MARKER DRIVER: TotalEnergies, Berenberg vede solida performance da business Gnl
09/10/2026 13:44
MARKER DRIVER: TotalEnergies, Berenberg vede solida performance da business Gnl
(MT Newswires) MILANO (MF-NW)--Berenberg prevede che il segmento integrato del gas naturale liquefatto di TotalEnergies registrerà risultati "nettamente migliori" nel terzo trimestre, dopo una "debole" performance nel secondo. "Il mercato globale del Gnl rimane estremamente teso e l'Europa si avvia verso l'inverno con livelli di stoccaggio del gas significativamente inferiori alla norma. Ciò lascia spazio a ulteriori picchi dei prezzi del gas nei prossimi mesi, qualora le condizioni meteorologiche dovessero farsi rigide o si verificassero altre interruzioni nelle forniture. Di conseguenza, le società esposte al mercato europeo del gas o a quello globale del Gnl sono ben posizionate per trarne vantaggio", affermano gli analisti, che alzano "le previsioni sui prezzi del gas in Europa, portandole a 19 dollari per mcf nel 2026, 15 dollari nel 2027 e 10 dollari nel 2028". Berenberg stima pertanto che il segmento integrato di Gnl di TotalEnergies genererà 1,58 miliardi di dollari, a fronte degli 807 milioni del trimestre precedente e della stima di consenso di 1,71 miliardi. La casa d'affari prevede inoltre risultati "decisamente migliori" per le attività di raffinazione e chimica di TotalEnergies, con un risultato di 2,9 miliardi di dollari, a fronte degli 1,80 miliardi del secondo trimestre e i 2,22 miliardi previsti. Berenberg ha un rating hold sul titolo, con un target price di 84 euro. zag G2703028 MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
Pnrr: eredità da 6,6 punti di pil al 2031, riforme più forti di investimenti (Unimpresa)
09/10/2026 13:08
Pnrr: eredità da 6,6 punti di pil al 2031, riforme più forti di investimenti (Unimpresa)
ROMA (MF-NW)--Il Pnrr non finisce nel 2026. La sua eredità economica potrebbe valere nel 2031 fino a 6,6 punti di Pil nello scenario prudenziale, con una forchetta che va da 5,1 punti nello scenario avverso a 9,2 punti in quello favorevole. Ma il dato più significativo è un altro: nel lungo periodo saranno le riforme, più ancora degli investimenti, a determinare l'impatto maggiore sulla crescita potenziale dell'Italia. È quanto emerge da un'analisi del Centro studi di Unimpresa sugli effetti di lungo periodo degli interventi realizzati e programmati nell'ambito del Pnrr e della successiva agenda di riforme. I 6,6 punti non rappresentano il tasso di crescita del Pil nel 2031, ma la maggiore dimensione che l'economia italiana potrebbe raggiungere rispetto a uno scenario privo di quegli interventi. La composizione dell'effetto è netta: 4,4 punti, pari a due terzi del totale, derivano dalle riforme; 2,2 punti, un terzo, dagli investimenti. In altre parole, nel 2031 il contributo attribuito alle trasformazioni strutturali del sistema economico sarebbe esattamente doppio rispetto a quello prodotto dall'accumulazione di capitale. Ancora più rilevante è la distinzione tra quanto è già stato fatto e quanto resta da realizzare. Dei 6,6 punti complessivi, 5,3 sono collegati a investimenti e riforme già implementati, mentre 1,3 puntidipendono dagli interventi ancora da completare. Circa l'80% dell'effetto potenziale stimato per il 2031, dunque, poggia su misure già messe in campo, anche se una parte dei loro benefici economici deve ancora manifestarsi. Nel dettaglio, gli investimenti già realizzati valgono 1,4 punti di Pil al 2031, mentre quelli ancora da attuare ne aggiungono altri 0,8, per un totale di 2,2 punti. Molto più consistente è il contributo delle riforme: quelle già implementate arrivano a 3,9 punti, ai quali si aggiungono 0,5 punti delle nuove riforme, per complessivi 4,4 punti. È soprattutto la dinamica temporale a mostrare perché l'impatto non si esaurisce con la chiusura del Piano. L'effetto complessivo delle riforme passa da 2,2 punti di Pil nel 2026 a 2,8 nel 2027, 3,2 nel 2028, 3,7 nel 2029, 4,1 nel 2030 e 4,4 nel 2031. Gli investimenti, invece, passano dai 2 punti del 2026 a 2,6 nel 2027 e 2028, raggiungono 2,7 nel 2029 e si attestano a 2,2 nel 2031. La spinta inizialmente alimentata dalla spesa e dai cantieri lascia quindi progressivamente spazio agli effetti strutturali delle riforme. È proprio questo il principale risultato prospettico: la fine amministrativa del Pnrr non coincide con la fine dei suoi effetti economici. Giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e ricerca, politiche attive del lavoro, concorrenza e appalti possono continuare a incidere sulla produttività e sulla capacità di crescita molto tempo dopo la conclusione degli interventi. Le stime restano naturalmente soggette a incertezza, come mostra l'ampiezza della forchetta tra lo scenario da 5,1 punti e quello da 9,2 punti. Ma anche nell'ipotesi meno favorevole l'impatto rimane consistente. "Il 2026 non deve essere considerato una scadenza dopo la quale si torna alla normalità precedente. Deve rappresentare un passaggio di fase. Abbiamo bisogno di mantenere elevati gli investimenti, completare le riforme e soprattutto impedire che il sistema delle imprese, in particolare quello delle pmi, si trovi davanti a un vuoto di politica economica una volta esauriti gli strumenti straordinari. Per questo la prossima legge di bilancio e quelle successive dovranno costruire continuità", ha commentato il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, aggiungendo che alle piccole e medie imprese "servono regole stabili, credito, incentivi pluriennali agli investimenti, digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione e una fiscalità che favorisca chi reinveste gli utili nell'azienda. Non possiamo sostituire permanentemente il capitale privato con quello pubblico: dobbiamo usare l'investimento pubblico e le riforme per mettere in movimento una quantità crescente di investimenti privati". "La vera sfida è trasformare una stagione straordinaria in crescita permanente. Se nel 2031 potremo misurare non soltanto le opere costruite, ma anche una maggiore produttività, imprese più competitive, salari più forti e un Paese più semplice nel quale investire, allora il Pnrr avrà raggiunto il suo obiettivo più importante. Non spendere di più, ma consentire all'Italia di crescere di più anche dopo la fine della spesa straordinaria", ha concluso. vs fine MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)