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MARKET DRIVER: Borse, partenza attesa contrastata
10/09/2026 07:42
MARKET DRIVER: Borse, partenza attesa contrastata
MILANO (MF-NW)--Le principali piazze europee sono attese miste in avvio di seduta. L'attenzione degli operatori è sempre catalizzata dalla situazione in Medio Oriente, con i prezzi del Brent saliti in area 100 dollari al barile. Sul fronte dei dati macroeconomici, focus sugli Stati Uniti. Alle 14h30 verranno resi noti i prezzi alla produzione ad agosto e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (14h30). Quanto al Vecchio Continente, la Banca centrale europea alle 14h15 renderà note le sue decisioni di politica monetaria. La settimana prossima sarà il turno della Fed, con il mercato che al momento assegna una probabilità intorno al 60% a un aumento dei tassi da 25 punti base. pl (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI: sblocco di Hormuz, Cina e Usa collaborino
10/09/2026 07:36
MF ANALISI: sblocco di Hormuz, Cina e Usa collaborino
di Carlo Pelanda ROMA (MF-NW)--Geopolitica economica. C'è un picco di domanda per scenari che stimino la normalizzazione o meno dei prezzi dei combustibili fossili. Il mio gruppo di ricerca ne ha preparato uno preliminare, dando più attenzione allo scenario condizionale con minore probabilità inflazionistica via simulazioni what if. Dal Pentagono filtra la preparazione per un blocco navale prolungato dell'export petrolifero iraniano via Hormuz, corroborato da sanzioni economiche secondarie verso chiunque tenga relazioni commerciali con Teheran, con una stima di minimo 6 mesi fino a 10 per ottenere il risultato di una resa o sostituzione del regime. Le condizioni di successo per questa strategia del boa constrictor richiedono la chiusura del confine tra Pakistan e Iran e la fine dei rifornimenti russi all'Iran dal Mar Caspio. Se ci volesse più tempo, la sostituzione dei transiti petroliferi via Hormuz e Bab el Mandeb via percorsi alternativi non sarebbe una compensazione sufficiente, per i tempi realizzativi, della persistenza della crisi. In questo caso la scarsità di petrolio e gas sarebbe compensabile dall'aumento di produzione di altre fonti nel globo? In teoria sì ed è già visibile tale scenario in Venezuela, Nigeria ed altrove. Ma ci vorrebbero almeno 4 anni circa per la sostituzione degli idrocarburi del Golfo. Ed in questo periodo i prezzi resterebbero in tensione. Per quanto tempo la scarsità di combustibili fossili può essere gestita dalle nazioni importatrici senza un impatto inflazionistico grave? Pochi mesi. Inoltre, va annotato che questo tipo di inflazione non è correggibile dalla politica monetaria senza indurre recessioni, ma solo da un'azione geopolitica che ripristini i flussi dove sono bloccati. Opzioni: il regime iraniano si arrende, o implode o accetta un compromesso entro due o tre mesi. Da un lato, il regime è sempre più debole. Dall'altro, è un sistema autoritario dove i Pasdaran hanno un dominio sia economico sia repressivo completo. Stima: potrebbe resistere più di quanto si pensi con capacità sufficienti, pur minime, di minaccia dei transiti critici. Tale capacità sarebbe indebolita da una pressione di Russia, Pakistan e Cina per costringere l'Iran, almeno, ad un compromesso che ripristini la libertà di navigazione. Nelle simulazioni what if tale esito è il più stabilizzante sul piano economico globale, ma richiede una convergenza tra Stati Uniti e Cina, la seconda con capacità condizionanti nei confronti di Russia e Pakistan, nonché regime iraniano. Probabilità? Al momento si equivalgono quella positiva e negativa. Ma la positiva mostra un vantaggio potenziale per ambedue gli attori perché formalizzerebbero un nuovo G2. Accettabile? Sarebbe una cooperazione intrabellica tra i due e non un cedimento dell'uno o dell'altro, favorevole per tutti i loro alleati perché riduzione del disordine globale sempre più pericoloso. Penso che il tema sia in valutazione per la preparazione dell'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping a fine mese. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF ANALISI: elezioni Usa di metà mandato, gli scenari in caso di vittoria democratica alla Camera
10/09/2026 07:36
MF ANALISI: elezioni Usa di metà mandato, gli scenari in caso di vittoria democratica alla Camera
di Matthew J. Bartolini, Global Head of Research di State Street Investment Management ROMA (MF-NW)--Le elezioni di metà mandato spesso modificano le aspettative dei mercati, ma raramente riscrivono le strategie di investimento. Secondo i mercati predittivi, a novembre i democratici potrebbero riconquistare il controllo della Camera dei Rappresentanti, mentre i repubblicani dovrebbero mantenere quello del Senato. La prospettiva di maggioranze risicate in entrambi i rami del Congresso limiterà probabilmente la possibilità di approvare riforme legislative di ampia portata. Tuttavia, anche in presenza di un governo diviso, le priorità politiche, l'andamento della domanda, i negoziati sul bilancio e gli sviluppi normativi potrebbero creare opportunità mirate in diversi settori e classi di attivo. L'intelligenza artificiale resta una priorità strategica per entrambi i partiti, considerata la sua importanza per la sicurezza nazionale, la competitività economica e il più ampio obiettivo di rafforzare l'autosufficienza degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, le crescenti preoccupazioni per l'impatto dell'AI sull'occupazione, sulla domanda di energia e sui prezzi al consumo manterranno probabilmente questa tecnologia al centro del dibattito politico. Nel tentativo di rispondere a questi timori, la regolamentazione dell'AI potrebbe assumere un ruolo più rilevante nell'agenda politica. Il dibattito potrebbe concentrarsi su proposte volte a regolamentare o tassare i fornitori di servizi di AI, nonché a limitare la proliferazione dei data center. Ciò potrebbe alimentare nel breve periodo una volatilità legata ai flussi di notizie, proprio mentre la volatilità relativa del settore tecnologico è in aumento e si colloca attualmente al 100° percentile degli ultimi dieci anni. Nonostante questo, il ciclo di investimenti in conto capitale legati all'AI, le partnership tra settore pubblico e privato e la forte crescita dei ricavi potrebbero continuare a sostenere il tema di investimento nel suo complesso. Per il settore finanziario, la principale conseguenza di un governo diviso potrebbe essere la continuità. Molte decisioni in materia di regolamentazione finanziaria non competono al Congresso, ma ad autorità come la Federal Reserve, la Fdic e la Sec. Inoltre, è improbabile che un Congresso diviso ostacoli l'entrata in vigore di norme favorevoli già all'orizzonte. Le nuove regole patrimoniali pubblicate a marzo, per esempio, che dovrebbero diventare operative entro la fine dell'anno, libereranno capitale nei bilanci delle banche, offrendo loro maggiore flessibilità per perseguire iniziative con rendimenti più elevati. Ciò potrebbe contribuire a prolungare l'attuale slancio dei fondamentali del settore finanziario e bancario. Nel secondo trimestre, il 99% delle società finanziarie ha raggiunto o superato le attese, mentre il settore ha registrato una crescita degli utili per azione del 21%. Anche le stime per l'intero 2026 e per il 2027 sono state riviste al rialzo. Il settore finanziario, in particolare, ha registrato la più ampia revisione positiva delle attese sugli utili per il 2027 dopo la stagione delle trimestrali del secondo trimestre. Nell'ultimo anno il settore energetico ha registrato forti guadagni, con un rialzo del 41% rispetto al 21% dell'indice S&P 500, sostenuto da più ampi cambiamenti macroeconomici che hanno interessato le catene di approvvigionamento, la produzione e le scorte. I fattori favorevoli alla recente sovraperformance dell'energia, tuttavia, potrebbero diventare meno concentrati. Le stime di consenso indicano una marcata moderazione: dopo aver registrato la più forte crescita degli utili nel 2026, pari al 77%, il settore energetico dovrebbe evidenziare nel 2027 la performance più debole, con una contrazione dell'11%. La crescente domanda di elettricità da parte dei data center dedicati all'AI e del cloud computing sta aumentando la pressione sulla rete elettrica. Ciò pone le fonti rinnovabili al centro sia delle esigenze di potenziamento della capacità della rete sia del più ampio dibattito sulle fonti energetiche alternative e sull'accessibilità dei prezzi. Questo scenario potrebbe rendere le elezioni di metà mandato un ulteriore ostacolo alla possibilità che l'intero settore energetico registri un altro anno di sovraperformance a doppia cifra. È inoltre improbabile che ne riduca la volatilità relativa, che si colloca attualmente al di sopra della media degli ultimi dieci anni, come conseguenza di un contesto macroeconomico frammentato. Un governo diviso potrebbe aumentare gli ostacoli legislativi a un'ulteriore deregolamentazione dei combustibili fossili, creando al contempo maggiore sostegno per le energie rinnovabili, gli investimenti nelle reti e le utility. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MF CONTRARIAN: perché non è scontato che i tassi Bce saliranno fino al 3%
10/09/2026 07:36
MF CONTRARIAN: perché non è scontato che i tassi Bce saliranno fino al 3%
di Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac ROMA (MF-NW)--La Bce dovrebbe procedere oggi, secondo aspettative unanimi, a un rialzo di 25 punti base del tasso sui depositi, portandolo al 2,50%. La funzione di reazione della Bce è diventata in larga misura sensibile all'andamento dei prezzi dell'energia, e i mercati ne hanno chiaramente preso atto. Il rendimento del Bund tedesco a due anni, indicatore delle aspettative degli investitori sul livello a cui i tassi Bce potrebbero stabilizzarsi nel tempo, ha seguito molto da vicino l'andamento dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Dopo la pausa di luglio, che ha riguardato sia i tassi di riferimento che il prezzo del petrolio, le ragioni a favore di un nuovo rialzo appaiono più evidenti. L'inflazione complessiva resta sopra il 3%, quella core è ancora al di sopra del target e le rinnovate pressioni sui prezzi dell'energia e sulle supply chain continuano a spostare i rischi verso l'alto. A preoccupare la Bce sono soprattutto i possibili effetti di secondo livello. A maggior ragione considerando che l'area euro ha assorbito sia lo shock legato all'Iran sia quello derivante dalla debolezza del settore industriale cinese molto meglio di quanto temuto. Questi elementi dovrebbero trovare riscontro nelle nuove proiezioni dello staff della Bce. Le stime di crescita potrebbero essere riviste leggermente al rialzo, a circa lo 0,9% nel 2026 e all'1,4% nel 2027. Il quadro dell'inflazione appare invece più complesso: leggermente più favorevole nel 2026, quando è attesa al 2,9%, ma più persistente negli anni successivi, man mano che l'aumento dei prezzi del gas e dei relativi futures si rifletterà nelle ipotesi alla base delle proiezioni. La decisione odierna è in larga misura già scontata dai mercati, così come è ampiamente previsto che Christine Lagarde confermi l'approccio basato su decisioni riunione per riunione, dipendenza dai dati e monitoraggio degli effetti di secondo livello sull'inflazione. Al 2,25%, il tasso sui depositi rimane ancora moderatamente accomodante, collocandosi al di sotto del punto intermedio della maggior parte delle stime del tasso neutrale, intorno al 2,50%. Al 2,50%, tuttavia, il quadro cambia. Finora la Bce si è concentrata soprattutto sulla progressiva rimozione dell'accomodamento monetario. Da questo livello in avanti, ogni ulteriore rialzo implica sempre più chiaramente l'ingresso della politica monetaria in territorio restrittivo. Ed è proprio su questo punto che il dibattito all'interno del Consiglio direttivo potrebbe farsi più acceso. Oltre il 2,50%, i membri più favorevoli a una politica monetaria accomodante avrebbero molte più ragioni per far sentire la propria voce. I mercati stanno di fatto scontando un rialzo dei tassi Bce fino al 3% entro la prossima primavera e, soprattutto, una loro permanenza su questi livelli per un periodo prolungato. Riteniamo che il mercato stia spingendo troppo oltre le aspettative sull'attuale ciclo di rialzi. Per questo motivo, anziché cercare di prevedere con precisione fin dove e con quale rapidità la Bce aumenterà i tassi - un esito che rimane fortemente dipendente dall'andamento dei prezzi del petrolio e del gas e dagli sviluppi geopolitici - la nostra convinzione più forte riguarda un altro aspetto: la parte a breve della curva dei tassi in euro è troppo ripida. In altre parole, un tasso al 3% è possibile. Più difficile da giustificare è invece l'ipotesi di un 3% destinato a durare per sempre. Allo stesso tempo, la resilienza dell'area dell'euro e un'inflazione ancora elevata giustificano un maggiore break-even, in particolare nelle scadenze intermedie. In questo contesto, manteniamo un orientamento positivo sui titoli di Stato italiani indicizzati all'inflazione con scadenza tra 2 e 5 anni, i cui rendimenti reali, ancora superiori all'1%, offrono una remunerazione interessante in aggiunta all'inflazione effettivamente realizzata. La nostra conclusione è quindi volutamente asimmetrica: riteniamo opportuno prendere le distanze dall'ipotesi di mercato di un "3% per sempre", ma non dalle aspettative di inflazione. (milanofinanza.it) red/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Petrolio Usa: in calo dello 0,04% a 96,05 usd
10/09/2026 07:34