Istat: preoccupano consumi, inflazione svuota busta spesa (Confesercenti)
05/06/2026 13:26
Istat: preoccupano consumi, inflazione svuota busta spesa (Confesercenti)
ROMA (MF-NW)--I dati diffusi da Istat confermano che se da un lato l'economia italiana mostra nel complesso una tenuta, dall'altro i consumi delle famiglie restano in una fase di crescita debole e disomogenea: le vendite al dettaglio di aprile registrano infatti un aumento in valore (+1,6%) rispetto allo scorso anno, ma i volumi risultano ancora in calo (-0,3%). Lo sostiene Confesercenti aggiungendo che particolarmente preoccupante è la flessione dei volumi nel comparto alimentare - che registra una caduta del 2,2% sul 2025 - dati che evidenziano come la pressione sui bilanci familiari non sia purtroppo ancora superata. Mentre l'unico a correre - tra le diverse tipologie distributive - è l'online: +8,7% in volume rispetto ad aprile dello scorso anno e +9% nei primi 4 mesi di quest'anno. E se le prospettive delineate dall'Istat per il biennio 2026-2027, con una crescita economica prevista dello 0,7%, dimostrerebbero la resilienza dell'economia italiana in un contesto internazionale particolarmente complesso, lo stesso istituto di statistica evidenzia come tale crescita sia accompagnata da un rallentamento dei consumi delle famiglie, attesi in aumento di appena lo 0,6% nell'anno in corso, frenati dall'attenuazione della crescita delle retribuzioni reali e dalla ripresa delle tensioni inflazionistiche. Dati che rafforzano un quadro economico ancora fragile e contraddittorio, su cui gravano le tensioni internazionali: pesano le incognite legate all'aumento dei costi energetici, alle ripercussioni sui tassi di interesse e al possibile ulteriore deterioramento dello scenario internazionale. In questo contesto, diventa perciò fondamentale rafforzare da un lato il potere d'acquisto delle famiglie e i consumi ancora troppo deboli, dall'altro mettere in campo misure a sostegno delle imprese, in particolare per quelle di prossimità: la delocalizzazione dei consumi conferma il progressivo impoverimento e la rarefazione della rete distributiva di prossimità, che rappresenta invece un presidio economico e sociale indispensabile per i territori. In uno scenario di grande incertezza, garantire equilibrio e leale concorrenza fra le diverse forme distributive diventa prioritario per la tenuta dell'intero sistema economico. com/pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
FOCUS: l'autosufficienza energetica nell'era degli shock (Robeco)
05/06/2026 13:23
FOCUS: l'autosufficienza energetica nell'era degli shock (Robeco)
MILANO (MF-NW)--Il conflitto in Medio Oriente ha riproposto il problema della dipendenza da risorse provenienti da zone di guerra, ma l'elettrificazione non tiene il passo con gli sviluppi geopolitici, osserva Colin Graham, head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco. SICUREZZA ENERGETICA DIPENDE DA AMPIA GAMMA MINERALI CRITICI Il panorama energetico viene ridisegnato da shock ricorrenti: tensioni geopolitiche, volatilità dei prezzi dei combustibili e crescente domanda di elettrificazione nei comparti dei trasporti, dell'edilizia e delle infrastrutture dati. Questo contesto ha determinato un ripensamento del concetto di autosufficienza energetica in un'economia moderna e interconnessa. "In passato, la sicurezza energetica era definita in termini di accesso a riserve fisiche di petrolio e gas. Oggi, tale concetto si è trasformato nella capacità di generare, immagazzinare e gestire l'energia utilizzando infrastrutture, fonti e tecnologie nazionali", puntualizza Graham. Di conseguenza, la sicurezza energetica tramite l'elettrificazione dipende da un'ampia gamma di minerali critici, che non sempre si trovano nelle località più accessibili a livello geografico o politico. LA CORSA ALL'INDIPENDENZA Il raggiungimento dell'autosufficienza energetica rappresenta oggi una priorità per le tre principali potenze economiche mondiali (Cina, Ue e Stati Uniti), che però procedono a velocità diverse. "Nel 2025, la Cina ha investito 800 miliardi di dollari nelle energie rinnovabili nazionali, compresa la costruzione di un parco solare grande quanto Parigi. Negli ultimi cinque anni la sua spesa complessiva ha superato i 3.000 miliardi di dollari. L'Ue e gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno effettuato investimenti pari a circa la metà", riporta l'esperto. "Oltre che dalla rapida diffusione delle rinnovabili, il vantaggio strategico della Cina deriva dal controllo sugli ecosistemi manifatturieri e dalla sua capacità di scalare le apparecchiature di rete, come lo sviluppo di linee di trasmissione ad alta tensione, componenti per la gestione dell'energia e sistemi di accumulo", prosegue Graham. La portata e la velocità di queste trasformazioni sono state favorite dalla disponibilità di minerali critici, nonché da una politica deliberata di integrazione verticale delle catene di approvvigionamento e della raffinazione, dichiara l'esperto. Tuttavia, la Cina dipende ancora dalle importazioni di materie prime come il cobalto (95%), il nichel (90%) e il minerale di ferro (80%). "Questi processi hanno rafforzato la resilienza interna, permettendo, al contempo, al Paese di esportare componenti critici verso l'UE e gli Stati Uniti e di restare integrato nelle catene di approvvigionamento globali", spiega Graham. POLITICA USA SI CONCENTRA SU FILIERA ELETTRIFICAZIONE Gli Stati Uniti restano invece orientati verso lo sfruttamento dei propri combustibili fossili, sviluppando in parallelo le tecnologie per l'energia pulita. "Alla fine degli anni 2000, gli Usa hanno adottato una politica industriale mirata ad accrescere la propria autosufficienza energetica, dando il via al boom dell'estrazione di petrolio e gas da scisti (shale)", osserva l'esperto. "Successivamente la politica statunitense si è concentrata sempre più sulla filiera dell'elettrificazione: produzione nazionale di componenti per l'energia pulita, modernizzazione della rete e resilienza della catena di approvvigionamento per lo stoccaggio energetico e l'elettronica di potenza", prosegue Graham. Tuttavia, gran parte dei minerali critici necessari, tra cui terre rare raffinate, manganese e grafite naturale, è importata principalmente dalla Cina, per cui la politica statunitense si è focalizzata sulla produzione e sull'estrazione interna di questi minerali. UE PRESENTA QUADRO CONTRASTANTE L'Unione Europea presenta una situazione contrastante in termini di opportunità, causato in parte all'avversione verso l'ulteriore sviluppo dei combustibili fossili e alla riduzione della capacità nucleare. "Benché l'Ue possa rivendicare un aumento dell'efficienza energetica ben superiore a quello di Stati Uniti e Cina, l'economia rimane bloccata a metà strada e i livelli di investimento riflettono tale posizione", spiega Graham. "Questo è il risultato della scelta di non sviluppare le risorse di scisto a causa di ostacoli burocratici, e di costruire, invece, un'economia dipendente dal gas d'importazione, un tempo economico, anziché destinare capitali alle tecnologie rinnovabili e alla creazione di una rete elettrica integrata a livello di Eurozona", continua l'esperto. Nel 2024, poco meno del 50% dell'elettricità prodotta nell'Ue è stata generata da fonti rinnovabili, anche se gran parte delle apparecchiature necessarie proveniva dall'estero; il 90% dei pannelli solari, in particolare, è fornito dalla Cina. UNA PERICOLOSA DIPENDENZA L'Eurozona è affetta da una pericolosa dipendenza nei confronti della Cina per l'approvvigionamento di minerali critici grezzi e raffinati, in quanto importa la maggior parte di terre rare, magnesio, cobalto e litio dalla Repubblica Popolare Cinese. "In sostanza, tuttavia, l'economia dell'Ue è più resiliente agli shock energetici, pur essendo più vulnerabile alle carenze di gas naturale e di prodotti petroliferi raffinati. La capacità di stoccaggio dell'Ue per quanto concerne il gas naturale è bassa, mentre la sua vulnerabilità alle carenze di carburante per aeromobili è elevata", spiega Graham. LA DECARBONIZZAZIONE PUÒ AIUTARE "La risposta a lungo termine risiede nel diventare più efficienti dal punto di vista energetico per ridurre il fabbisogno complessivo, sia esso derivante dall'elettricità che dai combustibili fossili", commenta l'esperto. "L'efficienza dal lato della domanda è una delle fonti più dirette di autosufficienza energetica, e sappiamo che tecnologie di elettrificazione come i veicoli elettrici e le pompe di calore possono essere da circa due a quattro volte più efficienti dal punto di vista energetico rispetto alle loro alternative fossili in termini di usi finali", continua Graham. "Per le economie importatrici di energia, questo guadagno di efficienza è strategicamente rilevante: riducendo il fabbisogno di energia primaria si rafforza la resilienza delle economie agli shock legati all'energia importata", conclude l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)