TOP NEWS ITALIA: +0,5% Pil in 2026 e +0,6% in anni successivi, forti rischi in caso di nuovi shock (Upb)
28/04/2026 18:01
TOP NEWS ITALIA: +0,5% Pil in 2026 e +0,6% in anni successivi, forti rischi in caso di nuovi shock (Upb)
ROMA (MF-NW)--L'Ufficio parlamentare di bilancio prevede una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% in ciascuno dei tre anni successivi. "Le previsioni dell'Upb che incorporano le stesse variabili esogene del Ddp, delineano uno scenario leggermente più prudente rispetto a quello del governo e stimano una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% negli anni successivi", ha affermato la presidente dell'Upb Lilia Cavallari nel corso di un'audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato. QUADRO MACRO VALIDATO MA FORTI RISCHI IN CASO DI NUOVI SHOCK "Le ipotesi sulle variabili esogene alla base del Documento di finanza pubblica 2026 sono state formulate nella seconda metà di marzo, con il nuovo conflitto in corso, scontando l'ipotesi di una breve durata dello stesso. Se per l'anno in corso le esogene del Dfp 2026 appaiono adeguate, più incerta appare l'evoluzione futura, soprattutto per i prezzi delle materie prime energetiche, non potendosi escludere un ulteriore deterioramento del contesto globale. Tale contesto internazionale esposto a fortissimi rischi rende le previsioni macroeconomiche per il nostro Paese suscettibili di revisioni in caso di nuovi shock, anche nell'arco di un breve intervallo di tempo", ha affermato Cavallari, precisando che "la validazione è stata fatta sulla base delle informazioni disponibili nella prima settimana di aprile. Il quadro macro è stato validato perchè quelle previsioni sono state considerate condivisibili. A oggi, a distanza di un mese, quelle previsioni ancora tengano, perchè scontano una tregua che, per quanto fragile, permette una normalizzazione dei prezzi energetici e delle forniture". Tuttavia, si tratta di "una previsione sottoposta a rischi molto forti, perchè la tregua è ancora fragile, ancora non sappiamo quando si chiuderà completamente il conflitto, potrebbero verificarsi ulteriori shock che incidono sui prezzi dell'energia". APPROCCIO POLITICA ECONOMICA SIA IMPRONTATO A CAUTELA "Dato il contesto, l'approccio alla programmazione della politica economica da parte del Governo deve essere più che mai improntato alla cautela, così da poter fronteggiare sviluppi avversi", ha affermato Cavallari. INFLAZIONE PESA PIU' SU FAMIGLIE CON MINORE CAPACITA' SPESA, SERVONO MISURE MIRATE "Uno shock inflazionistico concentrato su energia e alimentari si traduce, meccanicamente, in una pressione più intensa sui bilanci delle famiglie con minore capacità di spesa", ha sottolineato Cavallari aggiungendo che "interventi di mitigazione mirati sui segmenti della popolazione più esposti appaiono, a parità di onere per la finanza pubblica, più efficaci rispetto a misure generalizzate sui prezzi. Nel caso di shock temporanei, l'adozione di misure temporanee e selettive può contribuire a contenere gli effetti più immediati sui redditi delle famiglie maggiormente esposte, in attesa che i meccanismi di adeguamento, quali l'indicizzazione delle prestazioni sociali e la dinamica salariale, dispieghino i loro effetti. L'effettiva perdita di potere d'acquisto che ciascuna famiglia potrà sperimentare nel corso dell'anno per effetto dell'aumento dei prezzi dipenderà dalla composizione del proprio paniere di consumo", viene sottolineato; "dall'analisi Upb, in cui le famiglie vengono ordinate in base al livello della spesa per consumi e raggruppate in cinque quintili, emerge che quelle nel primo quintile destinano a energia e alimentari una quota del paniere sensibilmente superiore alla media nazionale (37 e 39 punti in più, rispettivamente). L'opposto accade per le famiglie dell'ultimo quintile, per le quali la quota di questi beni nel paniere è inferiore alla media (circa 27 punti in meno)". FINANZA PUBBLICA MIGLIORA MA RISCHI DA DEBITO/PIL E SPESA INTERESSI "Pur in miglioramento, la finanza pubblica rimane soggetta a diversi fattori di rischio: il permanere di un elevato rapporto debito/Pil e l'aumento della spesa per interessi (attesa al 4,1% del Pil nel 2026 e fino al 4,5 nel 2029); le pressioni sulla spesa corrente derivanti dall'indicizzazione di alcune delle sue componenti, in particolare delle prestazioni sociali; il peggioramento del quadro macroeconomico", ha affermato Cavallari. In particolare, l'Upb evidenzia che "nel quadro tendenziale del Dfp la traiettoria di rientro del deficit (previsto al 2,9% del Pil nel 2026, al 2,8 nel 2027, al 2,5 nel 2028 e al 2,1 nel 2029) risente del deterioramento del quadro macroeconomico e risulta, quindi, su livelli superiori agli obiettivi del Piano strutturale di bilancio, con scostamenti pari a 0,1 punti nel 2026, 0,2 nel 2027 e 2028, 0,3 nel 2029". Inoltre, "rispetto alle stime contenute nel Dpfp, nel Dfp 2026 il sentiero del debito in rapporto al Pil risulta più sfavorevole lungo tutto l'orizzonte previsivo ma, mentre è previsto aumentare fino al 138,6% nel 2026, si avvierebbe poi verso una graduale riduzione dal 2027, sostenuta soprattutto dal miglioramento del saldo primario". DA PRIVATIZZAZIONI ATTESO AMMONTARE CONSIDEREVOLE, SE NON CI FOSSE CALO DEBITO DA 2028 "In tutto l'orizzonte si presume di avere introiti da privatizzazioni per 0,8 punti percentuali di Pil, un ammontare considerevole. Se non ci fosse questo introito la discesa del debito rallenterebbe", ha affermato Cavallari. "Il previsto ritorno del rapporto del debito sul Pil su un sentiero discendente nel 2027 appare subordinato, a parità delle altre condizioni, alla realizzazione degli obiettivi delle privatizzazioni e alla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro. In particolare, il Dfp prevede un piano di dismissioni di proprietà pubbliche per un valore cumulato pari allo 0,8% del Pil nel quadriennio 2026-29, senza tuttavia riportare informazioni di dettaglio sul programma", rileva l'Upb spiegando che "eventuali scostamenti nella realizzazione delle dismissioni, già osservati in passato, potrebbero incidere sul conseguimento della prevista riduzione del debito". In particolare, "rispetto al Dfp 2025 che prevedeva introiti da dismissioni di partecipazioni pari allo 0,6% del Pil (circa 15 miliardi) nel periodo 2025-28, il Dfp 2026, aumenta il valore complessivo del programma portandolo appena al di sotto dei 20 miliardi nel periodo 2026-28 e rivede gli obiettivi annuali, portando gli incassi da privatizzazioni allo 0,2% del Pil nel 2026, 0,5 nel 2027 e 0,1 nel 2028. Si evidenzia che nel Dfp 2025 si prevedevano introiti da privatizzazioni pari allo 0,1 per cento nel 2025 che non sono stati realizzati". In uno scenario elaborato dall'Upb, "si assume che gli introiti da dismissioni indicati nel Dfp non si realizzino. In tale ipotesi, il rapporto tra il debito e il Pil nello scenario Upb, anziché sostanzialmente stabilizzarsi nel 2027 sul livello dell'anno precedente, registrerebbe un aumento di 0,7 punti percentuali di Pil, attestandosi al 139,2%. La riduzione del rapporto avrebbe inizio dal 2028, ma da un livello più elevato, e proseguirebbe nel 2029, quando il debito raggiungerebbe il 137,2 per cento del Pil, un valore superiore di 0,8 punti percentuali rispetto alla corrispondente stima del Dfp". rov (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)