TOP NEWS ITALIA: Istat; +67.000 occupati in 1* trim, boom di inattivi in 1 anno
12/06/2026 11:00
TOP NEWS ITALIA: Istat; +67.000 occupati in 1* trim, boom di inattivi in 1 anno
ROMA (MF-NW)--Nel 1* trimestre 2026, il numero di occupati, che si attesta a 24,207 milioni, aumenta di 67.000 (+0,3% sul 4* trimestre 2025), a seguito della crescita dei dipendenti a tempo determinato (+9.000, +0,3%) e, soprattutto, degli indipendenti (+72.000, +1,4%) più sostenuta del lieve calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-13.000, -0,1%); si riduce il numero di disoccupati (-110.000, -7,6% in tre mesi) e aumenta quello degli inattivi di 15-64 anni (+44.000, +0,4%). Lo rileva l'Istat. TASSO OCCUPAZIONE SALE AL 62,7%, DISOCCUPAZIONE CALA AL 5,3% Al netto degli effetti stagionali, il tasso di occupazione sale al 62,7% (+0,2 punti in tre mesi), quello di disoccupazione cala al 5,3% (-0,4 punti) e il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti). ISTAT STIMA AD APRILE +0,5% M/M OCCUPATI, CALO DISOCCUPATI E INATTIVI Nei dati provvisori di aprile 2026, rispetto al mese precedente, l'aumento del numero di occupati (+0,5%) e del relativo tasso (+0,3 punti) si associa alla diminuzione dei tassi di disoccupazione (-0,1 punti) e di inattività 15-64 anni (-0,3 punti). +50.000 OCCUPATI IN 1 ANNO, -394.000 DISOCCUPATI Nel confronto tendenziale prosegue, a ritmi meno intensi rispetto al trimestre precedente, la crescita del numero di occupati (+50.000, +0,2%) che coinvolge soltanto gli indipendenti (+4,7% in un anno) a fronte del calo dei dipendenti, sia a termine (-4,2%) sia a tempo indeterminato (-0,5%). Nel primo trimestre 2026, si rafforza rispetto al periodo precedente la riduzione del numero di disoccupati (-394.000, -22,4% in un anno) e l'aumento di quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+320.000, +2,6%). I tassi seguono la stessa dinamica: quello di occupazione sale al 62,5% (+0,1 punti in un anno), quello di disoccupazione scende al 5,4% (-1,5 punti) e il tasso di inattività raggiunge il 33,8% (+1,0 punti). AUMENTA LAVORO A TEMPO PIENO IN IMPRESE Dal lato delle imprese, nel primo trimestre 2026 le posizioni lavorative dipendenti continuano a registrare segnali di crescita congiunturale (+0,5%), sia nella componente a tempo pieno (+0,5%) sia, in misura lievemente inferiore, in quella a tempo parziale (+0,4%) comportando un calo della quota dei part time, che si attesta a 28,8% (-0,1 punti). Anche su base tendenziale la crescita delle posizioni lavorative (+1,5%) è più accentuata nella componente a tempo pieno (+1,6%) rispetto a quella a tempo parziale (+1,3%), con un lieve calo della quota di part-time (-0,1 punti). Dopo due trimestri di crescita, la domanda di posizioni in somministrazione diminuisce (-0,3% in tre mesi), mentre accelera la crescita del lavoro intermittente (+3,1% rispetto al trimestre precedente). Anche su base annua le posizioni in somministrazione mostrano un calo (-0,6%) a fronte della decisa crescita delle posizioni intermittenti (+8,7% in un anno), la più alta dopo la fase di ripresa post-Covid. CALA RICORSO A CASSA INTEGRAZIONE 1* TRIM, +1,2% T/T COSTO DEL LAVORO Rispetto al primo trimestre 2025, il ricorso alla cassa integrazione diminuisce, scendendo a 7,7 ore ogni mille ore lavorate. Il tasso dei posti vacanti è pari all'1,7%, in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente (-0,1%) sia nel confronto tendenziale (-0,4%). Il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula) registra un sensibile aumento rispetto al trimestre precedente (+1,2%), per effetto della crescita sia delle retribuzioni sia dei contributi sociali (+1,1% in entrambi i casi). L'incremento del costo del lavoro si osserva anche su base annua (+3%), trainato dall'aumento dei contributi sociali (+3,5%) più marcato di quello delle retribuzioni (+3%). 12,551 MLN DI INATTIVI IN 1* TRIM, +320.000 IN 1 ANNO Nel 1* trimestre 2026 la crescita del numero di inattivi di 15-64 anni risulta più intensa rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 12,551 milioni di unità (+320.000, +2,6% in un anno). L'aumento si osserva soprattutto tra le forze di lavoro potenziali (+144.000, +7,3%) - ossia la componente degli inattivi più vicina al mercato del lavoro - ma coinvolge anche quanti non cercano lavoro né sono disponibili a iniziarlo (+176.000, +1,7%). Il tasso di inattività sale al 33,8% (+1,0 punti), con un aumento più marcato tra gli uomini, nel Mezzogiorno e tra i giovani fino a 35 anni, che risulta più marcato del calo registrato tra gli over 50. L'aumento degli inattivi si concentra tra coloro che dichiarano di non cercare lavoro perché in attesa di esiti di passate azioni di ricerca (+166, +27,2% rispetto al primo trimestre 2025), perché in pensione o non interessati (+212.000, +13,5%) o per motivi di studio (+157.000, +3,5%). Si riduce ulteriormente di 147.000 il numero di scoraggiati, ovvero quanti non cercano un impiego perché ritengono di non riuscire a trovarlo (-18,1%) e diminuisce anche quello di chi non cerca lavoro per motivi familiari (-75.000, -2,4%), soltanto tra gli uomini. pev eva.palumbo@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
Lavoro: 12,551 mln di inattivi in 1* trim, +320.000 in 1 anno (Istat)
12/06/2026 10:39
Lavoro: 12,551 mln di inattivi in 1* trim, +320.000 in 1 anno (Istat)
ROMA (MF-NW)--Nel primo trimestre 2026 la crescita del numero di inattivi di 15-64 anni risulta più intensa rispetto al trimestre precedente, attestandosi a 12,551 milioni di unità (+320.000, +2,6% in un anno). Lo rileva l'Istat spiegando che l'aumento si osserva soprattutto tra le forze di lavoro potenziali (+144.000, +7,3%) - ossia la componente degli inattivi più vicina al mercato del lavoro - ma coinvolge anche quanti non cercano lavoro né sono disponibili a iniziarlo (+176.000, +1,7%). Il tasso di inattività sale al 33,8% (+1,0 punti), con un aumento più marcato tra gli uomini, nel Mezzogiorno e tra i giovani fino a 35 anni, che risulta più marcato del calo registrato tra gli over 50. L'aumento degli inattivi si concentra tra coloro che dichiarano di non cercare lavoro perché in attesa di esiti di passate azioni di ricerca (+166, +27,2% rispetto al primo trimestre 2025), perché in pensione o non interessati (+212.000, +13,5%) o per motivi di studio (+157.000, +3,5%); si riduce ulteriormente di 147.000 il numero di scoraggiati, ovvero quanti non cercano un impiego perché ritengono di non riuscire a trovarlo (-18,1%) e diminuisce anche quello di chi non cerca lavoro per motivi familiari (-75.000, -2,4%), soltanto tra gli uomini. pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
FOCUS: le prospettive di Invesco sui tassi di interesse
12/06/2026 10:39
FOCUS: le prospettive di Invesco sui tassi di interesse
MILANO (MF-NW)--Invesco mantiene un orientamento neutrale sui tassi d'interesse di Stati Uniti, Cina e Regno Unito. Al contrario, la società adotta una posizione sovrappesata sui tassi australiani e sottopesata su quelli giapponesi, commenta Rob Waldner, Head of Ifi Strategy and Macro Research di Invesco. STATI UNITI: NEUTRALE "Manteniamo una posizione neutrale sui tassi di interesse statunitensi, poiché il mercato non sconta più tagli da parte della Fed nel corso dell'anno, una posizione che appare ragionevole, date le pressioni inflazionistiche derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia causato dalla guerra in Iran", spiega l'esperto. Il bilancio dei rischi appare simmetrico. La fine della guerra in Iran o uno shock della crescita economica potrebbero spingere i tassi al ribasso, mentre il persistere delle pressioni inflazionistiche, specialmente in caso di un ulteriore aumento dei prezzi dell'energia, potrebbe spingerli al rialzo. CINA: NEUTRALE Resta neutrale anche la view sui tassi cinesi onshore. Tuttavia, "prevediamo una curva dei rendimenti relativamente più piatta nei prossimi mesi", dichiara Waldner. A causa dell'aumento dei prezzi del petrolio e del gas, le aspettative di inflazione tra famiglie e investitori locali sono destinate a rafforzarsi ulteriormente, mentre il mercato ha recentemente iniziato a ridimensionare le proprie aspettative riguardo alla tempistica dei tagli dei tassi. "Dalla fine dello scorso anno, prevediamo una ripresa del livello dei prezzi e una politica monetaria più contenuta rispetto alle aspettative del mercato", prosegue l'esperto. GIAPPONE: SOTTOPESARE "La Banca del Giappone (BoJ) ha mantenuto i tassi di interesse invariati allo 0,75% nella riunione di aprile, come ampiamente previsto. Tuttavia, la decisione può essere definita come una sospensione di stampo restrittivo", riporta Waldner. Con una divisione senza precedenti, tre membri del Comitato hanno votato a favore di un aumento dei tassi. "Sebbene il governatore Ueda si sia mostrato cauto sulle prospettive a causa dei rischi geopolitici, ha sottolineato la determinazione a non restare indietro rispetto all'inflazione. Inoltre, le nuove previsioni della BoJ indicano ora che l'inflazione core rimarrà al di sopra del 2% fino all'anno fiscale 2028", continua l'esperto. In assenza di un significativo aggravarsi della crisi in Medio Oriente, la BoJ procederà probabilmente a un aumento dei tassi nella riunione di giugno o luglio, puntando a un livello neutro compreso tra l'1,5% e il 2% (ovvero un tasso reale dello 0%) nei prossimi 18 mesi. "Ciò dovrebbe mantenere una pressione al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi (JGB) a breve termine e aumentare la pressione di appiattimento sulla curva dei rendimenti. I contratti a termine sui JGB a lungo termine sono già molto elevati, ma potrebbero aumentare ulteriormente se la politica fiscale compensasse lo shock delle ragioni di scambio causato dall'aumento dei prezzi dell'energia", spiega Waldner. REGNO UNITO: NEUTRALE I tassi a breve termine nel Regno Unito hanno seguito l'andamento dei prezzi del petrolio dallo scoppio della guerra in Iran, riflettendo il timore del mercato che l'aumento dei costi energetici mantenga l'inflazione britannica ostinatamente elevata e costringa la Banca d'Inghilterra (BoE) a inasprire ulteriormente la politica monetaria. "Con il ritorno dei prezzi del petrolio ai massimi di fine aprile, il mercato dei tassi britannico ha scontato un inasprimento cumulativo della politica monetaria della BoE pari a circa 85 punti base entro la fine dell'anno, con 50 punti base previsti entro settembre", commenta l'esperto. AUTRALIA: SOVRAPPESO La Reserve Bank of Australia (RBA) ha aumentato i tassi di 25 punti base a maggio, portandoli al 4,35%, eguagliando così il picco post-Covid dei tassi di interesse. "Il mercato sta già scontando 62 punti base di aumenti cumulativi dei tassi quest'anno, con i tassi a termine a lungo termine scambiati sopra il 5%. Anche tenendo conto delle recenti sorprese al rialzo dell'inflazione, queste valutazioni appaiono ora attraenti, a nostro avviso, su base assoluta e relativa rispetto ai Treasury statunitensi", riporta l'esperto. "L'Australia presenta fondamentali fiscali solidi, il che dovrebbe limitare i premi di rischio sul lungo termine. Inoltre, l'apprezzamento del dollaro australiano negli ultimi 12 mesi dovrebbe frenare l'inflazione importata", conclude Waldren. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)