WALL STREET: commento di metà seduta
25/09/2026 18:38
WALL STREET: commento di metà seduta
MILANO (MF-NW)--I listini azionari statunitensi continuano la seduta in rialzo, con il Dow Jones che sale dello 0,89%, l'S&P 500 dello 0,54% e il Nasdaq Composite dello 0,6%. "La maggior parte dei fattori che recentemente hanno spinto al rialzo i rendimenti obbligazionari sembra destinata a persistere. Ci aspettiamo quindi che i rendimenti rimangano elevati rispetto ai livelli osservati negli ultimi anni. Non è detto che continuino a salire con la stessa rapidità registrata nelle ultime settimane, ma non prevediamo nemmeno un ritorno ai livelli precedenti nel breve termine, a meno di un cambiamento significativo nelle politiche economiche", afferma Eric Winograd, Senior Us Economist di AllianceBernstein. Secondo l'analista, "rendimenti più elevati tendono generalmente a rallentare la crescita economica, ma crediamo che l'economia statunitense sia sufficientemente solida da sostenere tassi più alti nei prossimi trimestri. È inoltre probabile che gli investimenti in conto capitale legati all'intelligenza artificiale siano insolitamente poco sensibili a un aumento del costo del capitale, consentendo loro di continuare a sostenere l'attività economica. Il punto di maggiore criticità potrebbe essere invece la politica fiscale". "Con il passare del tempo, i maggiori costi di finanziamento incideranno in misura crescente sul bilancio federale e vediamo poche ragioni per aspettarci che Washington adotti un significativo contenimento della spesa o del disavanzo, anche dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti possono continuare a rinviare la soluzione del problema fiscale, ma ogni ulteriore rinvio diventerà progressivamente più costoso", conclude l'esperto. Sul fronte della politica monetaria, il presidente della Federal Reserve Bank di New York, John Williams, ritiene che la Banca centrale americana non possa ignorare gli shock dal lato dell'offerta se questi hanno un effetto persistente sui prezzi. La Fed deve riportare l'inflazione verso l'obiettivo. "Con gli shock dell'offerta, non si tratta di ignorarli, ma di assicurarsi che, nel più ampio contesto dell'economia, questi shock sostanzialmente non diventino persistenti", ha dichiarato il banchiere. L'espressione "ignorare" gli shock "è molto comoda. È una buona scorciatoia, ma penso che rischi in una certa misura di essere interpretata erroneamente. Nella pratica, non si tratta mai semplicemente di ignorare gli shock dell'offerta. Si tratta di valutare in che modo gli shock dell'offerta incidano sulle prospettive dell'economia e sui rischi per il raggiungimento dei propri obiettivi", ha aggiunto Williams. Il mercato del lavoro per il banchiere è "sostanzialmente" in equilibrio e non sta contribuendo alle pressioni inflazionistiche. Gli effetti dei dazi sull'inflazione appartengono ormai al passato. Infine, non si osservano ancora effetti dell'intelligenza artificiale sulla produttività. Sul fronte macroeconomico, l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è stato rivisto al rialzo a 48,1 punti a settembre, dai 47,8 punti della stima preliminare, a fronte di attese per una revisione al ribasso a 47,5 punti secondo un sondaggio compilato da Bloomberg. Il dato è comunque rimasto al di sotto della lettura finale di agosto, pari a 51,7 punti. Sul fronte societario: - Akamai Technologies guadagna il 5,36% dopo aver annunciato ieri un contratto settennale per la fornitura di energia e un accordo da 11,6 miliardi di dollari con Anthropic. Akamai ha inoltre emesso un warrant che dà ad Anthropic il diritto di acquistare fino a circa il 5% delle azioni della società a un prezzo di esercizio di 111,33 dollari per azione. - Costco Wholesale segna un rialzo del 2,63%, dopo che la società ha riportato risultati migliori delle attese per il quarto trimestre fiscale. Costco ha registrato un utile rettificato di 6,60 dollari per azione su ricavi pari a 95,72 miliardi di dollari. Gli analisti interpellati da Lseg si aspettavano un utile di 6,53 dollari per azione su ricavi di 94,86 miliardi di dollari. dfg (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
COMMENTO BOND: rischio di stretta monetaria Usa pesa sui mercati obbligazionari (Pictet Am)
25/09/2026 18:03
COMMENTO BOND: rischio di stretta monetaria Usa pesa sui mercati obbligazionari (Pictet Am)
MILANO (MF-NW)--I mercati obbligazionari attraversano una fase delicata, stretti tra il rialzo dei rendimenti a lungo termine, l'incertezza sulla traiettoria della politica monetaria americana e il crescente peso del debito pubblico e privato. Questo è ciò che emerge da un'analisi di Pictet Asset Management. In questo contesto, la selettività diventa fondamentale per orientarsi tra rischi e opportunità. Sebbene gli indicatori economici, le valutazioni e gli indicatori tecnici siano positivi per gli asset più rischiosi, la liquidità diminuisce, il che potrebbe eventualmente frenare i mercati azionari. Il rischio principale è un inasprimento delle condizioni monetarie negli Stati Uniti. "A nostro avviso, nel breve termine potrebbe essere necessario un aumento dei tassi d'interesse statunitensi al fine di contenere una corsa all'indebitamento di governo e aziende, che altrimenti alimenterebbe l'inflazione. Il prestito totale negli Stati Uniti si attesta attualmente al 16% del Pil, circa 4 punti percentuali al di sopra della media a lungo termine", affermano gli esperti. "Di solito, nei mesi di luglio e agosto i mercati finanziari sono caratterizzati da volumi di negoziazione ridotti e volatilità. Anche quest'anno non fa eccezione: al centro della tempesta troviamo i titoli di Stato. I rendimenti dei Treasury a 30 anni sono progressivamente saliti ai livelli più alti dal 2008 in un contesto di dati economici migliori del previsto, nuove pressioni inflazionistiche, un'ondata di prestiti societari e imprevedibili cambiamenti di politica da parte delle autorità statunitensi. Sebbene questo movimento abbia migliorato le valutazioni dei titoli di Stato, restiamo neutrali sia sui Treasury che sul debito sovrano dell'eurozona", valuta il team di analisti. Negli Stati Uniti, l'incertezza sulle prospettive di politica monetaria e fiscale tiene alto il premio a termine, ovvero l'extra-rendimento chiesto dagli investitori per detenere obbligazioni a più lunga scadenza. Il governo s'è mostrato poco propenso a ridurre il suo debito, appena salito al di sopra della soglia dei 40.000 miliardi di dollari. A rendere le cose più complicate, il recente abbandono di una forward guidance esplicita da parte della Federal Reserve renderà meno prevedibile la traiettoria dei tassi d'interesse. L'offerta di debito del settore privato è aumentata in misura significativa, soprattutto, ma non esclusivamente, per finanziare la costruzione di infrastrutture per l'AI. Nvidia ha recentemente annunciato un accordo di per il finanziamento di infrastrutture AI del valore di circa 500 miliardi di dollari, ovvero l'1,5% del Pil statunitense. "Secondo i nostri calcoli, questa corsa al capitale potrebbe spingere il prestito totale statunitense al 15-16% del Pil, livello vicino a quelli osservati nella fase di accumulo del debito che precedette la crisi finanziaria", proseguono gli esperti. E' possibile che la decisione del Dipartimento del Tesoro statunitense di raddoppiare l'entità dei buyback delle obbligazioni a più lunga scadenza contribuisca ad arginare movimenti disordinati dei rendimenti. Tuttavia, non affrontano lo squilibrio fiscale che ne è alla base. Il rischio più grave è il dominio fiscale, situazione in cui gli elevati costi di servizio del debito pubblico e i requisiti di finanziamento limitano la capacità della Federal Reserve di raggiungere il suo target di inflazione. In tal caso, è probabile che gli investitori richiedano una protezione ancora maggiore dall'inflazione e dal rischio politico. Considerato il ruolo centrale del mercato dei Treasury Usa, queste pressioni si riversano anche su altre obbligazioni del mondo sviluppato e ci portano a restare neutrali anche in questi Paesi. L'unica eccezione è rappresentata dai Treasury Inflation-Protected Securities, nei quali vediamo valore perché i rendimenti reali sono ora superiori alla crescita tendenziale: un punto di ingresso storicamente interessante per gli investitori. I Tips offrono inoltre protezione diretta da un'inflazione inaspettatamente persistente e dai rischi della politica monetaria e fiscale. "Preferiamo inoltre le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti, Cina esclusa. I fondamentali economici solidi, le condizioni commerciali favorevoli e la resilienza alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio dovrebbero sostenere i Paesi emergenti e, per estensione, i loro titoli obbligazionari. Nel credito, manteniamo la ponderazione di riferimento, poiché gli spread rimangono ridotti e offrono poca compensazione per i rischi derivanti dalle dinamiche fiscali, dall'incertezza della politica monetaria e dall'inflazione", dichiara la Strategy Unit di Pictet Asset Management. In ambito valutario, la mossa a sorpresa del Dipartimento del Tesoro statunitense di aumentare i buyback obbligazionari suggerisce che i policymaker potrebbero dare priorità alla stabilizzazione della curva dei rendimenti rispetto ad un sostegno al dollaro. dfg gaia.difraia@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)