TOP NEWS ITALIA: Istat; Pil 2025 rallenta a +0,5%, guerre e caro-energia pesano sul 2026
21/05/2026 15:00
TOP NEWS ITALIA: Istat; Pil 2025 rallenta a +0,5%, guerre e caro-energia pesano sul 2026
ROMA (MF-NW)--In Italia, l'attività economica lo scorso anno ha registrato un rallentamento rispetto al biennio precedente, con un'espansione del Pil sostenuta dalla domanda interna e dagli investimenti, mentre il contributo della domanda estera netta è risultato negativo. Nel confronto internazionale, la performance italiana si colloca al di sopra di quella della Germania, ma resta inferiore ai ritmi di crescita di Francia e Spagna. E' quanto emerge dal rapporto annuale dell'Istat sulla situazione del Paese. PIL 2026 CONDIZIONATO DA GUERRE E RIALZO PETROLIO Le prospettive economiche per l'Italia, come per gli altri maggiori Paesi, per il 2026 sono condizionate dalle tensioni geopolitiche e dal conseguente rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche e soprattutto del petrolio (120 dollari al barile circa il Brent ad aprile secondo i dati della Banca Mondiale), che alimenta nuove pressioni inflazionistiche. A fronte di un peggioramento nei primi mesi del 2026 del clima di fiducia soprattutto dei consumatori, fortemente condizionato dagli shock globali, le stime dei principali previsori italiani e internazionali mostrano un dinamismo contenuto per il Pil italiano anche nel 2026 che manterrebbe un ritmo di crescita simile a quello osservato nel 2025 pari a +0,5%. CON CARO-ENERGIA A RISCHIO POTERE D'ACQUISTO E ATTIVITÀ ECONOMICA Sul fronte dei prezzi, il processo di stabilizzazione dell'inflazione, che risultava consolidato nel 2025, è messo a rischio dalle nuove pressioni al rialzo sulle quotazioni delle materie prime energetiche, che potrebbero incidere negativamente sul potere d'acquisto e sull'attività economica. IN 2025 PIL ITALIA BATTE GERMANIA MA RESTA SOTTO FRANCIA E SPAGNA L'Italia mostra, nel 2025, una crescita economica dello 0,5%, superiore a quella della Germania (+0,2%) ma sensibilmente inferiore a quelle della Francia (+0,9%) e soprattutto della Spagna (+2,8%). Lo scorso anno, la positiva dinamica dell'economia italiana è stata sostenuta dalla domanda interna (+1,5 punti percentuali), mentre quella estera netta ha fornito un contributo negativo (-0,7 punti) alla crescita del Pil. Negli ultimi anni, la Spagna ha registrato una performance mediamente superiore a quella dell'Italia. CRITICITÀ STRUTTURALI PER DEBOLEZZA PRODUTTIVITÀ E RITARDI INVESTIMENTI 'Permangono criticità strutturali legate alla debolezza della produttività e ai ritardi negli investimenti immateriali e nell'innovazionè, osserva l'Istat. 'Nell'ultimo anno l'economia italiana ha mostrato segnali di resilienza in uno scenario globale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da un'incertezza ormai persistente. Le potenzialità di crescita restano vincolate da criticità di lungo periodo, tra cui il modesto andamento della produttività, che potrebbe beneficiare di una maggiore intensità di conoscenza dei processi produttivì, ha detto Francesco Maria Chelli, presidente dell'Istat, presentando il rapporto annuale sulla situazione del paese alla Camera dei Deputati. RISCHI DI SOSTENIBILITÀ SISTEMA WELFARE 'L'Italia si confronta con il crescente invecchiamento della popolazione e con una natalità ai minimi storici. Gli scenari futuri richiedono di valutare con attenzione i rischi di sostenibilità per il sistema di welfare e per quello sanitario, e di continuare ad affrontare con incisività il tema della gestione dei carichi di cura familiari e della piena valorizzazione dei nostri giovani - di cui dobbiamo trattenere i talenti - il cui deflusso si configura come un'emorragia di competenze che assume toni particolarmente critici per il Mezzogiornò. E' questo l'allarme lanciato dal presidente dell'Istat Chelli aggiungendo che 'la sfida è anche quella di evitare che le disuguaglianze sociali, economiche, sanitarie e territoriali si cristallizzino, agendo, oltre che su un maggiore investimento in istruzione, anche sul rafforzamento del capitale sociale, fattore di protezione contro i rischi di esclusione, ridotta mobilità sociale e minore benessere'. AUMENTA POVERTA' ENERGETICA SOPRATTUTTO AL SUD E NELLE ISOLE Per le famiglie a basso reddito può risultare problematico sostenere i costi dell'energia. La povertà energetica è una sorta di moltiplicatore di disagio che non consente alle famiglie l'accesso a servizi energetici essenziali come riscaldare o raffreddare la casa, cucinare, illuminare gli ambienti o utilizzare gli elettrodomestici di base. La povertà energetica - cioè l'incapacità di riscaldare adeguatamente l'abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali - è aumentata dal 7,7% nel 2022 al 9,1% nel 2024. Le abitazioni fredde, come del resto quelle troppo calde, peggiorano la salute, aumentano le spese mediche, riducono la qualità della vita e limitano la possibilità di studiare o lavorare in condizioni adeguate. Nel 2024, la povertà energetica presenta il valore più basso nel Centro (5,6%), seguito dal Nord-est (7,2%) e dal Nord-ovest (8%); il Sud (12,7%) e le Isole (14,6%) presentano, invece, i valori più elevati. La diffusione ricalca, all'incirca, il profilo territoriale e socio-demografico della povertà assoluta. ITALIA DIVISA TRA CETO MEDIO AL NORD E A RISCHIO POVERTÀ A SUD E ISOLE Il ceto medio - che si colloca tra aristocrazia, grandi proprietari terrieri, l'alta borghesia industriale o finanziaria e i lavoratori meno qualificati e retribuiti dell'industria, dell'agricoltura e dei servizi - rimane la componente maggioritaria della popolazione (il 61,2% degli individui residenti in Italia) e svolge un ruolo fondamentale come motore dei consumi, dell'innovazione e della stabilità sociale. Il ceto medio è maggiormente diffuso al Nord, mentre al Sud e nelle Isole è più elevata la popolazione a rischio di povertà. Negli ultimi dieci anni per il ceto medio c'è stato un miglioramento diffuso degli indicatori soggettivi di deprivazione. Nel complesso, però, il ceto medio evidenzia una maggiore esposizione alle fasi di rallentamento dell'economia. GAP RETRIBUZIONI DI OLTRE 2.000 EURO IN MENO A DONNE Le donne, in qualsiasi profilo si trovino, mostrano livelli retribuitivi più bassi rispetto ai colleghi: la mediana è di oltre 2 mila euro inferiore (29,2 mila euro contro 26,9 mila euro), se si tratta di occupazione standard, e si attesta a circa 1,8 mila euro se la lavoratrice è vulnerabile (7,7 mila euro contro 5,9 mila euro). Anche tra i lavoratori occupati nel Mezzogiorno si registrano sistematicamente retribuzioni inferiori rispetto ai lavoratori del Centro-Nord. ITALIA IN RITARDO STRUTTURALE, CONDIZIONE GIOVANI CRITICA Il mercato del lavoro italiano ha consolidato il percorso di crescita avviato nel periodo post-pandemia. Tuttavia, si osserva una crescente difficoltà a stabilizzare la condizione lavorativa, con meno transizioni da tempo determinato a indeterminato. La condizione dei giovani rimane critica, con tassi di occupazione che restano distanti dalla media europea, anche tra i laureati. Aumentano le forme di lavoro standard e cala la quota di occupazioni vulnerabili, caratterizzate da contratti temporanei, part-time involontario e bassi livelli retributivi. Le disuguaglianze economiche rimangono marcate con un livello di povertà assoluta sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente. DEBITO/PIL AL TOP IN UE DOPO GRECIA, SUPERBONUS COSTATO OLTRE 190 MLD Nel 2025, il rapporto debito/Pil si attesta al 137,1%, il secondo valore più elevato nell'area euro dopo quello della Grecia (+146,1%) e superiore alla media europea (+87,8%), mentre l'indebitamento netto dell'Italia scende al 3,1% del Pil dal +3,4% dell'anno precedente, a fronte di un deficit dell'area euro del 2,9%. Il miglioramento dei conti pubblici è sostenuto dall'incremento dell'avanzo primario, che sale allo 0,8% del Pil, mentre la spesa per interessi rimane stabile al 3,9% del Pil. La pressione fiscale aumenta al 43,1%, sospinta dal dinamismo di Ires e Iva, mentre l'Irpef segna una netta riduzione. Gli investimenti pubblici segnano una decisa accelerazione (+9,6%), trainati dall'attuazione dei progetti del Pnrr, a fronte di un costo complessivo per le agevolazioni edilizie di Superbonus e Bonus facciate che supera i 190 miliardi di euro nel periodo 2020-2025. pev eva.palumbo@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)