Ue: Panetta (Bankit); euro progetto politico, completare unione mercati e digitalizzazione pagamenti
22/06/2026 10:47
Ue: Panetta (Bankit); euro progetto politico, completare unione mercati e digitalizzazione pagamenti
ROMA (MF-NW)--L'euro non è solo un progetto economico, è un progetto politico dell'Europa. Lo sottolinea il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ricordando un articolo scritto dal premio Nobel Robert Mundell nel 1969 in cui delineò 'un progetto dettagliato per una moneta europea'. 'Ciò che colpisce è che, per Mundell, la motivazione economica, pur convincente, era secondaria. Con le sue parole: 'La causa di una moneta europea deve essere sostenuta principalmente su basi politiche, proprio perché la politica, nel senso più ampio del termine, deve prevalere sull'economia', ha ricordato il governatore. 'Il professor Mundell aprì un suo articolo del 1969 con parole che suonano sorprendentemente contemporanee: 'L'Europa oggi si trova a un bivio. Nella politica. Nella tecnologia. Nell'economia. Nella cultura'. Più di mezzo secolo dopo, ha messo in evidenza Panetta, 'l'Europa si trova nuovamente a un simile crocevia. La guerra, la rivalità geopolitica e la frammentazione economica stanno ridisegnando il commercio, i mercati energetici e le dipendenze strategiche. L'intelligenza artificiale apre enormi opportunità, ma solleva anche interrogativi profondi sulla produttività, sulle disuguaglianze, sulla sicurezza e sulla sovranità'. In questo mondo in trasformazione, il lavoro del professor Mundell 'non è soltanto di interesse storico. Ci aiuta a comprendere cosa conferisce resilienza a una valuta quando potere economico, tecnologia e influenza geopolitica sono sempre più intrecciati', ha proseguito il governatore. Come Governatore della Banca d'Italia e membro del Consiglio direttivo della Bce, ha aggiunto, 'prenderò spunto dai contributi pionieristici del professor Mundell per riflettere brevemente sull'euro: sulle sue origini politiche, così come lui le interpretò, sulle prove economiche che ha affrontato e su ciò che resta da fare per completarne la costruzione'. Nel delineare le condizioni di un'area valutaria ottimale, 'il celebre articolo del 1961 di Mundell identificava nella limitata mobilità dei fattori produttivi, e soprattutto del lavoro, il principale ostacolo strutturale a un'unione monetaria europea. Altri autorevoli economisti sottolineavano inoltre che l'assenza di un meccanismo comune di stabilizzazione fiscale avrebbe ulteriormente ridotto la capacità dell'area di assorbire shock asimmetrici'. 'Esiste però un altro Mundell, la cui visione fu forse ancora più lungimirante. Nel suo articolo del 1969 delineò un progetto dettagliato per una moneta europea'. In questo, il professor Mundell 'colse qualcosa che molti economisti non compresero: l'unione monetaria europea non è mai stata soltanto un progetto economico. Fin dall'inizio è stata parte di un più ampio progetto politico, nato dalle ceneri di due guerre mondiali. Fu infatti la determinazione a impedire un nuovo conflitto fratricida a portare alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio nel 1951', ha spiegato Panetta. Come affermò Robert Schuman, 'mettere in comune la produzione di carbone e acciaio - le materie prime della guerra - avrebbe reso un conflitto tra le nazioni europee 'non solo impensabile, ma materialmente impossibile'. Da quell'atto fondativo di riconciliazione, l'Europa ha costruito, passo dopo passo, un'unione sempre più profonda; trent'anni dopo il progetto politico di Mundell per una moneta europea, quella visione divenne realtà con il lancio dell'euro'. Nei decenni successivi, 'due ondate di gravi shock hanno messo alla prova quella visione. Le risposte europee furono molto diverse nei due casi'. La prima ondata arrivò con la crisi finanziaria globale del 2007-2008 e con la crisi dei debiti sovrani del 2010-2011. Gli shock furono 'ampi e asimmetrici' e il loro impatto fu 'amplificato' da politiche fiscali procicliche e non coordinate tra gli Stati membri. Il risultato fu una 'dannosa frammentazione, con un'Europa divisa tra un 'centro' e una 'periferia', e, per la prima volta, il timore che l'area dell'euro potesse non sopravvivere alla pressione. L'intero onere della stabilizzazione macroeconomica ricadde sulla politica monetaria e il celebre 'whatever it takes' di Mario Draghi contribuì a invertire la rotta'. La seconda ondata di crisi racconta una 'storia diversa. La pandemia e lo shock energetico seguito all'invasione russa dell'Ucraina furono ancora più gravi e pervasivi. Eppure, questa volta, la risposta europea fu rapida e coordinata. Il programma Next Generation EU affiancò la politica monetaria anziché ostacolarla, mentre le misure nazionali attenuarono l'impatto su famiglie e imprese. La lezione fu chiara: quando l'Europa agisce con uno scopo comune, può compiere progressi che in precedenza sembravano impossibili'. Ma le sfide che 'abbiamo di fronte oggi sono ancora più ampie. L'Europa non deve soltanto rendere l'area dell'euro più resiliente agli shock. Deve anche attrezzarsi per un mondo in cui sicurezza, tecnologia, finanza e sovranità monetaria sono sempre più interconnesse. Ciò richiede la determinazione politica necessaria a completare l'architettura istituzionale dell'euro'. Secondo Panetta 'sono necessari progressi su tre fronti'. Il primo è rilanciare la crescita economica 'attraverso riforme e investimenti comuni. L'Europa deve rafforzare l'innovazione, approfondire il mercato unico e acquisire la scala necessaria per competere nelle tecnologie avanzate'. Ma le sole riforme 'non basteranno. Come Mundell aveva già intuito, l'integrazione è indispensabile per cogliere le esternalità positive in settori quali comunicazioni, istruzione, tecnologia e difesa. Oggi ciò richiede progetti comuni nella ricerca, nell'energia, nella decarbonizzazione, nelle infrastrutture digitali e nell'intelligenza artificiale'. Il secondo fronte 'consiste nel trasformare i mercati dei capitali europei in una vera unione del risparmio e degli investimenti. Si tratta di un obiettivo strategico: l'Europa non può finanziare innovazione, transizione verde e capacità di difesa attraverso mercati nazionali frammentati. Servono regole più semplici e armonizzate, insieme a un'attività finanziaria europea sicura, garantita congiuntamente dagli Stati membri, capace di offrire profondità finanziaria e di indirizzare il risparmio europeo verso le priorità europee'. Il terzo fronte è 'rafforzare la spina dorsale dell'euro completando la digitalizzazione del sistema dei pagamenti europeo. Questa preoccupazione non è nuova. Nel suo articolo del 1969, Mundell avvertiva che la sovranità monetaria europea era già erosa dal dollaro e dal mercato degli eurodollari'. Oggi 'tale preoccupazione si presenta in una forma nuova. Le infrastrutture critiche sono diventate strumenti di pressione geopolitica e i pagamenti non fanno eccezione. Garantire che la moneta della banca centrale resti disponibile in forma digitale ovunque avvengano i pagamenti - nei mercati al dettaglio e all'ingrosso, a livello nazionale e transfrontaliero - è quindi parte integrante della sovranità monetaria e politica dell'Europa. Per i pagamenti al dettaglio, l'euro digitale assicurerebbe ai cittadini un accesso continuo alla moneta della banca centrale nelle transazioni quotidiane, rafforzando al contempo l'autonomia europea in un mondo sempre più frammentato e digitale'. Jean Monnet affermò celebremente che l'Europe se fera dans les crises - l'Europa si farà nelle crisi - 'e i progressi compiuti sin dalla sua nascita sembrano confermare questa visione. Ma in un mondo che cambia con la rapidità del nostro, sospinto dalla guerra, dalla frammentazione geopolitica e dalle trasformazioni tecnologiche, un progresso lento e guidato dalle crisi non è più sufficiente', ha continuato il governatoe. 'Dobbiamo plasmare il nostro futuro prima che siano le crisi a imporcelo. L'euro, come comprese il professor Mundell, non è semplicemente una moneta. È un simbolo di ciò che l'Europa rappresenta: unità, sovranità, prosperità economica e capacità di difendere i valori politici della libertà e dell'apertura. Per questo preferisco il più incisivo monito che il professor Mundell rivolse all'Europa nel 1969 e che oggi appare più attuale che mai: 'È tempo che gli europei si sveglino', ha concluso Panetta. Con questo invito in mente, sono lieto di dare il benvenuto a un gruppo così straordinario di relatori e ospiti di prestigio. Sono certo che le discussioni di oggi offriranno spunti preziosi per comprendere come l'Europa - e l'euro - possano continuare ad avanzare nel loro percorso. vs fine MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)