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TOP NEWS ITALIA: Arcus Re (Percassi) investe 100 mln euro in nuovo Roma Outlet Village
15/04/2026 18:02
TOP NEWS ITALIA: Arcus Re (Percassi) investe 100 mln euro in nuovo Roma Outlet Village
MILANO (MF-NW)--Arcus Real Estate, società parte del gruppo Percassi, punta su Roma per un nuovo outlet village a nord della Capitale, grazie a un investimento di oltre 100 milioni di euro. Il progetto nasce dalla riqualificazione dell'ex Soratte Outlet e darà vita a un polo commerciale con 150 nuovi negozi. Tra i brand già confermati figurano Tommy Hilfiger, Calvin Klein, Victori s Secret, Starbucks, Nike e Guess. 90 UNITÀ COMMERCIALI IN 21.000 MQ ENTRO FINE OTTOBRE Il restyling della vecchia struttura, curato dallo studio De8 Architetti, prevede una prima fase di lavori che porterà all'apertura di 90 negozi su una superficie di 21.000 mq entro fine ottobre. Seguirà una seconda fase, che consentirà di completare il Village con ulteriori 60 punti vendita. A regime, il centro ospiterà 150 negozi su oltre 32.000 mq di superficie affittabile, con la disponibilità di 2.500 posti auto gratuiti. OUTLET INTERCETTA BACINO LOCALE DI 6,5 MLN PERSONE Roma Outlet Village, situato sull'autostrada A1, si configura come shopping destination premium capace di intercettare un bacino potenziale di oltre 6,5 milioni di persone. A questa base si aggiungono i flussi turistici di Roma, che secondo le previsioni per il 2026 supereranno i 23 milioni di arrivi annui, tra visitatori nazionali e internazionali. "Abbiamo scelto di investire in quest'area per la sua posizione strategica e il potenziale di attrazione sia del mercato locale sia dei flussi turistici da e verso Roma. La combinazione di accessibilità, visibilità e bacino di utenza rappresenta un'opportunità unica per creare una destinazione retail di qualità, in grado di valorizzare i brand e generare un impatto positivo per il territorio. Il nostro obiettivo è adeguare il complesso agli standard più aggiornati del retail internazionale, migliorando la fruibilità degli spazi, favorendo i percorsi pedonali e integrando servizi dedicati agli ospiti", ha dichiarato Luca Nasi, general manager di Arcus Real Estate, durante la presentazione del progetto. 65% SPAZI GIÀ AFFITTATO A MIX BRAND PREMIUM Oltre il 65% degli spazi risulta già stato assegnato a un mix di brand premium nei segmenti moda beauty, lifestyle e sportswear. Inoltre, Arcus affiancherà un'ampia offerta di food&beverage. Tra i marchi già confermati figurano Tommy Hilfiger, Calvin Klein, Victori s Secret, Starbucks, Nike e Guess. Mirco Andreani, Vice President Finance & Operations South Est Hub di PvH Group, a cui fanno capo Tommy Hilfiger e Calvin Klein, ha commentato durante la presentazione: "La nostra collaborazione con Arcus Real Estate prosegue da tempo con grande soddisfazione. La professionalità del team, la solidità della struttura e l'affidabilità dei progetti sono elementi distintivi che continuano a rafforzare la nostra fiducia verso questo importante player" cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: conflitto MO mette in crisi mercato immobiliare Usa
15/04/2026 18:02
TOP NEWS ESTERO: conflitto MO mette in crisi mercato immobiliare Usa
MILANO (MF-NW)--Il mercato immobiliare statunitense mostra segnali di deterioramento, con l'indice elaborato dalla National Association of Home Builders ai minimi da settembre 2025. Il conflitto in Medio Oriente ha determinato un aumento dei costi dei materiali e dei servizi per la costruzione residenziale e indebolito la fiducia dei consumatori. INDICE NAHB CALA OLTRE ATTESE L'indice del mercato immobiliare della National Association of Home Builders (Nahb) è sceso a 34 punti ad aprile, in forte calo rispetto ai 38 punti registrati a marzo. Il dato è risultato peggiore delle attese degli analisti, che prevedevano una flessione più contenuta a 37 punti. L'indice si colloca inoltre al di sotto dei 40 punti registrati un anno prima, segnando il livello più basso da settembre 2025. Nel dettaglio, tutti i principali indicatori (vendite di case unifamiliari, prospettive a sei mesi e traffico degli acquirenti) hanno mostrato una diminuzione. GUERRA IRAN AUMENTA PREZZI MATERIALI COSTRUZIONE "La fiducia dei costruttori è tornata a calare in primavera, mentre gli acquirenti devono fare i conti con tassi di interesse ancora elevati e una crescente incertezza economica", ha dichiarato il presidente della Nahb, Bill Owens. "L'anno era iniziato con aspettative di una ripresa del mercato immobiliare, ma i rischi legati alla guerra con l'Iran, all'aumento dei costi energetici e al calo della fiducia dei consumatori hanno rallentato il mercato". L'aumento dei prezzi del petrolio ha inoltre fatto salire i costi dei materiali da costruzione, ha osservato il capo economista della Nahb, Robert Dietz. "I costi energetici rappresentano circa il 4% dei costi dei materiali e dei servizi per la costruzione residenziale", ha spiegato Dietz. "Con i rischi economici a breve termine elevati, il 70% dei costruttori segnala difficoltà nel definire i prezzi delle abitazioni a causa dell'incertezza sui costi dei materiali", ha concluso l'esperto. cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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MARKET DRIVER: mercati emergenti non si muovono più all'unisono (T. Rowe Price)
15/04/2026 18:01
MARKET DRIVER: mercati emergenti non si muovono più all'unisono (T. Rowe Price)
MILANO (MF-NW)--I mercati emergenti non si muovono più all'unisono. "Al contrario, sono sempre più influenzati da shock esterni e differenze strutturali, in particolare nell'esposizione energetica e nella resilienza economica", commenta Michael Ganske, Portfolio Specialist di T. Rowe Price. In questo quadro, l'America Latina si distingue per essere relativamente ben posizionata. "Molte economie della regione beneficiano di un'esposizione favorevole alle materie prime o di profili energetici equilibrati, che hanno contribuito a prospettive più costruttive, oltre al miglioramento dei quadri politici e a condizioni finanziarie favorevoli", spiega l'esperto. Al contrario, le regioni che dipendono maggiormente dalle importazioni di energia stanno affrontando difficoltà più significative. "Ciò è particolarmente evidente in alcune parti dell'Europa centrale e orientale, dove la dipendenza energetica è elevata e la sensibilità all'inflazione rimane alta. Analogamente, diverse economie dell'Asia emergente, tra cui India, Corea, Thailandia e Taiwan, sono più esposte all'aumento dei costi energetici, che pesano sui saldi con l'estero e sulla domanda interna nonostante fondamentali altrimenti solidi", prosegue Ganske. La Cina appare relativamente solida: inflazione bassa, politica monetaria accomodante e accesso alle risorse energetiche la rendono più resiliente rispetto ad altri Paesi della regione. In questo quadro, "I mercati obbligazionari in valuta locale sono tra i più sensibili, mentre il debito sovrano in valuta forte ha mostrato una maggiore resilienza", conclude l'esperto. cba MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ESTERO: Fmi, debito globale verso il 100% del Pil entro il 2029
15/04/2026 18:01
TOP NEWS ESTERO: Fmi, debito globale verso il 100% del Pil entro il 2029
ROMA (MF-NW)--Il tempo della gradualità si accorcia. Il Fondo Monetario Internazionale, nel nuovo Fiscal Monitor diffuso per gli Spring Meetings di Washington, lancia un avvertimento che suona più come una scadenza che come una raccomandazione: lo spazio per mettere in ordine i conti pubblici senza traumi si sta rapidamente riducendo. A rendere più instabile un quadro già fragile contribuisce l'ennesimo shock geopolitico, con il conflitto in Medio Oriente che si traduce in pressioni immediate su energia, inflazione e finanza pubblica. Il punto di partenza è globale e poco rassicurante. Il debito pubblico mondiale ha ormai raggiunto livelli che, in tempo di pace, non hanno precedenti: sfiora il 94% del pil e, in assenza di correzioni, è destinato a toccare il 100% entro la fine del decennio (nel 2029, secondo le stime del Fondo). Ma più del livello conta la traiettoria. Negli ultimi anni non si è verificato alcun miglioramento sostanziale, mentre il contesto è diventato più ostile: tassi d'interesse più alti, mercati più sensibili al rischio e banche centrali meno disponibili a fare da compratori di ultima istanza. LE RACCOMANDAZIONI DEL FMI ALL'ITALIA In questo scenario, l'Italia entra con fragilità note. Il deficit è atteso al 3,4% del prodotto interno lordo nel 2025, con una discesa solo graduale negli anni successivi. Il debito, già tra i più elevati dell'area euro, resta su una traiettoria instabile, oscillando intorno al 138% del pil. Numeri che non consentono deviazioni: la sostenibilità dipende sempre più dalla capacità di mantenere la fiducia dei mercati in un contesto meno indulgente rispetto al passato. Il nuovo elemento di discontinuità è rappresentato dalla crisi energetica legata al Medio Oriente. Le tensioni nello Stretto di Hormuz stanno incidendo su una quota rilevante dei flussi globali di petrolio, con effetti che si propagano rapidamente: rincari, interruzioni logistiche e irrigidimento delle condizioni finanziarie. Per i governi si apre un dilemma classico ma che oggi diventa più acuto: sostenere famiglie e imprese contro il caro energia o preservare margini di bilancio. Il Fondo invita a "evitare risposte generalizzate, privilegiando interventi mirati". Sussidi diffusi rischiano di diventare permanenti, costosi e controproducenti, soprattutto se entrano in rotta di collisione con la politica monetaria. Per l'Italia, il messaggio è chiaro: il consolidamento non può essere rinviato né affidato a obiettivi generici. Servono interventi concreti su più fronti: razionalizzazione delle spese fiscali, miglioramento della compliance tributaria, e soprattutto un legame più stretto tra disciplina di bilancio e crescita, sfruttando pienamente gli investimenti del Pnrr. Senza crescita, il peso del debito resta difficilmente gestibile. EUROPA INCERTA TRA SPESA DELLA DIFESA E SPINTA DEMOGRAFICA Il nodo, tuttavia, è più profondo e strutturale. Il margine fiscale accumulato dopo la crisi finanziaria e, in parte, dopo la pandemia, è stato eroso. Il cosiddetto "cuscinetto" tra i saldi primari effettivi e quelli necessari a stabilizzare il debito si è praticamente azzerato. L'Europa si trova stretta tra vincoli e nuove priorità. "I governi europei", scrive l'Fmi, "devono conciliare gli impegni in materia di difesa con le pressioni legate all'invecchiamento della popolazione attraverso uno spostamento concreto delle priorità di spesa. La finestra per un aggiustamento fiscale ordinato si sta restringendo. Le economie avanzate con elevati carichi di debito necessitano di misure di consolidamento concrete e ben sequenziate, non di obiettivi aspirazionali a medio termine. Per gli Stati Uniti, l'aritmetica è ineluttabile: stabilizzare il percorso del debito del paese richiederà interventi sia sulle entrate che sulla spesa, inclusa la spesa per i principali programmi previdenziali". Infine, cambia anche la struttura dei mercati che finanziano i debiti sovrani. Con il progressivo ritiro delle banche centrali, aumentano il ruolo e il peso degli investitori privati, inclusi operatori più esposti alla volatilità come gli hedge fund. Allo stesso tempo, molti governi hanno accorciato la durata media dei titoli per contenere i costi nel breve termine, esponendosi però a rischi maggiori in caso di shock. ann MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ITALIA: Upb, con la guerra impatto sul Pil fino a 0,4 punti nel 2026 e 2027
15/04/2026 18:01
TOP NEWS ITALIA: Upb, con la guerra impatto sul Pil fino a 0,4 punti nel 2026 e 2027
ROMA (MF-NW)--Il conflitto in Medio Oriente impatterà sull'economia italiana nel biennio 2026-2027. E' quanto si legge nella Nota sulla congiuntura di aprile 2026 dell'Ufficio parlamentare di bilancio. STIME IN SCENARIO RELATIVAMENTE FAVOREVOLE... In uno scenario relativamente favorevole, che ipotizza il consolidamento della tregua e una progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, si determinerebbe una graduale normalizzazione delle forniture e dei prezzi delle materie prime energetiche, con un rientro entro la fine del 2027 verso i livelli medi di fine 2025. In tale contesto, la crescita del Pil italiano registrerebbe un peggioramento rispetto allo scenario previsivo pre-conflitto di 0,2 punti percentuali sia nel 2026 sia nel 2027, mentre l'inflazione registrerebbe un aumento significativo quest'anno, pari a 1,3 punti percentuali, ma più contenuto (0,5 punti) nel 2027. ...E IN SCENARIO MENO FAVOREVOLE In uno scenario meno favorevole, di tensioni più persistenti nel tempo ma senza escalation militare, gli effetti macroeconomici risulterebbero più intensi. La riduzione della crescita del Pil sarebbe di poco meno di mezzo punto percentuale in ciascun anno del biennio 2026-2027 mentre le pressioni inflazionistiche si manterrebbero sostenute più a lungo, con un incremento analogo al primo scenario per il 2026 e di 1,1 punti percentuali nel 2027. IN 1* TRIMESTRE PIL +0,1-0,2% Per quanto riguarda il primo trimestre dell'anno, l'Upb stima che il Pil italiano sia cresciuto tra lo 0,1 e lo 0,2 per cento, con ampi margini d'incertezza. Il quadro globale, si legge nella Nota, è peggiorato a seguito del conflitto in Medio Oriente, con effetti rilevanti sui prezzi energetici e gli scambi internazionali. Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, come previsto l'anno scorso dall'Upb, con un andamento che, se pur registrando un lieve rafforzamento del ciclo economico nello scorcio finale dell'anno, è risultato complessivamente più debole rispetto alla media dell'area dell'euro. Il maggior sostegno è derivato dalla domanda interna, mentre il contributo degli scambi con l'estero è stato negativo per la prima volta dal 2023. SEGNALI DI PEGGIORAMENTO PER L'INFLAZIONE Il mercato del lavoro ha continuato a espandersi, ma con segnali di rallentamento nella seconda metà dell'anno. L'inflazione nel 2025 si è confermata costantemente inferiore a quella dell'area dell'euro, ma gli acquisti delle famiglie sono stati improntati alla cautela. Nel primo trimestre del 2026 l'inflazione ha continuato a progredire, toccando l'1,7 per cento in marzo (1,5 quella acquisita sull'anno), restando comunque nell'ambito di una dinamica moderata. Le aspettative mostrano invece segnali di peggioramento negli ultimi mesi, a causa della guerra in Medio Oriente. A marzo si registra un deterioramento del clima di fiducia dei consumatori, mentre tiene la fiducia delle imprese, in particolare nei servizi e nelle costruzioni. liv MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)