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Pil: indice euro-coin dicembre salito a 0,52 (Bankitalia)
07/01/2026 11:12
Pil: indice euro-coin dicembre salito a 0,52 (Bankitalia)
ROMA (MF-NW)--A dicembre 2025 l'indice euro-coin è lievemente aumentato a 0,52 da 0,48 di novembre scorso (0,33 a dicembre 2024). Lo rileva Bankitalia spiegando che le indicazioni positive sull'andamento dell'attività nei servizi hanno continuato a sostenere l'indicatore, che ha beneficiato anche dei segnali di recupero nel settore delle costruzioni. L'indice che fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell'area dell'euro, depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo) ha raggiunto a dicembre il livello piu' alto nel 2025. pev (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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FOCUS: in 2026 resilienza economia globale sotto pressione (Natixis)
07/01/2026 11:06
FOCUS: in 2026 resilienza economia globale sotto pressione (Natixis)
MILANO (MF-NW)--"L'economia globale ha dimostrato una notevole adattabilità nel 2025. Nonostante i continui shock causati dalle politiche incostanti dell'amministrazione Trump, dalle minacce tariffarie alle guerre commerciali intermittenti, i mercati e le economie sviluppate hanno resistito alla tempesta con una resilienza che ha sorpreso molti analisti", commenta Alicia Garcia Herrero, Chief Economist for Asia Pacific di Natixis. Guardando al futuro, i vincoli della politica monetaria statunitense, il rallentamento accelerato della Cina e le molteplici sfide che l'Eurozona di trova ad affrontare delineano uno scenario macroeconomico decisamente più complesso. INFLAZIONE SOPRA TARGET BLOCCA ALLENTAMENTI FED Per quanto riguarda la Federal Reserve, il consenso degli economisti prevedeva un ciclo aggressivo di tagli dei tassi, che avrebbe fornito una rete di protezione contro qualsiasi indebolimento economico. Tuttavia, l'inflazione è rimasta ostinatamente al di sopra del target del 2%, alimentata dalle pressioni in settori chiave come i servizi e l'edilizia abitativa, oltre che da un mercato del lavoro ancora solido. "Ciò mette la Fed in una posizione scomoda: non può allentare significativamente la sua politica monetaria senza rischiare di riaccendere le pressioni inflazionistiche che erano state così faticosamente tenute sotto controllo. Il margine di manovra si è ridotto drasticamente, e con esso scompare uno dei principali ammortizzatori che hanno sostenuto l'economia durante gli anni turbolenti precedenti", spiega l'esperto. RALLENTAMENTO ECONOMIA CINESE INFLUENZA REGIONE ASIATICA Il secondo fattore di preoccupazione deriva dalla Cina, dove l'economia sta rallentando più del previsto a causa della crisi strutturale del settore immobiliare, dei consumi interni deboli e delle esportazioni minacciate dalla frammentazione del commercio globale. Questo rallentamento, prosegue Garcia Herrero, "non è un problema isolato di Pechino, poiché le sue conseguenze si riverseranno su tutta l'Asia, una regione fortemente dipendente dalla Cina come motore di crescita, destinazione per le esportazioni e fonte di investimenti". Le economie emergenti, come Corea del Sud e Sud-est asiatico, dovranno affrontare un aggiustamento nel 2026, "soprattutto se si verificherà una correzione della domanda di semiconduttori e altri prodotti correlati che l'Asia ha massicciamente esportato negli Stati Uniti, il che spiega la resilienza di questa parte del mondo nel 2025 nonostante i dazi di Trump", prosegue l'esperto. EUROPA DEBOLE IN UN CONTESTO DI PRESSIONI SULLE FINANZE PUBLICHE Tuttavia, l'Europa è la regione che attraverserà le sfide più significative. "Il continente è intrappolato in una tempesta perfetta", commenta Garcia Herrero. "Da un lato, sta subendo un brutale shock competitivo da parte della Cina. Le aziende cinesi non solo hanno raggiunto i loro rivali europei in settori tradizionali come l'automotive e i macchinari, ma li stanno anche superando nelle tecnologie verdi e digitali. Questa sfida è aggravata da un apprezzamento reale del 35% dell'euro rispetto allo yuan, che rende i prodotti europei proibitivi sui mercati globali, mentre le importazioni cinesi inondano il mondo". Inoltre, l'Europa dovrà fare fronte a una Russia sempre più belligerante al suo confine orientale e sarà costretta ad aumentare sostanzialmente la spesa per la difesa, in un contesto di pressione per le finanze pubbliche. Infine, l'amministrazione Trump ha indebolito l'alleanza transatlantica, lasciando l'Europa geopoliticamente isolata ed economicamente vulnerabile. In breve, conclude l'esperto, "il 2026 inizia con un cocktail di sfide senza precedenti: strumenti di politica monetaria limitati per la banca centrale che emette la valuta di riserva mondiale, il dollaro; il freno proveniente dalla Cina; e un'Europa assediata da tutti i lati. La resilienza che ha caratterizzato il 2025 è stata ammirevole, ma potrebbe aver esaurito le sue riserve". cba (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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TOP NEWS ITALIA: deficit/Pil sale al 3,4% in 3* trim, consumi deboli (Istat)
07/01/2026 11:05
TOP NEWS ITALIA: deficit/Pil sale al 3,4% in 3* trim, consumi deboli (Istat)
ROMA (MF-NW)--Nel terzo trimestre del 2025 il quadro di finanza pubblica mostra una pressione fiscale in diminuzione e un indebitamento in crescita rispetto al terzo trimestre dell'anno precedente. Lo rileva l'Istat aggiungendo che nello stesso periodo, si registra un forte aumento del potere d'acquisto e della propensione al risparmio delle famiglie che, escludendo il periodo Covid, raggiunge livelli massimi dal terzo trimestre del 2009, mentre la spesa per consumi finali rimane debole. Per le società non finanziarie, dopo la crescita dell'ultimo trimestre, si osserva una diminuzione della quota di profitto, in continuità con la tendenza in atto dalla seconda metà del 2023. Aumenta lievemente il tasso di investimento. DEFICIT/PIL SALE AL 3,4% IN 3* TRIM Nel terzo trimestre 2025 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -3,4% (-2,3% nello stesso trimestre del 2024). Il saldo primario delle amministrazioni pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un'incidenza sul Pil dello 0,4% (1,6% nel terzo trimestre del 2024). Il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche è stato anch'esso positivo, con un'incidenza sul Pil dell'1,3% (2,2% nel terzo trimestre del 2024). QUOTA PROFITTO SOCIETÀ NON FINANZIARIE CALA AL 42,3% IN 3* TRIM 2025 La quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 42,3%, è diminuita di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie si attesta al 22,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. PRESSIONE FISCALE 3* TRIM CALA AL 40%, CONSUMI DEBOLI SOLO +0,3% T/T Nel 3* trimestre del 2025 la pressione fiscale è stata pari al 40%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Complessivamente, nei primi tre trimestri del 2025 la pressione fiscale si è attestata al 39,9% del Pil, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto ai 39,6 del 2024. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata all'11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di una variazione dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d'acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell'1,8%. CONTI PUBBLICI: +3,5% A/A USCITE TOTALI 3* TRIM, +1,2% ENTRATE Le uscite totali nel terzo trimestre 2025 sono aumentate del 3,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024 e la loro incidenza sul Pil (pari al 48%) è salita in termini tendenziali di 0,3 punti percentuali. Le uscite correnti e le uscite in conto capitale hanno registrato, nel terzo trimestre 2025, un aumento tendenziale rispettivamente del 2,7% e del 10,1%. Lo rileva l'Istat aggiungendo che nei primi tre trimestri del 2025 la relativa incidenza è stata pari al 49,2%, in rialzo di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024. Le entrate totali nel terzo trimestre 2025 sono aumentate in termini tendenziali dell'1,2% e la loro incidenza sul Pil si è attestata al 44,6%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024. Nei primi tre trimestri dell'anno, l'incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 44,7%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2024. Nel terzo trimestre 2025 le entrate correnti e le entrate in conto capitale hanno segnato entrambe, in termini tendenziali, un aumento, rispettivamente dello 0,7% e del 61,5%. UNC: CONSUMI AL PALO IN 3* TRIM, SOLDI SOTTO AL MATERASSO "Consumi al palo. Anche se è positivo che siano cresciuti sia il reddito disponibile che il potere d'acquisto, i consumi crescono del solito zero virgola", afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat del terzo trimestre 2025. "Il fatto che il reddito disponibile salga sempre più dei consumi, anche se in prospettiva può far sperare in un futuro miglioramento, per ora vuol dire solo che anche le famiglie che potrebbero spendere di più, preferiscono mettere i soldi sotto al materasso perché non hanno fiducia nel futuro e restano basse le loro aspettative economiche. Ecco perché la propensione al risparmio decolla salendo di 1,5 punti in più sul trimestre precedente e raggiungendo i massimi dal terzo trimestre del 2009. Insomma, si mettono soldi da parte a scopo precauzionale per timore di non farcela" prosegue Dona. "Per questo è stato un errore della manovra abbassasse le tasse anche a chi guadagna fino a 200 mila euro, che non è affatto ceto medio, mentre andavano concentrate le risorse sul 60% degli italiani meno abbienti e su chi ha paura di non poter arrivare in futuro alla fine del mese" conclude. pev eva.palumbo@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)
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*Eurozona: +0,2% m/m inflazione dicembre preliminare (+2% a/a)
07/01/2026 11:05
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TOP NEWS ESTERO: Venezuela, Usa hanno inviato segnale forte a Cina
07/01/2026 11:01
TOP NEWS ESTERO: Venezuela, Usa hanno inviato segnale forte a Cina
MILANO (MF-NW)--L'operazione degli Stati Uniti in Venezuela riguarda fondamentalmente il controllo delle risorse naturali e l'invio di un avvertimento ai regimi che cercano di minare l'egemonia statunitense in più settori, affermano gli strategist di Unicredit. La decisione del presidente Usa, Donald Trump, di attribuire poteri al vicepresidente Delcy Rodríguez anziché al leader dell'opposizione e premio Nobel, María Corina Machado, suggerisce che la democratizzazione non è l'obiettivo principale (e, in questo senso, l'operazione non costituisce un puro cambio di regime). Non è neanche l'assoggettamento diretto l'obiettivo, puntualizzano gli esperti. Gli Stati Uniti sembrano piuttosto intenzionati a cooptare l'élite locale, per quanto corrotta, e a gestire il Paese a distanza. SEGNALE FORTE A PECHINO Poiché la Cina era il principale acquirente del petrolio venezuelano di contrabbando ed è il principale creditore di Caracas, la mossa, sottolineano da Unicredit, è chiaramente volta a inviare un segnale forte a Pechino, che ha ambiziosi piani in Sud America, in particolare nei Paesi ricchi di risorse come il Perù. Nel 2023, Cina e Venezuela hanno formalizzato una "partnership strategica a prova di qualsiasi clima". Pechino ha inoltre utilizzato il commercio petrolifero con Caracas per espandere la presenza internazionale dello yuan, indebolendo l'efficacia delle sanzioni statunitensi. La rimozione di Nicolas Maduro serve quindi anche da avvertimento ad altri leader autoritari a esercitare cautela nel rafforzare legami diplomatici ed economici con la Cina a scapito degli Stati Uniti. CINA SPOSTERA' FOCUS Più in generale, proseguono gli strategist, la nuova Dottrina Monroe contribuisce alla frammentazione del sistema internazionale in blocchi concorrenti. Il rinnovato focus americano sull'emisfero occidentale probabilmente sposterà l'attenzione della Cina dal Sud America verso il suo cortile strategico, la regione indo-pacifica. Questo non implica che Taiwan sia sotto minaccia immediata, dato il forte interesse economico e strategico degli Stati Uniti per l'industria dei semiconduttori taiwanese. Allo stesso tempo, la rivalità Usa-Cina è così intensa in più settori che Washington difficilmente concederà a Pechino un "liberi tutti" per aumentare la propria influenza nell'Indo-Pacifico, aumentando così la probabilità di possibili incidenti. EUROPA TRA DUE FUOCHI In tutto ciò, fanno notare da Unicredit, "l'Europa si trova tra i due fuochi, priva di un approccio chiaro per reagire al cambiamento di paradigma attuale, che richiederebbe una politica estera e di difesa unitaria. Se il mondo si dividerà, la domanda se la Russia potrà godere di maggiore margine di manovra in Europa diventa particolarmente significativa". LA REAZIONE DEL MERCATO Nel frattempo, i mercati finanziari, ancora trainati dal boom dell'Intelligenza Artificiale, trattano la rimozione di Maduro come semplice rumore geopolitico e sembrano sottovalutare la profondità della trasformazione sistemica in corso, che aumenta incertezza e imprevedibilità. A condizione che gli Stati Uniti non intervengano direttamente in Venezuela con truppe, il rischio geopolitico probabilmente sarà oscurato dalla storia dell'AI. Per quanto riguarda i prezzi del Brent, gli strategist di Unicredit si aspettano che rimangano intorno ai 60 dollari al barile per tutto il 2026, con il petrolio venezuelano che gioca un ruolo trascurabile, dato che il mercato globale rimane ben rifornito. alb alberto.chimenti@mfnewswires.it (fine) MF NEWSWIRES (redazione@mfnewswires.it)