significativamente migliore rispetto a quanto previsto in primavera. In particolare, le esportazioni e il valore aggiunto del settore manifatturiero sono aumentati nettamente. La crescita è stata sostenuta dalla solidità dell'economia globale e dal boom mondiale dell'intelligenza artificiale, mentre i concorrenti nella regione del Golfo hanno subito significative interruzioni della produzione a causa della guerra in Iran. Anche i consumi pubblici sono aumentati sensibilmente. Al contrario, gli investimenti delle imprese e i consumi privati sono rimasti deboli. Sebbene lo shock dei prezzi dell'energia associato alla guerra in Iran abbia pesato sull'economia tedesca, finora l'aumento dei prezzi dei carburanti e del gasolio da riscaldamento ha avuto effetti di ricaduta limitati sull'insieme dei prezzi al consumo. TEMPORANEO RALLENTAMENTO IN 3° TRIMESTRE La ripresa ha temporaneamente rallentato nel terzo trimestre. Sebbene gli indicatori di fiducia continuino a migliorare, gli ultimi dati economici effettivi sono risultati più deboli. In particolare, i bassi livelli delle acque, che persistono da metà luglio, stanno ostacolando la produzione dell'industria chimica. Allo stesso tempo, l'aumento dei prezzi dell'energia sta pesando sul potere d'acquisto e, di conseguenza, sui consumi privati. Si stima che il Pil reale sia aumentato di appena lo 0,1% nel terzo trimestre. Con il ritorno alla normalità dei livelli delle acque, tuttavia, i vincoli alla produzione dovrebbero attenuarsi a partire dal quarto trimestre. La ripresa sarà quindi sostenuta dalla solidità della domanda estera e dall'aumento della spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture. RIPRESA DOVREBBE PROSEGUIRE Gli istituti prevedono che la ripresa prosegua nel 2027, trainata principalmente dalla domanda interna. I consumi privati dovrebbero aumentare moderatamente, in linea con i redditi reali disponibili, mentre gli investimenti nell'edilizia residenziale dovrebbero gradualmente riprendersi. Nel complesso, tuttavia, l'attività di investimento privato dovrebbe rimanere contenuta. Nel 2028 l'espansione economica dovrebbe perdere slancio. La ripresa sarà sempre più frenata da fattori strutturali: la forza lavoro si sta riducendo a causa dei cambiamenti demografici e la crescita potenziale continua a diminuire. Di conseguenza, in futuro anche tassi di crescita relativamente bassi saranno sufficienti a utilizzare pienamente la capacità produttiva dell'economia. Nel complesso, gli istituti prevedono una crescita del Pil reale dell'1,3% nel 2026, dell'1,1% nel 2027 e dello 0,4% nel 2028. Rispetto alle previsioni di primavera, la stima per il 2026 è stata rivista al rialzo di 0,7 punti percentuali e quella per il 2027 di 0,2 punti. L'inflazione dovrebbe aumentare dal 2,8% di quest'anno al 3,2% nel 2027, per poi scendere al 2% nel 2028. Il mercato del lavoro dovrebbe reagire soltanto con un certo ritardo: l'occupazione dovrebbe continuare a diminuire per il momento, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere dal 6,4% nel 2026 al 6,2% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. SERVE INTERVENTO SUL FRONTE FISCALE Gli istituti rilevano una crescente necessità di intervento sul fronte della politica fiscale. Il deficit delle amministrazioni pubbliche dovrebbe aumentare dal 4,1% del Pil nell'anno in corso al 4,7% nel 2028. La crescita della spesa primaria netta dovrebbe superare significativamente il percorso previsto dal quadro fiscale europeo. Anche rispettando la riformata regola nazionale del freno al debito, il rapporto debito/Pil dovrebbe continuare ad aumentare nel medio periodo; inoltre, la spesa per interessi è destinata a crescere sensibilmente. Di conseguenza, aumenta la necessità di un consolidamento fiscale. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: Barr chiede altri rialzi tassi Fed, si allarga il fronte dei falchi
24/09/2026 11:03
TOP NEWS ESTERO: Barr chiede altri rialzi tassi Fed, si allarga il fronte dei falchi
MILANO (MF-NW)--Mentre il rendimento del Treasury decennale decollava sopra il 5%, sui massimi dal 2006, il membro della Federal Reserve Michael Barr ha chiesto ulteriori rialzi dei tassi di interesse, diventando l'ultimo esponente della Banca centrale a lanciare l'allarme su un'inflazione che rimane al di sopra dell'obiettivo del 2%. Nel corso di un intervento a un evento organizzato dalla Fed di Chicago, Barr ha espresso preoccupazione per il fatto che l'inflazione statunitense non stia rallentando verso l'obiettivo in tempi sufficientemente rapidi, avvertendo che i rischi sono orientati al rialzo. La scorsa settimana il Federal Open Market Committee ha effettuato il primo rialzo dei tassi da poco più di tre anni, mentre l'inflazione è rimasta elevata. Il dot plot del comitato, il grafico che mostra le previsioni dei singoli membri della Fed sull'andamento futuro dei tassi, ha indicato che un altro rialzo potrebbe arrivare prima della fine dell'anno. "Nel mio scenario di base, saranno probabilmente necessari ulteriori aggiustamenti della politica monetaria per garantire che l'inflazione torni verso l'obiettivo in tempi adeguati", ha affermato Barr. "Vogliamo sostenere una crescita sostenibile e duratura, in grado di favorire la massima occupazione, e la stabilità dei prezzi è fondamentale per raggiungere questo obiettivo". LE PAROLE DA FALCO DI WARSH E DI ALTRI MEMBRI DELLA FED Il presidente della Fed Kevin Warsh ha dichiarato la scorsa settimana che il rialzo dei tassi elimina "una parte dell'accomodamento" dall'economia, suggerendo di non considerare restrittive le condizioni finanziarie. "Il semplice fatto è che l'inflazione è troppo elevata e lo è da troppo tempo", ha affermato Warsh. "I dati sull'inflazione di questa estate non mi indicano che le tendenze sottostanti siano migliorate in modo significativo". Anche altri esponenti della Fed hanno rilasciato dichiarazioni da falco. Il presidente della Fed di Richmond, Tom Barkin, ha affermato martedì che le pressioni inflazionistiche potrebbero persistere per qualche tempo prima che il loro impatto si attenui. Il presidente della Fed di Chicago, Austan Goolsbee, ha dichiarato lunedì che i membri del Fomc non possono più permettersi di ignorare gli shock dal lato dell'offerta, diventati una caratteristica ricorrente dell'economia. PROSSIMO RIALZO POTREBBE ARRIVARE SUBITO Il prossimo rialzo dei tassi della Fed potrebbe arrivare già il mese prossimo, poiché l'aumento dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente sta spingendo al rialzo le previsioni sull'inflazione, affermano gli economisti di Oxford Economics. L'inflazione complessiva annua misurata dall'indice dei prezzi delle spese per consumi personali è rimasta stabile al 3,7% a luglio, mentre la misura di fondo, che esclude alimentari ed energia, è rimasta invariata al 3,3%. I mercati stanno ora prezzando una probabilità del 70,9% che la Fed aumenti nuovamente i tassi di 25 punti base a ottobre, rispetto al 55% di martedì, secondo il Cme FedWatch Tool. "La crescita economica è forte e il mercato del lavoro è solido, ma l'inflazione è superiore al nostro obiettivo del 2% e non mostra chiaramente una tendenza verso l'obiettivo in tempi adeguati", ha proseguito Barr. "Inoltre, sono aumentati i rischi per il raggiungimento del nostro obiettivo di inflazione, mentre si sono ridotti quelli per il mercato del lavoro". Dazi, conflitti geopolitici e un'impennata degli investimenti nell'intelligenza artificiale hanno tutti provocato shock inflazionistici, ha spiegato poi Barr. Nel frattempo, i prezzi del greggio si avviano a registrare a settembre il terzo rialzo mensile consecutivo, in un contesto di escalation delle ostilità in Medio Oriente, mentre i prezzi del diesel negli Stati Uniti hanno raggiunto nuovi massimi storici. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: Treasury non è un problema finchè gli utili corrono (eToro)
24/09/2026 10:57
MARKET DRIVER: Treasury non è un problema finchè gli utili corrono (eToro)
MILANO (MF-NW)--"Quando il rendimento del Treasury a dieci anni supera il 5%, il problema diventa matematico. A parità di utili attesi, un tasso di sconto più alto riduce il valore presente dei flussi futuri. La pressione aumenta soprattutto per società growth con valutazioni elevate, small cap più dipendenti dal credito e aziende maggiormente indebitate. Finché gli utili salgono abbastanza velocemente, l'azionario può convivere con rendimenti più elevati. La tensione emerge quando la velocità del repricing obbligazionario supera quella delle revisioni degli utili. Ieri, azioni e obbligazioni si sono mosse nella stessa direzione", afferma Gabriel Debach, market analyst di eToro. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)